Lampi di cultura

Vietnam, Pagoda II

Ancora sulla pagoda (Chùa)

Sembra come una pagoda cinese, ma non lo è. Anzi: le differenze sono così numerose e così tante che è praticamente impossibile confonderle.
Come il dinh anche la pagoda è bassa, bassissima: tutta sviluppata in orizzontale. Non svetta nella pianura, si nasconde nelle montagne: perché? La foto di fianco mostra - riconoscibili - le due percussioni utilizzate per la preghiera, una in legno e l’altra in bronzo, il cui suono ha la funzione di richiamare l’attenzione del dio o, più semplicemente, di scandire l’inizio e la fine delle diverse fasi della preghiera. Poi c’è una più importante piattaforma rialzata in legno: non sorprende che sia riservata ai monaci più importanti. Non sorprendono nemmeno le cassette per raccogliere le offerte (a destra e sinistra), la grande quantità di fiori portati dai fedeli.


Le stesse piramidi di birra Saigon o Hanoi che sovente si trovano deposte sull’altare sono un’offerta, un’offerta di alcol: nulla di così originale, quasi ovunque - nel mondo - una delle offerte preferite da fare alle divinità è l’alcol. Il problema - ammesso che tale sia - riguarda le statue che riempiono la pagoda. Sono decine, centinaia, in qualche caso molte centinaia. Sono disposte in bell’ordine, lungo linee verticali che vanno dall’interno della pagoda verso l’esterno, come se fosse un’assemblea celeste seduta - semplicemente - su una piattaforma più alta. Talora le statue sono di splendida fattura, in legno laccato, spesso del XVIII secolo. Altre volte sono meno eleganti e di materiali meno nobili. Tuttavia qualunque sia la loro bellezza, o anzianità, compongono un’assemblea di divinità, rivolte verso l’uomo e i più famosi monaci - lohan -, che circondano e osservano questa assemblea divina.

Dopo un po’, conoscendone alcune e riflettendo su altre vedute in passato, si ha quasi la sensazione che non ci sia alcuna differenza tra un dinh e una pagoda. Il dinh è uno spazio vuoto perché sono gli uomini che devono occuparlo. La pagoda è uno spazio pieno perché è un dinh celeste. Come gli uomini esprimono il potere del villaggio nel dinh, così gli dei esprimono il potere del cielo nella pagoda. Non importa che le statue siano belle o brutte: quello che importa è che sia preservata la collegialità celeste di quell’assemblea. Nessun dio più degli altri, nessun buddha più degli altri. Come nei campi e nelle risaie il potere degli uomini è solo se collettivo, così nel cielo e nei mondi paralleli popolati dagli dei autorità e prestigio sono solo collettivi.