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Grecia, Atene: l'Acropoli

L'Acropoli

Le tracce del primo insediamento e delle costruzioni più antiche sono pochissimo conservate e spesso di difficile e controversa interpretazione sia per le grandiose trasformazioni che l'Acropoli ha subito nel corso dei secoli sia in seguito agli stessi scavi archeologici e alle ricerche che, concentrate soprattutto nei primi tempi sui monumenti maggiori, hanno raggiunto in diverse zone il suolo roccioso.


La costruzione del palazzo miceneo sembra risalire al periodo tra il 13001200 a.C.: resti di terrazzamenti e tagli nella roccia ne individuano la posizione nell'area tra l'Eretteo e il Partenone e la pianta, con il mègaron, un cortile antistante e vari ambienti forse per magazzini. L'ingresso posteriore del palazzo è senz'altro in stretta relazione con il ripido sentiero che si inerpica sul fianco nord dell'Acropoli e di cui si riconoscono ancora gli scalini intagliati nella roccia. La collina ricevette un circuito difensivo non molto più tardi, intorno alla metà del sec. XIII a.C., quando fu costruito un possente muraglione, costituito da un doppio paramento di grossi blocchi irregolari con un riempimento di pietre minori. È il Pelargikòn o Pelasgikòn menzionato dalle fonti antiche e perdurante sino ad età arcaica, di cui sono visibili ancora alcuni tratti, anche cospicui, e di cui, tra i Propilei e il tempietto di Atena Nike, è stato individuato parzialmente l'ingresso.

Odèion di Erode Attico

Quando Pausania intorno alla metà del sec. II d.C. visitò l'Acropoli, il Tempio arcaico di Atena non esisteva più da secoli e, probabilmente, se ne era perso addirittura il ricordo. Dopo la distruzione del tempio avvenuta nell'incendio persiano del 480479 a.C., molti blocchi architettonici (triglifi, metope, cornici) furono riadoperati come semplice materiale da costruzione nel muro c.d. di Temistocle e solo una sua parte fu restaurata, destinandola a custodire il tesoro di Atene e dei suoi alleati. Le ultime notizie su di esso risalgono alla metà del sec. IV a.C. Gli scavi hanno riportato alla luce, accanto all'Eretteo, le fondazioni della peristasi, che aveva 6 colonne sulla fronte e 12 sui lati lunghi, e della cella: quest'ultima si divideva in un ambiente colonnato, dove era conservata la statua di Atena, vetusta, in legno d'olivo, che si credeva caduta dal cielo, e in altri tre vani disposti sul retro. Il tempio, secondo la più accreditata interpretazione, ebbe un unico momento edilizio all'epoca dei Pisistratidi (529520 a.C.) e sostituì un precedente edificio della fine del Vllinizi del secolo VI a.C., eretto a sua volta nell'area di un precedente sacello d'età geometrica, di cui non resta ormai traccia.

Stoà di Eumene

Finalmente, quando nel quadro del grandioso programma edilizio sostenuto da Pericle fu presa la decisione di erigere un nuovo tempio, del precedente edificio si sfruttarono solo le poderose fondamenta; ma il progetto architettonico prescelto fu assai diverso e totalmente innovatore.

Il tempio è un periptero dorico con 8 colonne sulla fronte e 17 sui lati lunghi. La cella, dove era collocata la statua in oro e avorio di Atena Parthènos, opera di Fidia, aveva a sua volta un duplice colonnato; alle sue spalle era una sala minore sorretta da quattro colonne ioniche (Parthènon).

La decorazione marmorea del Partenone si articola in 92 metope alternate ai triglifi della trabeazione, nei gruppi di sculture dei frontoni orientale e occidentale, nonché nel fregio continuo a bassorilievo della cella. Il tetto, a sua volta, era originariamente sormontato da grandi acroteri vegetali ed era completato, lungo gli spioventi laterali, da antefisse a palmetta e da gronde angolari a maschera leonina.

I gruppi scultorei dei frontoni sono attualmente smembrati e assai frammentari: comunque, su quello orientale, che è il principale, era raffigurata la nascita di Atena in armi dalla testa di Zeus alla presenza delle divinità dell'Olimpo; invece, su quello occidentale la disputa tra Atena e Poseidone per il possesso dell'Attica, vinta dalla dea grazie alla crescita miracolosa dell'ulivo.

Rispetto alle precedenti decorazioni del Partenone, il fregio ricco di circa 360 figure che corre all'esterno della cella è, per la novità del suo tema, quello più influenzato dal programma ideologicopolitico, che traspare dal composito ed ideale intreccio dei vari soggetti mitici e religiosi qui adottati. Per lo stesso motivo, è quello che meno ha ricevuto una sua lettura iconografica definitivamente persuasiva.

Il Partenone

L'interpretazione moderna di volta in volta ha proposto di riconoscervi la raffigurazione della processione realmente effettuata ogni quattro anni, in occasione delle Grandi Panatenee, oppure il ricordo dell'istituzione della festa e dei giochi ad opera del mitico Erittonio oppure ancora due distinte processioni che giungono dinanzi al consesso dei dodici dei e dei dieci eroi eponimi. Quest'ultima ipotesi appare la più probabile, purché intesa non nel senso di due cortei realistici, bensì come somma ideale dei differenti momenti della processione sacrificale panatenaica che si svolgeva sull'Acropoli, e delle sfilate e delle gare che la accompagnavano nei giorni successivi in altre zone della città.

Rudolph Muller, vista dell'Acropoli dal Pnice 1863

Il Partenone ha subito un incendio, probabilmente all'epoca dell'invasione degli Eruli (267 d.C.), e un successivo intervento di restauro, per il quale furono impiegati materiali decorativi prelevati da un altro edificio cittadino di età ellenistica. Dal sec. VI d.C. e per un lungo periodo fu trasformato in chiesa bizantina, mentre alla metà del sec. XV divenne una moschea. Ciononostante è considerato a ragione, nell'aspetto oggi noto, uno dei simboli meglio conservati della grecità classica.

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