Lampi di cultura

Nepal, Ritorno in Nepal II

Stefano Cammelli, Ritorno in Nepal, Gennaio 2019 - Seconda parte

Tre giorni dopo
Ci sono molti francesi in aeroporto. Non mi meraviglia. Sono la cartina tornasole del turismo: quando scompaiono vuol dire che il paese non piace più, che manca qualità. Se ci sono... non basta per essere ottimisti, ma è un segnale importante. Come una rondine in cielo.
Dovrei scrivere il diario di queste giornate intense, senza un secondo libero nemmeno per il violino che porto sempre con me. Ma il genere diario di viaggio mi sta simpatico quanto il pluricondannato Moggi e la Juventus. Nemmeno i più grandi scrittori sono sfuggiti alla trappola del diario di viaggio: ricettacolo - spesso - di banalità senza fine organizzate con saputa eleganza e aristocratica supponenza.
Appunto così, rapidamente, su un blocchetto, qualche frase. Pochi concetti. Se mai a casa li riprenderò e approfondirò. Se mai.

Arte
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando venni qui l’ultima volta. Il lavoro e la sorte mi hanno concesso di conoscere diverse province himalayane della Cina, le province lamaiste della Mongolia e della Cina, le regioni montuose dell’Indocina, molte province dell’India. Mi domando come sia stato possibile venire qui e capire così poco dell’eleganza dell’arte nawari. Come abbia potuto sottovalutare così Kathmandu, la sua valle, l’arte della sua popolazione (nawar o newar, da cui arte newari). Camminare per Patan, per Kirtipur, per le altre straordinarie capitali del Nepal medievale, è stato come aprire un libro che svela i segreti dell’arte tibetana, delle pitture di Pagan, dei templi del Gansu e via via, fino alla Manciuria.
Solo la mia profonda ignoranza di Oriente mi impedì allora di capire che quello che custodiscono i templi delle capitali della valle di Kathmandu è uno dei più alti vertici dell’arte orientale. In Cina, in Indocina, nella stessa India a volte si fanno centinaia di chilometri per vedere templi che al confronto con quelli di Kathmandu sembrano ben poca cosa: per dimensione, per concezione, per qualità della lavorazione. Ma forse era impossibile capire: per cogliere la profonda importanza dell’arte newari occorreva conoscere l’arte dei templi cinesi. Ma allora, nel lontano 1985, chi ne sapeva niente? Usava dire che in Cina non c’era più nulla da vedere e che la poca arte era stata distrutta dalle Guardie Rosse... Sciocchezze cui abbiamo noi stessi creduto fino a quando, dal 1986, iniziò un’impegnativa indagine in Cina, provincia per provincia: per quasi vent’anni. Sì, i miei lavori e i viaggi disegnati da VIAGGI di CULTURA hanno rivoltato l’idea che in Cina non ci fosse nulla da vedere. Ma per farlo sono serviti vent’anni di ispezioni e una quantità infinita di tempo e di fatica. Per non parlare di denaro.