Lampi di cultura

Grecia, I Greci e l'ignoto

Ulisse e le sirene. Museo del Bardo, Tunisi

Una riflessione sul rapporto tra i Greci e il mondo esterno confrantando due grandi dell'antichità: Omero e Erodoto.


Il noto e l'ignoto


Nel caso dei Lotofagi, popolazione misteriosa, che abita un Paese distante una decina di giorni di navigazione dal Capo Malea, nel Peloponneso, sulle cui coste Ulisse e i suoi sarebbero approdati in seguito a una tempesta, l'ignoto, a prima vista, non appare pericoloso.


Giunto sulla costa, Ulisse invia un gruppo di compagni a esplorare l'entroterra, e questi

subito andando, si mescolarono fra i mangiatori di loto,
e i mangiatori di loto non meditarono la (loro) morte,
anzi diedero loro del loto da mangiare.

Odissea, canto IX

Sino a questo punto, i Lotofagi appaiono come un popolo non solo pacifico, ma ospitale. Non fosse che - e Omero ce ne rende immediatamente partecipi - la loro apparente ospitalità produce un effetto preoccupante su chi accetta la loro offerta:

Chi di loro mangiò del loto il dolcissimo frutto,
non voleva portar notizie indietro e tornare,
ma voleva là, tra i mangiatori di loto,
a pascer loto restare e scordare il ritorno.

Odissea, canto IX

Ulisse sull'isola dei mangiatori di loto. Stampa francese del diciottesimo secolo

I Lotofagi, dunque, si nutrivano di un frutto magico, che secondo la favola faceva dimenticare qualunque cosa a chi lo consumava. Omero non fornisce molte informazioni al riguardo, si limita a raccontare che i compagni di Ulisse, avendo assaggiato il cibo incantato, dimenticano il ritomo e desiderano restare nel paese dell'oblio, e che Ulisse stesso li costringerà a rimettersi in viaggio, salvandoli probabilmente da un'inconsapevolezza di sé che in ultima analisi rappresenta la morte.


Ulisse strappa i compagni che hanno assaggiato il frutto di loto al loro destino e alla perdizione cui il magico frutto li avrebbe condannati, e li riconduce forzatamente sulla via del ritorno: dalla morte alla vita, da un mondo misterioso alla civiltà greca, dall'ignoto al noto. La curiosità dell'eroe omerico, il suo desiderio infinito di conoscenza - attribuitogli tanto dal mondo classico quanto da quello moderno - contribuisce a delineare il ruolo dell'ignoto nella pedagogia dell'epos: ciò che è lontano, distante dal mondo greco, è "altro"; la meta finale Odissea è la casa del protagonista. Cercare se stesso, per Ulisse, è un ritorno. Un nostos dell'anima, che accompagna quello del corpo.

Statua di Erodoto. Parlamento austriaco, Vienna

E ora, sempre rimanendo in tema, veniamo a Erodoto: accanto ai Lotofagi - racconta lo storico - abitavano i Garamanti, i cui buoi pascolano a ritroso perché le loro corna, curvate in avanti, si conficcherebbero nel terreno se non camminassero al contrario. Con i territori dei Garamanti confinavano quelli dei Nasamoni, riguardo i quali, sorprendentemente, Erodoto non narra particolari meraviglie, se non che avrebbero occupato terre precedentemente popolate da coloro che chiama Psilli. Indipendentemente dall'attendibilità che egli stesso attribuiva ai racconti che raccoglieva, il suo rapporto con l'esotico e con l'ignoto si potrebbe ben dire opposto a quello del protagonista Odissea. Se per Ulisse l'ignoto è sempre qualcosa da cui fuggire, un luogo in cui soffermarsi solo il tempo necessario prima di riprendere la via del ritorno, per Erodoto si tratta di un'esperienza affascinante, che apre nuovi orizzonti. A proposito di noto e ignoto si pone infatti un altro problema: al di là del diverso modo in cui la questione è trattata, quanto in là si spinge l'ignoto, qual è l'orizzonte geografico rispettivamente dell'epica omerica e di Erodoto? Vi è forse coincidenza, almeno in questo? La risposta è chiaramente negativa. L'orizzonte di Omero, pur nei limiti della natura immaginaria e immaginifica del suo racconto, sembra mantenersi strettamente mediterraneo. Erodoto invece vive in un mondo più ampio e in un contesto culturale decisamente diverso. I limiti del mondo in cui ambienta le sue Storie sono lontani dal cuore del Mediterraneo. A Oriente, si perdono oltre i territori dell'Iran orientale, dove il grande re persiano Ciro troverà la morte per mano di una donna.

Tomba di Ciro. Pasargade, Iran

L'interesse di Erodoto per i territori inesplorati dell'Africa e dell'Asia non si limita alla Libia dei Lotofagi e dei Garamanti e alla regione dell'Iran abitata dai Massageti. Gran parte del Libro III delle sue Storie è dedicato alle imprese del re persiano Cambise, successore di Ciro, e alla sua spedizione in Egitto. A questo punto, una volta di più, la distanza tra Omero ed Erodoto è evidente: a differenza di Omero, Erodoto non limita il confronto con l'ignoto e con il diverso a una semplice opposizione fra grecità e barbarie, fra civiltà e inciviltà. Egli è restio ad accettare i confini della geografia del suo tempo e si spinge quanto più possibile lontano dalla Grecia, in un viaggio potenzialmente infinito, alla ricerca di tutto ciò che di lontano può essere narrato al suo popolo d'adozione. Verso Occidente, l'universo delle Storie di Erodoto travalica persino il confine delle Colonne d'Ercole, considerato estremo e definitivo ancora al tempo del Medioevo europeo. Non a caso, come tutti ricordiamo, Dante vi colloca il Monte Purgatorio e la fine ultima delle peripezie del suo Ulisse:

Io e' compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov'Ercule segnò li suoi riguardi
a ciò che l'uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l'altra già m'avea lasciata Setta.

Inferno, canto XVI - La Divina Commedia

Carmelo Bene, lettura del canto XXVI dell'Inferno (vv.76 - 142). Bologna, Torre degli Asinelli, 31 luglio 1981

Dobbiamo dunque concludere che se per Ulisse l'ignoto era un elemento da raffrontare criticamente con i costumi "non civili" del mondo "civilizzato" della Grecia, ed era spesso connotato in termini sovrannaturali, come nel caso di Lotofagi e Lestrigoni, per Erodoto l'ignoto era un patrimonio infinito di aneddoti e di spunti di riflessione sulla grandezza del mondo e sulle stranezze delle genti che lo abitavano.

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