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Viaggi di Cultura - Turismo culturale dal 1953 Asia Interna > Uzbekistan
Samarcanda - Uzbekistan
conduce Franco Cardini

Partenza: 28/10
Ritorno: 05/11
Prezzo: €
Polizza: €
Tasse: €

Un viaggio molto importante, in una di
quelle regioni cerniera del mondo dove
l’incontro col diverso, la sovrapposizione
di culture e di linguaggi, di fedi e di
tradizioni, contribuì al formarsi di una
cultura dello scambio che sarebbe
confluita nel mito stesso che tutto questo
rappresenta: Samarcanda.
La città di Tamerlano esisteva anche prima
che il grande condottiero la eleggesse a
capitale del proprio mondo. Ed esisteva
in quell’epoca del mondo antico che
Alessandro rese celebre con le sue
imprese.
La regione tutta, prima ancora di
Alessandro, era a sua volta centro di
scambi e di commercio lungo la via
dell’oro che conduceva dalle pianure della
Siberia all’India, dall’altopiano iranico alle
terre dei Saci, dall’Occidente alla Cina.
Sicché non sarebbe nemmeno errato dire
che non fu Tamerlano a rendere grande
Samarcanda, ma il controllo della regione
di cui Samarcanda era centro a rendere
potente e grande Tamerlano.
Su questo passato così ricco (e che
incontreremo negli importanti dipinti
murali di Afrasiab), si abbatté il ciclone
mongolo e, quindi, la rinascita timuride.
Dalle città distrutte del Khorasan e
della Chorasmia, da quelle dell’Iran, da
Damasco e Baghdad, migliaia di artisti,
artigiani, i più bravi di quel tempo, vennero
deportati a Samarcanda, e qui diedero
vita a una breve parentesi di grandissimo
splendore.
Fino a quando, mutato il mondo dei
commerci e spostatesi le rotte sul mare
dominato dai Portoghesi, Olandesi e
poi dagli Inglesi, le splendide città della
Sogdiana vennero abbandonate e gli eredi
di Tamerlano e del suo mondo scelsero
l’India come nuova destinazione e qui
diedero vita a una dinastia (Moghul) che
è diventata sinonimo di ricchezza e di
magnifico splendore architettonico.
L’ultima fase, quella turcomanna e uigura,
rappresentata da Khiva e dalle sue
dolorose torri su cui venivano portati i
condannati e poi precipitati (ma le storielle
troppo semplici e colorate sono sempre
dubbie) non ebbe né la leggerezza né
l’eleganza di quel mondo da cui era nata.
I viaggiatori occidentali e russi riportano
anzi descrizioni un poco spaventate e per
nulla rispettose di questi khan, violenti
e barbarici, simbolo del pittoresco e
della voluttà orientale. Tiranni violenti,
languidi signori di fumosi harem, dove
donne discinte e sfibrate dall’attesa e
dall’amore divennero segno di un Oriente
peccaminoso e lussurioso.
Ma siamo già in epoca di colonialismo: i
racconti non sono né più giusti né più veri.
Semplicemente riflettono l’ideologia di un
Occidente ricco e arrogante che, di colpo,
si scoprì capace di costruire lui stesso le
nuove Samarcanda: Londra e Parigi.
In uno spostamento del centro del mondo
che consegnò per molti secoli quelle terre
all’abbandono, alla polvere e al degrado di
società che un tempo avevano illuminato
con la loro saggezza tutta la terra.
Un viaggio splendido,