Lampi di cultura

Albania, Butrinto

Teatro romano di Butrinto

Luigi Maria Ugolini fu uno dei primi archeologi a scavare l'antico sito archeologico di Butrinto: benché ovviamente il suo scritto risenta degli anni che sono passati, rimane un documento indispensabile per comprendere la storia della città e dei suoi scavi.


L'origine leggendaria di Butrinto e Roma


Grande è stata per i Romani e grande è ancora per i cultori del mondo antico l'importanza di Butrinto, cui sono collegate le tradizioni di Troia e di Roma. Infatti, l'origine di Butrinto si riconnetterebbe alla più grande epopea dell'antichità: quella della lotta sostenuta dai Greci contro i Troiani per il ratto di Elena e terminata, come è noto, con la distruzione di Troia.


Ma mentre il ciclo delle gesta storico-leggendarie più propriamente troiane trovò il suo cantore in Omero, Butrinto invece e gli antichi avvenimenti che ivi si svolsero furono narrati soprattutto da Virgilio.


Canta infatti questo immortale poeta della Roma imperiale come Enea, peregrinante dolorosamente per tanti mari in attesa che i fati si compissero ed egli potesse far sorgere in Italia le mura di una "nuova Troia", giunse a Butrinto:


Costeggiammo l'Epiro e di Caonia

Giungemmo al porto ed in Butroto entrammo.

La porta del leone, Butrinto

Qui con grande sua meraviglia, perchè il territorio era greco, Enea incontra il troiano Eleno (figlio di Priamo) che si era sposato con la vedova di Ettore, Andromaca, ed era diventato re di questa regione, la Caonia, dopo la morte di Pirro Neottolemo (figlio di Achille), che quivi li aveva condotti prigionieri. Eleno aveva costruito in questo luogo una rocca che in piccolo riproduceva la sua antica città, e con nomi appunto troiani aveva denominato la fortezza, le porte, i fiumi:


… La Caonia

Che dal nome di Caone troiano

Così l'ha detta, come disse ancora

Ilio dall' Ilio nostro questa rocca

Che qui su vedi; e Simoenta e Pergamo

Queste picciole mura e questo rivo.


Così dice ad Enea la pia Andromaca, la quale, presso un ruscello, dinanzi a un finto sepolcro d'Ettore, ne invocava i Mani. Quando ella vede arrivare l'eroe troiano, si commuove profondamente e teme che si tratti di un'allucinazione ; ma poi rincoratasi, domanda ad Enea notizie dei comuni parenti, e gli spiega come essa ed Eleno si trovino in quel luogo.


In sontuosi palazzi forniti di colonnati, servito regalmente "con vasi d'argento e coppe d'oro" Enea resta due giorni e ascolta da Eleno alcuni vaticini che l'incoraggiano. Poi, ricevuti molti ricchi doni, l'eroe lascia Butrinto.

Bascilica romana, Butrinto

Questo episodio, che dovrebbe essere avvenuto alla fine dell'epopea troiana, assume nel racconto di Virgilio una grandissima importanza e diviene quasi il fondamento della storia leggendaria di Roma. Infatti da Butrinto Enea salpa verso l'Italia, perchè da li

… a le spiagge

Si fa d'Italia il più breve tragitto.


Alla fine di questa traversata dell' Adriatico, gli errabondi Troiani lanciano il primo grido di giubilo alla vista della sospirata terra:

…Italia ! Acate

Gridò primieramente; Italia! Italia:

Da ciascun legno ritornando, allegri

Tutti la salutammo....


Butrinto è il vincolo spirituale che lega insieme Troia distrutta e Roma che deve ancor sorgere.

Che i Troiani un tempo avessero abitato l'Epiro era una credenza assai diffusa nel mondo antico alcuni secoli prima di Virgilio: storici e poeti ce ne hanno tramandato le differenti versioni, naturalmente molto attingendo da un antico nucleo storico originario, già trasformato in leggenda, e molto aggiungendovi di loro fantasia.

Virgilio è più preciso di altri nel determinare la presenza dei Troiani, non tanto in Epiro, quanto più precisamente a Buthrotum: ivi infatti Enea ascolta il vaticinio sul suo futuro viaggio e soprattutto sulle lotte che sosterrà nel Lazio, ed è lo stesso Eleno, l'insigne vate troiano, che lo pronuncia. La città di Buthrotum assurge a notevole importanza anche perchè è la ricostruzione, in Epiro, di Ilion combusta:

… Entrammo al fine

Ne la picciola Troia e, con diletto,

Un arido ruscello, un cerchio angusto

Sentii, con finti e rinnovati nomi,

Chiamar Pergamo e Xanto ...


Però non tutti gli antichi scrittori sono d'accordo nell'identificare Buthrotum con Troia d'Epiro; forse la decisione sarà possibile quando saranno stati eseguiti altri scavi a Butrinto, e nell'acropoli della vicina collina di Calivò. Quello che è sicuro per ora, si è che il luogo, ove la Missione Archeologica Italiana compie gli scavi, corrisponde veramente all'antica Buthrotum. Parecchie iscrizioni greche e latine ce lo confermano, e il nome del luogo è rimasto tale (o leggermente variato) dalle origini della città fino al periodo veneziano, come gli scrittori, soprattutto i geografi, di età classica, gli "Itinerari" del Basso Impero, le vecchie carte geografiche e la denominazione odierna della località confermano pienamente.

Resti dell'agorà, Butrinto

Sarebbe interessante poter identificare uno per uno i varii luoghi ai quali Virgilio accenna nel racconto di Enea e di Eleno, ma lo stato attuale degli scavi non lo permette. Probabilmente, i due torrentelli ora chiamati Vuvò e Tabia corrispondono agli antichi Xanto e Simoenta; i piccoli tratti di mura "pelasgiche" ancora esistenti possono essere i resti dell'arce chiamata Pergamea; forse, come è stato detto, non è neppure arrischiato riconoscere nella grande porta, che sorge nel breve tratto orientale delle mura di cinta, la Porta Scea, quella che portava il nome della vera porta Scea di Troia, famosa per i combattimenti gloriosi che Omero narra avvenuti presso di essa. Virgilio lo fa dire ad Enea, mentre questi sta per salire all'acropoli di Butrinto:


.... e de la Scea

Porta, entrando, abbracciai l'amata soglia.

Porta Scea, Butrinto

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