Lampi di cultura

Sicilia, Himera

Himera, tempio della Vittoria

L'estremo avamposto greco sulla costa tirrenica della Sicilia verso occidente, e cioè in direzione dell'area controllata dai Cartaginesi, fu Himera, 16 chilometri a est dell'attuale Termini Imerese, sulla terrazza che domina la piana di Buonfornello immediatamente prima della foce dell'Imera settentrionale o Fiume Grande. Poco conosciuta in passato, è oggetto dal 1963 di scavi sistematici a cura dell'Istituto di archeologia dell'Università di Palermo, che ne sta ponendo in luce i quartieri civili e gli edifìci religiosi. Himera è uno dei centri più promettenti dell'archeologia greca in Sicilia, per il convergere in essa di una significativa documentazione storica e di conoscenze archeologiche acquisite a mezzo di scavi dalla tecnica più moderna. Fondata nel 648 a. C. da un gruppo di coloni calcidesi di Zancle (Messina), a cui si erano uniti dei transfughi siracusani, è nota soprattutto per la grande battaglia che si combatté sotto le sue mura nel 480 tra Gelone di Siracusa e Terone di Agrigento da un lato, i Cartaginesi guidati da Amilcare dall'altro. La sconfitta dei Cartaginesi ebbe grande importanza nella storia mediterranea, anche perché coincise con la sconfitta dei Persiani a Salamina: la data del 480 segnò pertanto la vittoriosa riscossa greca contro i nemici che premevano da oriente e da occidente. Per Himera, tuttavia, i frutti della vittoria non furono lunghi: nel 409 Annibale, nipote di Amilcare, tornò ad attaccarla e la distrusse.

La battaglia di Himera, Giuseppe Sciuti

La mancanza di sovrapposizioni costituisce un vantaggio per la prospettiva archeologica, che sta enucleando con chiarezza l'abitato antico. L'impianto urbanistico si va delineando sulla collina che domina il litorale e che dovette essere cinta da mura. Fuori dell'abitato, invece, si trovano le zone ar-cheologiche già note in passato: il tempio della Vittoria, ai piedi della collina in lo-calità Buonfornello, e un'ampia necropoli lungo la spiaggia oltre la foce dell'Imera settentrionale. Gli scavi recenti hanno rivelato resti del muro di cinta nella zona sud del colle, due quartieri di abitazione con strade rettilinee incrociate secondo lo schema detto ippodameo rispettivamente nella zona sud e nella zona nord, infine in quest'ultima zona i resti di un altare e tre templi dentro un recinto sacro. Il santuario della Vittoria, eretto da Gelone per commemorare la battaglia contro i Cartaginesi, s'ispira all'Athenaion di Siracusa: è un grandioso edificio di stile dorico, periptero esastilo con 14 colonne sui lati lunghi, pronao, cella e opistodomo. Il particolare delle scalette che portano al tetto, ricavate nello spessore del muro che divide il pronao dalla cella, suggerisce un influsso agrigentino, ed è comunque una peculiarità siceliota. Da questo santuario provengono sedici gronde in pietra a testa leonina, motivo costante della decorazione templare siceliota, databili tra il 480 e il 460.

Testa leonina, dal tempio della Vittoria

Dei templi sull'acropoli, il più antico è quello denominato con la lettera A, poi inglobato in quello B ma perfettamente riconoscibile. Risale all'ultima parte del VII secolo, cioè al periodo immediatamente successivo alla fondazione di Imera, e fu in uso fino alla metà del VI. Consta di due elementi: un piccolo vano interno e un pronao in antis. Le fondamenta erano in ciottoli di fiume, l'alzato in mattoni crudi rivestiti esternamente da lastre di terracotta. In sostanza, lo schema si adegua al tipo cosiddetto « predorico » dell'architettura templare greca. Numerose ceramiche tardo-geometriche e orientalizzanti segnano i tempi del santuario. Il tempio B, che sorse sulla metà del VI secolo inglobando quello A e fu poi in uso fino alla distruzione di Himera nel 409, presenta anche l'opistodomo oltre al pronao e alla cella. L'alzato è in muri di pietra in apparato pseudo-isodomo, che gli conferiscono una solidità ben maggiore rispetto al precedente edificio. Una ricchissima decorazione architettonica segue tutta la storia del tempio, articolandosi in tre fasi cronologicamente e stilisticamente differenziate: la prima (seconda metà del VI secolo) si distingue per le sime a palmette e a ovuli dipinte con gusto lineare; la seconda (prima metà del V) è caratterizzata dai rivestimenti di gusto plastico con elementi a rilievo molto pronunciato; la terza (seconda metà del V) presenta gli acroteri con figure panneggiate di Vittorie, frutto dell'ultimo restauro della decorazione. Il tempio C, circa 20 metri a nord dei precedenti, consta di due vani separati da uno spesso muro e formanti nell'insieme un rettangolo di circa 7 per 14 metri. La tecnica e il materiale suggeriscono una datazione al primo ventennio del V secolo. Notevoli, tra i materiali scoperti nel tempio, le antefisse a maschera gorgonica e a palmetta, ormai vicine ai modelli della coroplastica etrusco-italica, e una serie di piccole arule a rilievo con una scena che probabilmente riflette il mito di Dedalo e Icaro.

Testa di ariete dalla decorazione architettonica del tempio B

L'arte figurativa di Imera, la cui documentazione si trova al Museo nazionale di Palermo e in un Antiquarium locale in corso di allestimento, si caratterizza soprattutto per la decorazione architettonica. Gli scavi recenti, tuttavia, hanno restituito anche oggetti votivi di particolare interesse, tra cui due bronzetti di stile tardo-dedalico e una lamina aurea con figura di gorgone dal tempio A. Nella decorazione architettonica, che proviene soprattutto dal tempio B, si distinguono i rilievi metopali, le lastre frontonali e gli acroteri. Le metope mostrano figure maschili nude, altre femminili di tipo ionico, personaggi in lotta con mostri, animali e uccelli: è possibile che appartengano a un ciclo connesso con le fatiche di Eracle. La decorazione frontonale comprende protomi equine e feline, e in particolare una splendida testa di ariete che per plasticità e realismo si avvicina ai migliori prodotti della coroplastica etrusca. Gli acroteri, infine, presentano figure femminili riccamente drappeggiate, nelle quali i frammenti di ali confermano la natura di Vittorie. E' presto, allo stato attuale delle conoscenze, per tentare una caratterizzazione del centro di Himera nell'ambito delle colonie greche di Sicilia. Le componenti si-racusane sembrano chiare nell'architettura, che pure si distingue per l'arcaicità del primo tempio. La ricca fioritura delia decorazione architettonica, che senza dubbio qualifica il centro, suggerisce spunti vivaci di un'autonomia che andrebbe ancora definita. Quanto alla vicinanza con il mondo punico, è notevole che questa non emerga sostanzialmente nella fisionomia della città, che malgrado la sua posizione di frontiera ci appare pienamente greca.

Himera, tempio della vittoria. Altra angolazione

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