Lampi di cultura

Iran, Isfahan

Isfahan, La perla di Shah Abbas
'Esfahan nesf-e- jahan ast' ("Isfahan è metà del mondo"): così dicono i Persiani. Potrebbe bastare questo detto per descrivere una delle città più belle e suggestive della Persia.

La storia antica di Isfahan sembra risalire agli Acheminedi, ma è solo a partire dalla dinastia Sasanide che è possibile trovare tracce che consentano di raccontarne con precisione la storia.
Il primo periodo d'oro di Isfahan risale all' XI secolo, quando Maliksh?h, sultano della dinastia Selgiuchide, vi stabilì la sua residenza. Poche tracce rimangono della storia antica della città, Isfahan venne infatti devastata da Tamerlano nel 1388 perché aveva osato resistergli.

La rinascita della città coincide con l'avvento della dinastia dei Safavidi (XVI secolo) ed in particolare col loro più illustre rappresentante Shah Abbas (1571 - 1628). Paradossalmente l'età dell'oro di Isafhan comincia in un periodo di grande difficoltà per l'Impero persiano: nel secolare conflitto con l'Impero ottmano i Safavidi nel Seicento dovettero abbandonare Tabriz; proprio questa circostanza impose di spostare la capitale più ad est per motivi di sicurezza. Inzialmente venne prescelta la città di Khasvin.
Dopo essere salito al trono nel 1587 e dopo avere ottenuto brillanti vittorie contro il nemico di sempre, gli Ottomani, Shah Abbas decise di spostare la capitale ancora più all'interno della Persia: a Isfahan.

Shah Abbas diede il via ad un profondo rinnovamento urbanistico della città, ispirandosi ai modelli delle città fondate dai Timuridi: venne edificata non soltanto una rete viaria e nuove piazze di scala inusitata per quel tempo, ma vennero eretti anche grandi monumenti religiosi e palazzi sontuosi situati all'interno di vasti ed eleganti giardini. Gli Armeni ebbero una parte di grande rilievo nell'età dell'oro di Isfahan: deportati dal Caucaso, i quasi trecentomila Armeni vennero reinsediati nella nuova capitale della Persia. La loro presenza, unita alla tollerante politica religiosa voluta da Shah Abbas, diede alla città quel carattere di sincretismo culturale che la contraddistingue.