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Viaggi di Cultura - Turismo culturale dal 1953 India > India
La frontiera: Islam e Induismo nel Deccan
conduce Giovanni Curatola

Partenza: 27/12
Ritorno: 08/01
Prezzo: €
Polizza: €
Tasse: €

Al tempo della conquista islamica l’India
era una terra con una ricca tradizione:
templi e monasteri erano diffusi, santuari
indù erano dappertutto sulla sommità
delle colline e nel cuore delle città. Grandi
forti proteggevano città floride, ben
costruite, sovente dominate dal palazzo
del signore. L’intera nazione era ricca di
testimonianze di una tradizione religiosa
e artistica forse non millenaria, eppure
importante.
Quando giunse l’Islam si mise in moto un
processo irreversibile. Sappiamo poco
della prima arte islamica (VII - VIII sec.
d.C., occupazione del Sindh), tuttavia in
quei tempi la prassi era consolidata, da
secoli: i nuovi luoghi di culto vennero
ottenuti distruggendo i precedenti.
Come era avvenuto nel trapasso tra il
paganesimo del mondo ellenistico-romano
e il cristianesimo, così in India i templi
indù vennero distrutti e col materiale
recuperato vennero innalzate le prima
moschee.
Tuttavia la storia consente raramente
fratture di questa profondità: come
testimonia egregiamente proprio la storia
d’Europa con il continuo emergere di
una cultura pagana dietro le apparenze
di un’omogenea cristianizzazione, i fiumi
profondi della tradizione hanno resistenza
secolare e tempi lunghissimi. In India
questa profonda identità religiosa e
artistica indù contribuì al formarsi di
un’arte che, per quanto saldamente
islamica, per quanto decisamente di
ispirazione persiana, ebbe al proprio
interno il nucleo della grande tradizione
indù.
Come non esiste un’Europa pagana da
contrapporre a un’Europa cristiana, così
non esiste un’India indù da contrapporre
a un’India islamica: dopo mille e
trecento anni di convivenza non esiste
magia sociale in grado di preservare
da contaminazioni profonde. Né Islam
né Induismo possono ambire a una
fantomatica purezza. Esiste invece una
storia di continui scambi, di intrecci che
diedero vita a una delle più grandi culture
dell’Asia: l’India di epoca medievale e
moderna. Nessuna purezza originaria da
reclamare, piuttosto l’esaltante incrociarsi
di stili, di culture, di storie.
Di questo incrocio è splendida
testimonianza la dinastia dei Bahmani
che nel XIV secolo cercò di sganciarsi
dal sultanato di Delhi e di dare vita a un
proprio regno nel Deccan. Nelle sue terre
vivevano popolazioni indù, jain; il forte
e potente stato indù di Vijiayanagar fu
una costante spina nel fianco così come
l’affermazione della potenza moghul.
Schiacciato tra due forti regni e due
culture religiose e politiche diverse il
regno dei Bahmani si mosse con senso
dell’equilibrio e moderazione.
L’integrazione tra le due culture
procedette spedita e raggiunse il suo
culmine con il sultano Firuzshah Bahamani
(1397 - 1422). Firuz, letterato, calligrafista
e poeta, accarezzò l’idea di fare del
Deccan il centro culturale dell’India.
Per raggiungere questo obbiettivo
l’amministrazione venne aperta agli
Indù e le arti conobbero un momento
di eccezionale fioritura. Nel 1463 -1482
sotto l’illuminata amministrazione del
nobile Muhammad Gawan (di origine
persiana) il sultanato Bahmani raggiunse
il suo massimo splendore, reso possibile
da riforme che la dicono lunga sulla
modernità dei Bahmani. Censimento
delle terre, definizione dei confini delle
aree messe a coltura, tassazione certa
da pagare allo stato (siamo alla fine del
Quattrocento).