Lampi di cultura

Messico, divinità maya

Il dio del sole, particolare di incensiere fittile

La cultura maya era basata su una concezione religiosa del mondo e della vita, secondo la quale l'universo intero era stato creato e continuava a esistere grazie all'azione di energie divine che, manifestandosi in molti modi e in diversi esseri viventi, determinavano gli avvenimenti nelle diverse situazioni. Secondo i Maya, queste entità soprannaturali avevano creato l'universo con una finalità precisa: perpetuare la propria esistenza attraverso un essere che differisse dagli altri grazie alla consapevolezza di sé, cioè l'uomo, convertito in tal modo in motore e fulcro del cosmo. Partendo da questa concezione, il popolo Maya fece dell'attività rituale il centro della propria esistenza.

Quelle che possiamo definire come le divinità della religione maya, sono rappresentazioni plastiche di esseri sovrannaturali composte in tratti altamente stilizzati di svariati animali ed elementi vegetali, talvolta combinati con forme umane. Questi esseri vengono raffigurati anche nei codici, oltre a essere menzionati nelle fonti coloniali scritte, spagnole e indigene, che ci forniscono informazioni sulle loro caratteristiche e i loro nomi. Di conseguenza, per determinare la natura, le caratteristiche, l'importanza e le funzioni degli dei maya è indispensabile realizzare un'analisi comparativa di queste fonti. Grazie alle informazioni pervenuteci per mezzo degli scritti coloniali, sappiamo che gli dei non erano per i Maya degli "idoli", come affermavano molti cronisti spagnoli, ma forze invisibili capaci di manifestarsi, a seconda delle circostanze, sia attraverso fenomeni naturali e tramite animali, sia nei simulacri eretti dagli uomini che permettevano la materializzazione delle energie sacre durante i rituali, al fine di ricevere le offerte degli uomini.

ÈCome altri autori del XVI secolo, frate Diego de Landa ci dà conferma della natura eterea degli dei scrivendo: "Essi sapevano bene che gli idoli erano opera loro, e quindi priva di vita e senza alcuna prerogativa divina, ma li veneravano per ciò che rappresentavano". Nonostante le deità maya fossero, sotto molti aspetti, superiori all'uomo e possedessero la capacità di creare, erano state concepite come entità imperfette che nascevano e morivano, quindi bisognose di essere alimentate per sopravvivere, concezione questa che viene espressa nei miti cosmogonici, nelle profezie e nei rituali, nonché nelle iscrizioni geroglifiche del periodo Classico e in quelle di Palenque, in cui, stando alle interpretazioni epigrafiche, è registrata la nascita di alcuni dei. Ciascuna di queste entità divine poteva manifestarsi in forme diverse e con differenti nomi, in base ai propri attributi e secondo le circostanze. Per i Maya non esistono esseri immutabili, tutto è in costante movimento e, pertanto, in fase di metamorfosi. Di conseguenza gli dei, nonché i loro stessi influssi, erano costantemente soggetti a cambiamenti. Per tale ragione ogni divinità poteva essere celeste e terrestre, benefica e malefica, maschile e femminile, energia di vita ed energia di morte. Inoltre, gli dei potevano essere uno o molti al contempo. In particolare si moltiplicavano in quattro, quando controllavano le quattro direzioni del cosmo, in tredici, nel caso della divinità del cielo, che nello Yucatàn viene chiamata Oxlahuntiku, "Tredici Divinità" e in nove, il Dio del Mondo Sotterraneo, Bolontiku, "Nove Divinità". Tutto ciò ovviamente comportava rappresentazioni plastiche molto diverse per ciascuno di essi e se a questo aggiungiamo gli stili artistici propri di ogni regione, lo studio del pantheon maya risulta estremamente problematico. Tuttavia è possibile distinguere le varie entità divine in base ad alcuni elementi simbolici costanti nel tempo e in tutte le regioni dell'area maya.

Vengono qui analizzate, sintetizzandone le caratteristiche fondamentali, le principali figure divine del popolo maya, identificandole con i nomi maya-yucatechi e quiche che ci vengono forniti dalle fonti scritte, nonché con le lettere loro assegnate, a partire dalla classificazione fatta da Shellhasdegli dei menzionati nei codici).

Il dio del mais

Il Drago Una delle figure divine rappresentate in ogni epoca e regione dell'area maya, e che sembra simboleggiare l'energia sacra suprema presente nell'intero cosmo, è il Drago che riunisce in sé le caratteristiche di diversi animali ma, in particolar modo, quelle del serpente.

Il Drago è inoltre in relazione con il sole, l'acqua, il sangue, lo sperma e il mais, forze che si presentano come diverse divinità antropomorfizzate, nonché probabili manifestazioni del Drago Celeste; ciò appare evidente nei numerosi simboli che lo contraddistinguono, in particolare nei suoi tratti serpentiformi.


Il Drago Celeste: Itzamna, dio D

Per molti popoli il dio celeste, il creatore, è un "dio ozioso", poiché dopo aver creato il mondo si è ritirato nell'ultimo strato del cielo senza fare più nulla che fosse direttamente implicato con la vita degli uomini. Viene perciò sostituito da un'altra figura che si converte nel dio supremo e che mantiene le relazioni con la terra e gli uomini. Le fonti scritte riguardanti i Maya dello Yucatàn, raccontano di un dio creatore che non poteva essere rappresentato ed era chiamato Hunab Ku, Dio Uno; quest'ultimo può essere stato il creatore ozioso, il cui figlio (nonché successore) Itzamna, partecipò alla creazione come eroe culturale, convertendosi nel dio supremo celeste del pantheon maya.

Il dio supremo dei Maya è essenzialmente celeste, ma il concetto che sta alla base della loro religione (e di quelle mesoamericane in generale) è l'armonia degli opposti, per cui quest'entità riunisce in sé le grandi antitesi cosmiche, rappresentate da simboli animali che incarnano per eccellenza le forze contrarie: l'uccello, come incarnazione del cielo e il serpente, simbolo della terra. Tra i Maya si veneravano numerosi serpenti e uccelli ma in questa divinità celeste si fondono un uccello in particolare, il quetzal e un ofidio, più potente di altri, il serpente a sonagli tropicale. La sintesi poi si arricchisce degli attributi di altri animali considerati sacri, quali il giaguaro, il caimano e il cervo, per dare vita al Drago Celeste. A partire dal Preclassico, le modalità di rappresentazione di questa deità sono numerose: come uccello-serpente; come drago bicefalo; come serpente piumato e alato; come serpente bicefalo con il corpo formato da una fascia astrale; come mascherone serpentiforme e come serpente piumato a forma di colonna.

Sull'altopiano centrale, il simbolo del Drago come serpente piumato costituì la divinità chiamata Quetzalcoatl che, fondendosi con il dio Ehecatl, assunse anche il significato di "vento". Con l'arrivo dei gruppi nahua nell'area maya, ebbe luogo l'integrazione nella religione locale del culto di Quetzalcoatl, che assunse il nome di Kukulcan e venne rappresentato come Serpente Piumato o con le sembianze di Uomo Uccello Serpente, come si può osservare nel tempio dei Guerrieri di Chichén Itzà. In tal modo si ha la sintesi delle figure del Drago Celeste maya, venerato già a partire dal Preclassico e del Drago nahua.

Il dio B, codice di Madrid

Il Drago Celeste viene effigiato anche sotto le spoglie antropomorfe del cosiddetto dio D, che sembra essere riconducibile all'Itzamna menzionato dalle fonti scritte. Quest'ultimo viene chiamato anche Rugiada Sostanza del Cielo Nubi ed è raffigurato come un anziano dagli occhi serpentiformi, ossia grandi e rotondi o quadrangolari e dagli angoli arrotondati, con una curvatura nella parte inferiore; ha il naso camuso e la bocca sdentata o con un solo dente. Talvolta viene raffigurato con tratti femminili, il che ne fa una divinità androgina, somigliante a Ometeotl, dio supremo dei Nahuatl. La sua immagine appare dipinta su numerosi vasi classici, modellata in ceramica e disegnata nei codici. Come eroe culturale Itzamna inventò l'agricoltura, la scrittura, i calendari e la maggior parte delle creazioni umane, oltre a dettare le leggi e governare per mezzo dei propri eletti. Nei codici lo si può vedere mentre porta a buon fine molte imprese relative alla sua immagine di eroe culturale: per esempio è riprodotto in scene rituali che possono essere paradigmi mitici dei doveri sacerdotali o mentre scrive, il che conferma la sua identificazione come inventore della scrittura.


Kinich Ahau, dio G

Il Sole fu una delle divinità principali del pantheon maya e, poiché si identificava come un aspetto di Itzamna, rappresentò la deità suprema. Il sole costituiva per i Maya l'asse intorno al quale si sviluppava la vita, il generatore del tempo, l'origine del divenire in generale, delle quattro stagioni e inoltre la quadruplicità del cosmo; per questa ragione è il signore del numero quattro e il glifo che gli corrisponde consiste in un fiore con quattro petali. Il suo ciclo giornaliero gli conferisce caratteristiche ambivalenti; quando sorge dal mondo sotterraneo per attraversare il cielo è luce, vita, giorno, ordine, bene; nel momento in cui entra nuovamente nel mondo sotterraneo, al tramonto, torna a essere energia di morte, tramutandosi in giaguaro. II dio solare è relazionato a vari animali che ne rappresentano gli aspetti sacri, come il giaguaro (Sole morto del mondo sotterraneo), il cervo, il colibrì (la potenza sessuale del Sole) e l'aquila (l'aspetto guerriero del Sole). Altri animali solari sono quelli che hanno la possibilità di entrare in contatto con l'entità suprema per poi discendere sulla terra e comunicare la sua natura divina ad alcuni uomini, inviare messaggi, ricevere le offerte umane, oppure solo per annunciare la comparsa dell'astro. Questi animali sono costituiti in gran parte da uccelli: la chachalaca (gallinella selvatica, n.d.t.), la gazza, e l'ara. Quest'ultima nello Yucatàn veniva chiamata Kinich Kakmo, Ara di Fuoco dell'Occhio Solare e si diceva che, incarnato in essa, il Sole scendesse a Izamal per ricevere le offerte degli uomini. Questa città era dedita al culto di Itzamna, cosa che confermerebbe l'identificazione delle due divinità.

Il dio della morte del tempio XII di Palenque

Chaac, dio B Il dio che nei testi coloniali si indica con il nome di Chaac, è una delle molte divinità antropomorfe derivanti dal Drago ed è quella maggiormente rappresentata nei tre codici preispanici maya.

Chaac, il dio B dei codici, è rappresentato con un lungo naso cascante, sul quale si può osservare un elemento a forma di voluta curvata all'insù; ha gli occhi ofidiomorfi con le pupille a forma di spirale e, sotto le palpebre inferiori, si può osservare un'altra voluta, simile a quella del naso, ma che si prolunga fino sulle tempie; zanne ricurve e serpentine compaiono dalla fessura della bocca. Sovente nella mano stringe un'ascia simboleggiante la folgore, oppure impugna una torcia, emblema di siccità, poiché dipendeva dalla deità stessa il fatto che piovesse o meno. Esistono sue rappresentazioni sia dipinte che modellate. La chiara derivazione di questa divinità dal serpente, simbolo per eccellenza dell'acqua e dell'energia vitale, è provata dalle immagini riproducenti una serpe dal corpo ondulato e coperto di simboli acquatici, avente la testa del dio B, che si erge in mezzo all'acqua. Chaac è uno degli dei quadruplici dei Maya yucatechi, quantunque se ne trovino equivalenti anche in altri gruppi maya, associato ai quattro colori delle direzioni cosmiche (nero, bianco, rosso e giallo) e soprattutto ai lampi.


Il Drago terrestre: Itzam Cab Aiti

Nella sua relazione con la terra, il Drago personifica sia la superficie terrestre sia la forza generatrice che essa racchiude, pertanto è vincolato con il dio della morte che vi risiede, e con il giaguaro, simbolo del Sole morto, del mondo sotterraneo e del cielo notturno.

Nelle espressioni plastiche dell'area Maya (partendo da Izapa), così come nei testi coloniali, il Drago terrestre è rappresentato sotto forma di un grande caimano o di un coccodrillo fantastico, il cui nome yucateco è Itzam Cab Ain, il Drago Terra Coccodrillo o Chac Mumul Ain, Grande Coccodrillo Fangoso.


Ah Puch, dio A

La morte, complemento necessario della vita, ebbe anch'essa un corrispondente divino che, sia nella scultura che nei codici, ci viene presentata sotto forma di scheletro, teschio o come cadavere in decomposizione. Nei codici il dio della morte è disegnato con il capo, i polsi e le caviglie cinti da sonagli e, talvolta da occhi; è androgino poiché in certi casi presenta caratteristiche femminili. Nei testi coloniali yucatechi se ne parla come di Ah Puch, Lo Scarnificato o Kisin, Il Flatulento, Hun Ahau, signore Uno e Yum Cimil, signore della morte. Questa divinità è stata identificata con il dio A dei codici. Nel Popol Vuh si menzionano le deità quiche della morte e delle malattie, guidate da Hun Game, Uno Morte e Vucub Game, Sette Morte. Il dio della morte viene associato alla notte e alla malattia; esso risiede nello strato più profondo del mondo sotterraneo, dove giungono gli spiriti della maggior parte dei defunti. Tuttavia la terra è il luogo dove sboccia la vita, in cui si custodiscono i tesori, i semi e ciò sta a significare che la morte altro non è se non il complemento dialettico della vita, per cui la divinità relativa a essa viene raffigurata anche con tratti tipici dei vivi: occhi, pene, ano.

Il dio A, codice di Madrid

Dio del mais, dio E Oltre al dio K che, come abbiamo potuto osservare precedentemente, è relazionato al mais, nei codici e nella produzione scultorea viene rappresentato un altro essere antropomorfo, privo di tratti animali e dalla testa che termina in una pannocchia, considerato anch'esso una divinità legata a tale graminacea. Questo dio talvolta viene raffigurato mentre nasce dal Mostro della Terra, come nella stele 1 di Bonampak. Nei codici è ricordato con il nome di dio E sebbene le fonti coloniali non concordino su tale denominazione. Il dio del mais è il signore del numero otto e il suo glifo corrisponde a quello del giorno kan, Mais; spesso viene associato al segno caban, Terra e agli uccelli che si cibano di granturco, quali il corvo.

Il mais è la pianta per eccellenza, poiché costituisce un alimento basilare per l'umanità; questa è la ragione per cui il mito cosmogonico quiche afferma che l'uomo fu creato da un impasto di granturco, il che giustificherebbe la raffigurazione di questa deità con forma umana e senza attributi zoomorfi.

In ambito mesoamericano esistono molti miti riguardanti l'origine del mais. Nel Chilam Ba- lam de Chumayel si narra della sua comparsa risalente all'origine del tempo e se ne parla metaforicamente come "Pietra della Grazia". Ix Chel, dea I

La rappresentazione postclassica delle dee nei codici, così come i riferimenti che troviamo nelle fonti scritte, parlano dell'esistenza di una grande dea madre relazionata con la luna, la medicina, i parti e le attività tipicamente muliebri, come quelle tessili. Siamo a conoscenza di numerosi nomi di dee, grazie ai testi coloniali, ma tra questi spicca quello di Ix Chel, che sembra corrispondere aUe principali divinità femminili dei codici.

Le fonti coloniali non menzionano Ix Chel come dea lunare, ma è possibile dedurre che lo fosse dal suo nome, traducibile in "colei che ha il viso bianco", oltre al fatto che, in genere, le dee madri vengono poste in relazione con la luna, considerata da sempre come forza propizia alla fertilità, tanto della terra, quanto degli animali e degli uomini. È credenza universale che la luna regoli il ritmo ciclico della vita, le maree e i maremoti, per fertilizzare la terra. Per questo motivo, nei rituali maya relativi alla fertilità, sia maschile che femminile, è alla Luna che s'invocano la potenza sessuale e la capacità di procreare. Risulta quindi evidente che Ix Chel, conosciuta anche con altri nomi, fosse una dea lunare. Come tale era associata all'acqua dei laghi e delle sorgenti e pertanto era venerata in luoghi ricchi di questo elemento, come l'isola di Cozumel e la grotta di Bolonchén. Luna, acqua e fertilità, appaiono sempre associate nel pensiero religioso.


Esistono molte altre divinità e ulteriori aspetti di quelle principali, qui non approfonditi, poiché sono state prese in esame le caratteristiche essenziali di quelle divinità relative al cosmo e di quelle associate alla fertilità, una delle preoccupazioni fondamentali dei Maya.

Incensiere fittile con la rappresentazione del dio sole

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