Lampi di cultura

Vietnam, Il culto degli antenati

Il culto degli antenati

Un giorno un letterato francese andò a casa di un suo conoscente vietnamita, professore di lettere di scuola media superiore. Si trattava di una programmata visita di cortesia: l’accoglienza fu calorosa, il cibo abbondante. I bambini educati, ma poi fatalmente chiassosi. I due amici parlarono a lungo di una loro conoscente, una letterata francese di nome Françoise Corrèze, da poco scomparsa. Per qualche tempo l’avevano aiutata nella stesura della sua opera più importante Anthologie de la Littérature populaire du Vietnam. A un certo punto il padrone di casa disse: “Vieni, voglio farti vedere qualcosa.” Salirono al piano superiore e poi all’ultimo della casa stretta e alta del professore vietnamita, fino a quando non raggiunsero una saletta dedicata all’altare degli antenati.
“Hai messo la foto di Françoise Corrèze insieme a quelle dei tuoi antenati!”
“Non è giusto?” - risposte il padrone di casa sorridendo - “Mia moglie e i miei figli hanno trovato che la cosa sia molto opportuna.” Restarono in silenzio un po’. Poi la moglie gridò dal basso “È arrivato il taxi!”.




Dal 1995, dalla grande riforma che ha posto fine a vent’anni di terribile economia di Stato, il culto degli antenati è in continua ripresa. Anche nelle famiglie che in apparenza vivono in una piena modernità è ricomparso l’altare degli antenati.
Non è una religione: il culto degli antenati è rispettato nelle famiglie buddhiste come in quelle cattoliche; in quelle di laureati in Economia in America come in quelle di dirigenti di partito. È un culto laico, ma è il cuore stesso del Vietnam. Non è il Buddhismo la religione comune a tutti i vietnamiti; non lo sono il Confucianesimo o il Cristianesimo, cattolico e riformato che sia. Lo è il culto degli antenati.

Il capofamiglia conserva l’altare principale, gli altri membri hanno nelle loro case solo quelli ‘secondari’. Alla morte del capofamiglia, l’incensiere dedicato agli antenati viene portato nella casa del nuovo capofamiglia. Viene rimossa la foto della quarta generazione: solo tre generazioni di antenati vengono ricordati insieme al loro nome e, se disponibile, alla foto. Così un uomo nato nel 1950 ha sull’altare degli antenati la foto del padre, nato intorno al 1925, quella del nonno nato intorno al 1900, quella del bisnonno nato intorno al 1875. Solo nelle famiglie nobili e con natali illustri ci si spinge più in là, fino all’avo importante che si vuole ricordare. Ma, come detto, anche un amico o una persona cara alla famiglia possono essere ricordati.  

Nel XVIII secolo su questa questione (nota come ‘dei Riti’) si chiuse ogni rapporto tra Oriente e Chiesa cattolica. Oggi c’è meno furore teologico: l’innocuo altare alla famiglia non è più oggetto di condanne pubbliche.
Qualcuno ricorda che solo in Roma - nel culto dei penati - c’era qualcosa di così forte e sacro.