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Lampi di cultura

Grecia, Alessandro Magno

L'impero costruito da Alessandro Magno

Alessandro III (356 - 323 a.C.), comunemente conosciuto come Alessandro Magno, figlio del re di Macedonia Filippo II nacque a Pella, allora capitale del regno macedone. Secondo Plutarco, Alessandro mostrò una grande intelligenza ed un carattere forte ostinato fin dal principio: ad esempio quando riuscì a montare un cavallo che nessuno si era rivelato in grado di domare. Una volta montato l'animale, Alessandro decise che sarebbe diventato il suo cavallo, e lo chiamò Bucefalo. Bucefalo avrebbe portato Alessandro fino alle rive dell'Indo e, alla sua morte, il padrone gli dedicò una città.


A tredici anni Alessandro si vide assegnato un maestro di eccezione, Aristotele: sotto la sua guida, il futuro re, venne istruito sulla medicina, la filosofia, la morale, la religione, la logica e le arti. Nel corso dei suoi studi Alessandro sviluppò una particolare predilezione per i poemi omerici, in particolare l'Iliade.

Alessandro e l'amico Efestione a caccia di Cervi. Mosaico rinvenuto nella Casa a Peristilio, Pella

All'età di sedici anni Alessandro terminò i suoi studi con Aristotele e cominciò ad affiancare il padre alla guida dello stato e, a soli vent'anni, divenne re nel 336 a.C. a seguito dell'assassinio di Filippo II: la successione non fu incruenta ed Alessandro dovette eliminare i pretendenti al trono. Anche le città greche che erano state precedentemente sottomesse si ribellarono al dominio macedone, ma furono velocemente sconfitte. Nel frattempo anche le tribù barbare, a nord della Macedonia, provarono ad approfittare del momento di confusione del regno macedone, ma anche esse andarono incontro alla disfatta. Finalmente Alessandro aveva il pieno controllo sul proprio regno e anche sui territori limitrofi, ed era giunto il tempo per compiere la grande impresa che lo avrebbe reso immortale: la conquista dell'Impero persiano.

Sebastiano Conca, Alessandro Magno nel Tempio di Gerusalemme, Dipinto conservato al Prado, Madrid

L'Impero persiano sembrava tutto il contrario di ciò che la Grecia era (o riteneva di essere): dove la Grecia era la culla della democrazia, la Persia era considerata la terra del dispotismo; mentre i greci dividevano nettamente il mondo tra loro e i "barbari", i persiani erano a capo di un crogiuolo di popoli e culture diverse. Nel corso dei secoli la Persia aveva cercato di estendere la propria influenza su tutta la Grecia, tuttavia non era riuscita nel suo intento: aveva sì occupato le poleis greche nell'Asia minore, ma non aveva sottomesso i Greci.


L'idea di una spedizione contro i "barbari" Persiani era estremamente popolare in Grecia e questa considerazione sicuramente contribuì alla decisione di Alessandro di invadere l'Asia minore: liberare le città greche e restituire loro la libertà e restaurare i regimi democratici era una magnifica propaganda per un sovrano che, per quanto potente, i Greci comunque sopportavano a fatica. Cominciata la guerra, la resistenza persiana venne sopraffatta facilmente, nonostante l'inferiorità numerica in cui si trovava l'esercito di Alessandro, nelle battaglie di Granico 334 a.C. (attuale Turchia) e di Isso 333 a.C. (al confine turco-siriano). In quest'ultima battaglia lo stesso re persiano, Dario III, dovette abbandonare precipitosamente il campo per non essere catturato, perdendo così buona parte del suo prestigio e abbandonando la propria famiglia divenuta prigioniera di Alessandro.


La sconfitta di Dario e del suo esercito lasciò campo libero ai macedoni che, nel giro di un anno, conquistarono la Siria e l'Egitto.

Particolare del Mosaico di Alessandro, museo archeologico di Napoli. Sul carro, al centro dell'immagine, Dario III

Le risorse di Dario però non erano ancora terminate: mentre Alessandro terminava la campagna in Egitto, il re persiano radunò truppe provenienti da tutte le parti della Persia e dalle satrapie estremo orientali del suo impero.


L'incontro decisivo tra i due re avvenne sulla piana di Gaugamela (331 a.C.): nonostante la superiorità numerica dell'esercito di Dario III, Alessandro Magno alla testa della cavalleria macedone sfondò il centro dello schieramento persiano gettando nel panico e nella confusione le truppe avversarie. Anche questa volta Dario si diede alla fuga, ma sarebbe stata l'ultima volta: poco più di un anno dopo, mentre cercava di radunare un nuovo esercito per affrontare di nuovo Alessandro, venne ucciso a tradimento da Besso, satrapo della Battriana.


Alessandro punì Besso e fece seppellire con tutti gli onori il suo vecchio nemico: ormai agli occhi dei Persiani, il macedone era il legittimo successore di Dario III.

Caccia al leone di Alessandro e Cratero, museo di Pella

Proprio all'apice della sua gloria, Alessandro dovette affrontare il malcontento che si stava diffondendo nei suoi alleati e all'interno dell'esercito: se i soldati erano stanchi di guerre di conquista e volevano solo tornare a casa per potere godere dei frutti della vittoria, gli alleati e gli amici del Re erano preoccupati dall'adozione di Alessandro Magno di pratiche tipicamente orientali e che, agli occhi dei Greci, risultavano dispotiche ed umilianti per ogni uomo libero (ad esempio quella di prostrarsi in segno di devozione davanti al sovrano).


Se per accontentare i suoi soldati Alessandro Magno era disposto a rinunciare alla progettata spedizione in India, il sovrano macedone affrontò con determinazione e durezza il dissenso di amici ed alleati sull'adozione delle tradizioni orientali: il tentativo di trovare una sintesi tra la cultura greca e quella asiatica era un elemento irrinunciabile per la politica di Alessandro.


Se il sogno di un impero universale che comprendesse greci, persiani e popolazioni orientali fosse possibile o solo un pio desiderio di Alessandro Magno, non lo sapremo mai: il sovrano macedone non avrà tempo per organizzare e consolidare la sue conquiste; colpito da una misteriosa malattia, morirà nel 323 a.C. a soli 33 anni. Sulla sua morte e sull'origine del male che lo uccise sono state fatte svariate ipotesi (dall'avvelenamento, alla malaria), ma ad oggi non si è ancora giunti ad una conclusione univoca.

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