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Lampi di cultura

Creta, Il palazzo di Cnosso

Torre di guardia, palazzo di Cnosso. Le colonne rosse sono una caratteristica tipica dell'architettura cretese

Esteso per una superficie di circa 13 000 metri quadrati, e cresciuto seguendo uno schema per così dire elicoidale che, partendo dalla corte centrale si sviluppava su circa venti differenti livelli, il Palazzo possedeva al tempo del suo massimo splendore quello che è stato a ragione definito un profilo a ziggurat: qualcosa di simile a una grande piramide che si sviluppava a terrazze, composta cioè da innumerevoli piani - terrazze vere e proprie o tetti piani di ambienti aggettanti - disposti a quote differenti e sfalsate. È facile immaginare che almeno nei primi secoli del suo abbandono, per quanto disabitato e semidistrutto, esso debba avere mantenuto un'impressionante monumentalità. Tale circostanza contribuisce a spiegare la fama che l'area mostra di aver acquisito nei secoli successivi alla sua distruzione, e la sua rapida trasformazione in soggetto «mitico», o, meglio, generatore di miti.

Sala del Trono

Si apre, con il XII secolo a. C., un'epoca di grandi mutamenti che in Egeo vide la fine del sistema palaziale e l'inizio di quel processo che alcuni secoli dopo culminerà nella formazione di nuove e originali entità statali, le póleis, o città-stato. Perso, anche se solo momentaneamente, il ruolo dominante che aveva avuto nei secoli precedenti, Cnosso era diventata a quel tempo un insediamento come altri nell'isola, che ospitava una comunità di medie dimensioni nell'area di quello che era stato il centro minoico.

Sala del Trono, affresco, particolare

All'indomani del suo definitivo abbandono come edificio palaziale, il Palazzo era probabilmente già in parte coperto da una folta vegetazione, ma le sue rovine dovevano essere ancora ben in vista. A differenza, però, che in altri siti cretesi, dove nello stesso periodo le rovine di edifici monumentali dell'Età del Bronzo venivano riusate come luoghi di culto, gli abitanti di Cnosso nel XII secolo a. C. evitarono accuratamente di riadoperare i resti del grande edificio. All'interno dell'area abitata, che a quel tempo aveva forma grosso modo rettangolare, il Palazzo si stagliava al margine orientale, quasi a formare «un'isola sacra»: un'area cioè non toccata, e probabilmente intoccabile. Un'aura di rispetto e forse anche di paura avrebbe circondato quello che per secoli era stato uno dei più rinomati luoghi di potere in Egeo. Ci sarebbero voluti almeno tre secoli prima che gli abitanti di Cnosso tornassero a frequentare quelle rovine.

Affresco della taurocatapsia, dal palazzo di Cnosso. Oggi al Museo Archeologico di Heraklion

Tracce di frequentazione dell'area del Palazzo si datano al IX o agli inizi dell'VIII a. C., quando nell'angolo sud-ovest della corte centrale la presenza di resti ceramici indica che quest'area era di nuovo, se pure parzialmente, in uso. Sulla base delle poche suppellettili rinvenute è stata ricostruita l'azione di un gruppo di individui che periodicamente si riuniva per condividere un'attività collettiva di tipo rituale fondata sul bere. L'ambientazione di tali incontri, che dobbiamo immaginare venissero suggellati da brindisi e libazioni, doveva essere molto suggestiva: basti pensare che per accedere alla corte bisognava letteralmente farsi largo tra rovi e rovine, ancora sicuramente e largamente in vista. A partire dalla fine del IX secolo a. C. dunque esponenti di famiglie cnossie che stavano acquistando potere in città tentavano di associare sé stessi al passato glorioso del sito, quello cioè relativo all'Età del Bronzo, attraverso il riuso di oggetti e monumenti di quel tempo.

Giare rinvenute nei magazzini del palazzo

Un fenomeno questo che nella Grecia deli'VIII secolo a. C. trova un preciso parallelo nell'esigenza, sviluppata da alcune famiglie aristocratiche, di attribuirsi un passato eroico e di usare come luoghi di culto i monumentali corridoi di accesso delle thóloi micenee, le imponenti tombe circolari delle dinastie reali micenee. In tal modo - e in Grecia ciò è avvenuto in diversi momenti della sua storia - un gruppo specifico legittimava la supremazia acquisita su un determinato territorio proclamandosi, evidentemente all'interno di un contesto di forte conflittualità, discendente, reale o simbolico, dei potenti signori che in precedenza avevano dominato quelle terre. Agli abitanti di Cnosso che lottavano per acquisire (o che avevano già acquisito) il potere in città tra IX e VIII a. C. si può dunque attribuire l'avvio dell'attività rituale impiantata sulle rovine del Palazzo in quegli stessi secoli.

La rioccupazione fisica del Palazzo servì in definitiva per soddisfare gli interessi di un piccolo gruppo di esponenti dell'élite locale al quale l'associazione con le gloriose età precedenti conferiva un marchio distintivo. In questa fase si assiste cioè a un mutamento sostanziale nell'atteggiamento di chi era responsabile del riuso delle rovine del Palazzo: un riuso non più dettato, come era accaduto più volte nel corso dell'Età del Bronzo, tra il XVII e il XIV secolo, dalla volontà di servirsi di parti di un edificio ancora in funzione, ma piuttosto finalizzato alla rioccupazione simbolica di un'area del Palazzo - aperta e dunque più facile da riutilizzare - funzionale al sostegno degli interessi politici e sociali di un piccolo e selezionato gruppo di fruitori.

Un nuovo mutamento nell'uso delle rovine del palazzo si verifica a partire dall'epoca classica. Tra V e ii secolo a. C. la corte centrale continuò infatti a ospitare un'attività di tipo rituale come nei secoli precedenti, ma in questa fase a tale attività si associa la presenza di un vero e proprio edificio sacro, costruito sul Propileo Sud e forse dedicato a Rhea, se l'identificazione come tale dell'edificio rettangolare scavato da Evans è corretta. La novità in termini di occupazione delle rovine è data dalla presenza di una strada lastricata, scoperta nell'area della Casa Sud-Ovest, il cui impianto è datato agli inizi del V secolo a. C. La strada consentiva, per la prima volta, un facile accesso all'area del Palazzo nella quale si svolgeva l'attività di culto, dando la possibilità agli abitanti di Cnosso di raggiungere agevolmente l'area sacra.

Corte centrale, palazzo di Cnosso

L'ulteriore trasformazione nell'uso delle rovine del Palazzo è evidente: esso non è più limitato a un ristretto gruppo di aristocratici, ma tramite una strada e un edificio appare adesso caratterizzato in senso monumentale e allargato a tutta la comunità locale. In età classica dunque il riuso dell'area aveva acquisito una diversa valenza, definibile come civica.

Ma, pochi o molti che fossero i suoi utilizzatori, dal IX secolo a. C. all'età ellenistica avanzata, le rovine del Palazzo di Cnosso ebbero una parte attiva e pro-pulsiva nella vita del centro. Riconosciute come testimonianza tangibile del suo passato glorioso, esse vennero utilizzate in senso politico dagli abitanti del centro stesso e parteciparono da protagoniste ai processi locali di trasformazione sociale e politica. Tale ruolo appare ancora più evidente se si tiene conto dei miti che nello stesso periodo esse contribuirono a generare, e dei quali si dirà tra breve.

Dopo la conquista romana di Creta le rovine del Palazzo di Cnosso persero la funzione dinamica che avevano avuto in precedenza. Ne è prova la loro ubicazione rispetto al centro civico, rispetto all'area cioè più intensamente abitata. In età augustea, con la deduzione della colonia Iulia Nobilis Cnossus, il centro dell'insediamento si spostò più a nord, lasciando il Palazzo isolato a sud-est. Non c'è più traccia per questi secoli di riutilizzazione attiva del Palazzo. Le sue rovine appaiono adesso definitivamente in disuso.

Rovine del palazzo di Cnosso

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