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Peru, Chan Chan

Chan Chan, veduta aerea

Chan Chan, capitale del regno di Chimu, edificata tra la fine del sec. XI e la seconda metà del sec. XV, già in epoca di Conquista, è tra i siti più studiati dagli specialisti di ogni tempo e rappresenta una tappa di estrema importanza nella storia dello sviluppo urbanistico degli insediamenti andini, situandosi, non a caso, nel periodo detto dei «Costruttori di città». Cronisti, storici e archeologi se ne sono occupati fin dal Cinquecento contribuendo a dar vita a una cospicua produzione letteraria sul sito. Chan Chan si distingue dagli altri insediamenti andini prima di tutto per la sua area di estensione che è la più vasta tra quelle occupate dai siti archeologici peruviani: se infatti il nucleo centrale della città si estende per circa 6 kmq, l'intero complesso, che include una fascia periurbana, arriva a raggiungere i 20 kmq. Il centro urbano com-prende le strutture più imponenti mentre la zona periferica, meno densamente co-struita, ospita gli edifici adibiti al magazzinaggio, le cisterne, i cimiteri. Le due parti, convenzionalmente distinte, sono in realtà perfettamente collegate tra loro grazie a un'adeguata rete stradale, risultando inglobate in un impianto urbano definito da una sapiente pianificazione.


Altro elemento caratterizzante Chan Chan è il materiale impiegato nella costruzione degli edifici, l'argilla essiccata, utilizzata sia nella forma del normale mattone di terra cotto al sole, l'adobe, sia in quella della tapìa, di dimensioni maggiori, mentre il materiale litico è riservato all'erezione dei basamenti.

Decorazione in adobe, dettaglio

Nelle opere di Chan Chan non manca tuttavia la ricerca di effetti estetici nelle so-luzioni formali ottenuti grazie a una sofisticata disposizione degli adobes e a una tecnica di incisione arricchita, a volte, dall'uso della policromia e caratterizzata dalla presenza di temi decorativi geometrici, naturalistici e mitico - simbolici. Il centro della città consiste di dieci grandi complessi di adobes, cinti da mura talvolta in duplice ordine, le ciudadelas, e di strutture di dimensioni inferiori costituenti probabilmente i quartieri destinati all'alloggio delle classi di alto rango o i quartieri delle botteghe. Tutte le costruzioni, orientate lungo l'asse nord-sud, erano definite dallo stesso tipo di pianta, di forma rettangolare. Ciascuna ciudadela, o piccola città, costituiva inoltre un microcosmo perfettamente autosufficiente, racchiudendo al suo interno edifici pubblici e privati, opere templari e funerarie ma anche strutture di servizio come i granai, i pozzi o i depositi, tutti collegati da un sistema stradale. La presenza nel sito di cinta murarie, alcune di dimensioni ragguardevoli, all'apparenza vere e proprie fortificazioni, ha sollecitato la for-mulazione di ipotesi relative all'esercizio di una funzione di difesa, teoria che però sembra smentita dall'assenza di posti di guardia, di rampe d'accesso e di corridoi estemi sulle mura. Il singolare insieme di agglomerati urbani autonomi trova invece logica spiegazione nella pianificazione da parte di ciascun sovrano al potere di una propria cittadella, al cui interno risiedere fino al momento della propria morte insieme a tutto il seguito. Ogni ciudadela possiede infatti un suo centro cerimoniale e uno funerario le cui sepolture contengono frequentemente ricchi corredi tombali che includono armi, monili e preziosi tessuti secondo il consueto costume andino. Ad ogni nuova intronizzazione il quartier generale del potere politico e cerimoniale veniva evidentemente trasferito nella ciudadela di residenza del nuovo sovrano, senza che ciò, però, si traducesse nell'abbandono della vecchia cittadella dove la popolazione e la corte continuavano a risiedere.


Nella parte nord del complesso si trova la ciudadela più vasta per estensione, il Gran Chimù, le cui mura di adobes presentano tracce di decorazione policroma; tra i reperti rinvenuti in situ, residui metallici confermano l'esistenza di una prospera attività di oreficeria.

Huacas del Sole e della Luna

Sempre nella porzione settentrionale, la ciudadela Velarde rappresenta un unicum per l'elaborato impianto decorativo delle sue mura, realizzato con una sofisticata tecnica che unisce l'alto al bassorilievo, l'incisione all'appliqué, e in particolare per un pannello di grande effetto formale in cui ai consueti temi naturalistici e geometrici si affiancano elementi antropomorfi. Diversamente connotata è invece la ciudadela Squier, con una cospicua quantità di sepolture che ne hanno avvalorato la possibile identificazione con un cimitero. Entro le mura della ciudadela Bandelier, si trova la più grande piazza di Chan Chan, mentre la ciudadela Laberinto si distingue per la presenza di edifici di probabile destinazione amministrativa, i cabildos. Nella parte meridionale del complesso sono collocate le ciudadelas più recenti, tra loro simili anche per l'impianto topografico, Tschudi e Rivero; la prima, a pianta a forma di L, divisa al suo interno in quattro sezioni, è celebre per la decorazione murale a palomares, consistente nella predisposizione nelle pareti di cavità ottenute grazie a una particolare composizione degli adobes, con effetto ad alveare.

Palazzo Tschudi, decorazioni, dettaglio

Nella stessa area si trova anche una delle due ciudadelas di più antica costituzione, Chayhmac. Accanto alle cittadelle, anche le sepolture, o huacas, presenti sia nella fascia periferica sia al centro delle città e tutte di grande interesse per la cura formale con cui risultano eseguite, hanno contribuito in modo determinante a ricostruire uno spaccato della cultura chimu, della sua struttura sociale, delle sue gerarchie e del suo sistema politico e religioso.

Decorazione ad alverare

Al centro del complesso archeologico si distinguono le monumentali huacas de la Rosa, sormontata dalle rovine di un secondo edificio, della Toledo e della Olvido, la cui forma piramidale si richiama ai moduli stilistici antecedenti, e quelle di Las Conchas e di El Obispo. L'imponenza e l'originaria colorazione ocra definiscono infine la huaca El Dragòn, il cui parziale restauro consente di coglierne il preesistente impianto strutturale costituito di due piattaforme con mura decorate a bassorilievo con motivi ricorrenti serpentiformi. La complessità del sito, in cui figurano spazi residenziali diversificati evidentemente destinati a classi differenti rimanda definitivamente all'immagine di una società impiantata sulla stratificazione e in perfetto equilibrio socio-culturale all'avvento dell'impero incaico.

Chan Chan, decorazione

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