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Viaggi di Cultura - Turismo culturale dal 1953 Sudest Asiatico > Thailandia
Thailandia
conduce Stefano Cammelli

Partenza: 27/12
Ritorno: 06/01
Prezzo: €
Polizza: €
Tasse: €

Effettuato per la prima volta dopo molti
anni nell’inverno del 2016, il viaggio in
Thailandia si è rivelato sorprendente
e affascinante. Tuttavia nulla ha
sorpreso così in profondità come le aree
monumentali deserte, gli alberghi vuoti o
aperti solo per noi. Il turismo balneare non
ha nemmeno sfiorato il paese che sembra
fermo – anche economicamente – a un
mondo agrario antico, povero, al limite
della sussistenza. Un viaggio sorprendente
che ripetiamo con gioia.
Un viaggio da ripensare.
Non perderemo tempo a spiegare quanto
importante e quanto ricca sia l’arte della
Thailandia e quanto questo paese sia
stato distrutto – a livello di immagine –
dal tanto che se ne sa e che è quasi tutto
vero.
Il vero problema della Thailandia (per
VIAGGI di CULTURA) risiede in questa
per nulla convincente ’regia religiosa e
spirituale’ che gli esperti di buddhismo
hanno dato al viaggio in Thailandia. I
meriti del buddhismo sono infiniti e chi
ci ha seguito nei nostri tanti viaggi in
Cina o in Giappone sa quanto siamo
sensibili alla grandezza di questa forma di
pensiero orientale e delle sue espressioni
artistiche.
Ma spiegare la Thailandia raccontando
le vicende del Buddha o appellandosi
a particolarità dell’ushnisha
o del lobo
dell’orecchio del Buddha corre il rischio
di essere un’avventura improbabile, al
limite del surreale. Sarebbe un po’ come
cercare di capire l’Italia del Cinquecento
facendo la storia di Gesù in Palestina e
attardandosi sull’analisi dei pilastri del
pensiero cristiano.
Ripensare il viaggio in Thailandia significa
quindi – e in primo luogo – riportare la
sfera religiosa alla sua importante ma non
onnicomprensiva dimensione e avere il
coraggio di misurarsi su orizzonti storici
complessi che nessun buddhismo risolve e
tanto meno spiega.
C’è anzi tutto un problema storico che
si riassume in questa affermazione
provocatoria e comunque ’vera’: la
terra dei ’thai’ non è la terra dei thai,
la Thailandia non è la patria delle
popolazioni thai che qui sono giunte
molto, molto tardi. Le stime più alte
parlano di un inizio della penetrazione
thai nella pianura del Salween solo nel
VII secolo. Contemporanei ai Longobardi
quindi: e già in questo – se si vuole – si
comprende l’importanza della questione. E
tuttavia il problema non è concluso perché
per vedere l’affermazione di un principato
thai occorrerà attendere il X secolo e forse
più ancora l’XI. Ma per poterne parlare
con concretezza storica si deve attendere
– nientemeno – il XIII secolo.
Ma, dunque, se i Thai non erano in
Thailandia chi c’era?
Ecco che la storia della regione diventa
concreta: si misura con nomi di popoli e
di regni (Mon, Funan, Dvaravati e quindi
Birmani e Khmer) che non soltanto non
sono mai del tutto scomparsi, ma che
costituiscono il sostrato complesso di una
regione che ha infine ricevuto, dopo quella
thai, la nuova e imponente migrazione
cinese, in secoli ormai abbastanza vicini ai
nostri.
Sedotti anche noi dal buddhismo ma
consapevoli che in Thailandia spiega ben
poco, ecco che la regia del viaggio dovrà
misurarsi con la complessa storia della
penisola indocinese. Scoprendo i molti
punti che uniscono Thailandia, Birmania
e Cambogia; indagando sul come nacque
la supremazia thai e come si formò un
regno che fu uno dei pochi a resistere