Corsi in diretta Lezioni Audioviaggi
Lampi di cultura

Italia archeologica, Mediterraneo Cardini

Saraceni, incisione del XV secolo

Esser fatti prigionieri dai musulmani era un incidente di percorso che poteva capitare spesso, se si apparteneva a una popolazione rivierasca oppure se si faceva il mercante o si andava in pellegrinaggio, o se si stava onorando il voto crociato: nella Cristianità erano nati Ordini religiosi speciali, come i Trinitari e i Mercedari, per riscattare i fratelli in Cristo ridotti in ceppi. Sono molte, le storie mediterranee di ragazzi, di ragazze, d'uomini e di donne catturati dai turchi o dai barbareschi. Molte le storie che conosciamo: ancora di più quelle che resteranno per sempre ignote. Storie tragiche molto spesso, ma talvolta avventure a lieto fine.

Sacerdoti dell'Ordine di Santa Maria della Mercede discutono coi pirati del rilascio di alcuni ostaggi, stampa francese del 1634

A volte, la realtà soverchiava i toni del romanzo: altre, provocava memorie scritte o diari-romanzo magari "falsi" sul piano dell'evento specifico che narravano, ma co-struiti sulla base di autentiche testimonianze. Come nel caso del medico segoviano Andrés Laguna, ben noto per i suoi lavori scientifici, autore presunto d'un Viaje de Turquía edito nel 1557 che narra, pseudoautobiograficamente, le avventure di Fedro de Urdimalas, catturato nell'agosto del 1552 al largo dell'isola di Ponza e costretto alle dure esperienze del galeotto e dello schiavo a Costantinopoli, prima di liberarsi fingendosi medico (grazie al provvidenziale aiuto di alcuni libri) e curando con successo il pascià suo padrone e la stessa sultana.' Ma se un romanzo poteva servir da testimonianza indiretta per avventure più mirabolanti dei racconti letterari che le richiamavano, poteva accadere anche il contrario: dietro la narrazione letteraria poteva celarsi un'esperienza reale. Come accadde al più celebre schiavo dei barbareschi, quel Miguel de Cervantes che nel 1569 - per ragioni che ignoriamo - si era trasferito in Italia, si era arruolato come soldato semplice in un tercio di Sua Maestà Cattolica, aveva partecipato nel '71 alla battaglia di Lepanto dov'era rimasto mutilato e nel '75 (aveva allora ventott'anni) era stato catturato durante il viaggio di ritorno da Napoli in Spagna dai pirati barbareschi e trascinato in catene ad Algeri.

Battaglia di Lepanto, artista sconosciuto, seconda metà del XVI secolo

Dopo aver tentato più volte inutilmente la fuga, venne liberato in seguito a riscatto nel 1580. Della sua esperienza egli avrebbe lasciato una toccante testimonianza nei capitoli 39-41 del Don Chisciotte, la "novella" del cautivo. Come si era comportato, in tale occasione? Certo non si converti all'Islam, non divenne "rinnegato", come invece accadde a molti di quelli che lungo l'arco d'oltre un millennio, tra VII e XIX secolo, condivisero la sua esperienza. Tuttavia, dall'ansia con cui prima di andarsene da Algeri raccolse testimonianze per scagionarsi dalle accu-se che gli provenivano dall'ambiguo e malevolo ecclesiastico Juan Bianco de Paz - aver avuto rapporti amichevoli con i musulmani, esser colpevole di comportamenti sessuali "viziosi" -, si capisce non solo che queste cose erano abituali, ma anche che molto verosimilmente riguardavano pure lui.

Miguel de Cervantes viene riscattato. Artista sconosciuto

L'aspetto più straordinario dell'avventura del cautivo Miguel de Cervantes fu tuttavia il suo rapporto col bey di Algeri, Hassan Pascià, al quale era stato presentato in catene dopo il suo ultimo tentativo di fuga e che stranamente non l'aveva fatto né impalare né frustare, bensì l'aveva tenuto presso di sé. Il punto è che la posizione del galeotto-schiavo (insomma del prigioniero) cristiano e quella del rinnegato, sovente l'una conseguente all'altra, non si possono considerare né opposte né alternative: esiste anzi fra esse non solo una frequente continuità fenomenologica, ma anche una sorta di affinità. Nessuno forerà mai il velo del silenzio antico di quattro secoli che ci separa del mistero della reciproca simpatia fra Miguel e Hassan. II fatto è tuttavia che il bey era un rinnegato "veneziano", anzi più precisamente dalmata: e come lui erano gente che s'era "fatta turca" i precedenti governatori di Algeri, dallo stesso Barbarossa al sardo Hassan Aghà, ad Hassan "còrso", fino al calabrese Eudj Ali che divenne grande ammiraglio della flotta sultaniale;' e molti erano, ancora, i rinnegati fatti rais della flotta e caid governatori dei territori interni. Ad Algeri, quelli che avevano fatto più carriera erano genovesi e veneziani; ma c'erano anche calabresi, siciliani, napoletani, albanesi, greci, francesi e qualche ebreo. Pare che il fenomeno dei rinnegati divenisse meno massiccio nel XVII secolo, forse perché globalmente diminuirono anche i cristiani presi prigionieri da turchi e barbareschi a causa della già incipiente decadenza della talassocrazia musulmana (ma anche, globalmente, dei traffici) nel Mediterraneo: tuttavia resta celebre il ligure Osta Morato, che divenne bey di Tunisi nel 1637 e dette origine addirittura a una dinastia - i mouraditi - rimasta al potere fino ai primi del Settecento. E famoso anche Ali "Piccinino", d'origine veneziana, un comandante della flotta che tra 1638 e 1645 governò sostanzialmente Algeri.

Uluç Alì Pascià, rinnegato cristiano, guida le truppe ottomane, Alim Turquie, 1581

Conway SRL | Piazza San Domenico, 2 40124 Bologna
PIVA 04166850372 CF 02464170378
Tel. 39051.233.716 Fax: 39051.220.723