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Lampi di cultura

Serbia, Kosovo

Serbia e Kosovo -L'itinerario

Non è che la Serbia sia molto amata nel mondo: anche prima di Milosevic e dei suoi crimini di guerra la Serbia è stata spesso vista come una spina russa e ortodossa nel cuore d'Europa. E, certo, a questo hanno molto contribuito complessi processi storici: le ambizioni dell'Ungheria e della Croazia, quelle dell'Impero Austro-ungarico, l'ingombrante presenza - in determinate epoche - della Russia.

Il turismo risente spesso - sebbene senza accorgersene - di idee nate in un passato lontano, spesso figlie del peggiore imperialismo. E riesce difficile spiegare come alcune di esse non abbiano alcun senso, oggi, ammesso che ne abbiano mai avuto uno.

La Serbia è stata la grande protagonista di un sogno balcanico: quello di unificare la penisola non solo liberandola dalla presenza austriaca e ottomana, ma anche unificando il paese in un grande, unico stato unitario in qualche modo espressione di tutti i gruppi etnici balcanici. Naturalmente avendo riconosciuto lo stato di primus inter pares  al popolo serbo e alla sua capitale, Belgrado. Ora, molti problemi e molte chiavi di lettura dell'arte e della storia serba nascono proprio da qui. Il disegno fu contrastato - come è naturale che sia - molte volte. E anche quando si affermò (come sotto la dittatura del croato Tito) lo fece spesso con metodi molto sbrigativi, o palesemente inaccettabili. Tuttavia questa ambizione a essere centro dei Balcani e di porsi alla guida della loro rinascita (sogno di leadership accarezzato anche dalla Francia in Europa e dall'Argentina in America del Sud) consegnò agli artisti serbi una visione cosmopolita, internazionale. Mossi dall'ambizione di un sogno di superiore ampiezza, le chiese serbe nel medioevo e poi Belgrado, la capitale, uscirono da un localismo perdente per puntare a qualcosa di più ampio, di comune.

Si spiega in questo modo la straordinaria qualità dei monasteri, spesso in grado di competere in bellezza con quelli del Aghios Oros (Monte Athos). Insieme a questa eredità di ambizione e di progresso, di cui la Serbia negli ultimi secoli si è sentita portatrice, l'attuale Repubblica di Serbia ospita una città ungherese (Subotica), che non ha nulla a che vedere con la sua storia, e che oggi è monumento di splendida bellezza. Memoria viva e ben restaurata di una grande cultura - quella ebraica - che all'apice della sua ricchezza e della sua fioritura, prima della tragedia dell'Olocausto, seppe pensare (anch'essa) in grande. Costruendo edifici degni di competere con i più splendidi esempi di art nouveau di Bruxelles, Barcellona e Budapest.

Un viaggio splendido, in una regione che presenta tratti di grande conservatività nel paesaggio agrario, in una nazione che ha tuttora gravi problemi da risolvere. E che tuttavia è la chiave di volta dell'intero complesso balcanico. Senza la Serbia si capisce poco o nulla dei Balcani e di quella 'questione balcanica' che speravamo di avere archiviato nei libri di storia e che invece è ritornata potentemente d'attualità con le pesantissime ingerenze esterne che ne hanno decretato il dissolvimento della Yugoslavia e portato all'attuale, precario, stallo.

Dettaglio dell'abside, monastero di Kalenic, Serbia centrale


Il Monastero di Studenica, XII sec.


Il portale della chiesa del XII sec. Monastero di Studenica.



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