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Lampi di cultura

Italia archeologica, Pietrabbondante

Veduta del teatro

Si ignora il nome antico dell'abitato indigeno, compreso entro i confini dell'odierno Molise. Era un importante centro del Sannio, situato in prossimità del Monte Saraceno (m 1200 ca. s.l.m.) e a breve distanza dalla vallata del fiume Trigno. Le testimonianze archeologiche più cospicue sono costituite dalle fortificazioni in tecnica poligonale del Monte Saraceno, risalenti probabilmente al IV secolo a.C., dalla piccola necropoli in località Troccola (con deposizioni databili tra il V e il III secolo a.C.) e, soprattutto, dal santuario del Calcatello, sito a ca. 1000 m di altitudine, sul lato orientale del Monte Saraceno. I corredi delle tombe a fossa della Troccola hanno restituito scarsissima quantità di ceramica e un cospicuo numero di oggetti metallici, tra cui pettorali, bacini, cinturoni, di qualità non trascurabile, indice di una discreta potenzialità economica della comunità locale.

Panorama dal monte Saraceno

Le prime tracce monumentali del Calcatello si riferiscono a edifici di culto certamente frequentati nel III secolo a.C. che si ergevano all'incirca nel luogo più tardi occupato dal complesso teatro - tempio; i frammenti recuperati - rivestimenti in stucco, terrecotte architettoniche ecc. - indicano che doveva trattarsi di costruzioni in stile ionico di notevole eleganza, il cui completamento fu tuttavia bruscamente interrotto verso la fine del sec. III a.C.: il dato si accorda con le notizie desumibili dalle fonti antiche, che ricordano per quest'epoca devastazioni della regione sannitica ad opera degli eserciti cartaginesi. Pur non essendo noti i culti che vi avevano sede, si è in grado di affermare che il santuario era un punto di riferimento centrale per tutto il popolo sannitico; di grande rilievo, a questo proposito, il ritrovamento di un numero cospicuo di armi, databili tra fine del V e III secolo a.C., che vennero probabilmente dedicate quali decime di bottini di guerra, riferibili a diversi momenti della storia sannitica: un primo lotto, in particolare, attribuito a bottega tarantina, è certamente anteriore alle guerre sannitiche, potendosi datare su basi stilistiche e tipologiche nell'ambito della prima metà del IV secolo; il secondo gruppo, invece, potrà essere riferito con buoni margini di sicurezza al periodo dei prolungati scontri con Roma, e soprattutto alla fase compresa tra l'ultimo quarto del IV e il primo quarto del III secolo a.C.

Teatro, particolare delle mura poligonali

In epoca successiva alle scorrerie annibaliche, nella prima metà del sec. II a.C. venne eretto su una spianata artificiale nelle immediate vicinanze del tempio distrutto un secondo tempio (noto come tempio A), di pianta prostila tetrastila la cui rilevanza «ufficiale» è indicata dal rinvenimento di iscrizioni osche che ricordano il Sannio (Safinim) e l'intervento nella costruzione, di magistrati della gens Staia.


È tuttavia con la fine del Il-inizi del I secolo a.C. che il santuario conosce una significativa ricostruzione e il compimento del complesso teatro-tempio, ancor oggi tratto cospicuo del paesaggio archeologico del sito. Tale complesso era costituito da due edifici assiali, posti a livelli diversi, che ricalcano modelli ellenistici già ben collaudati nell'area italica. La parte anteriore, più bassa, è occupata dal teatro, racchiuso tra i muri di recinzione e delimitato sulla parte anteriore da un portico situato dietro la scena. La cavea, semicircolare, è collegata al proscenio per mezzo di archi impostati al di sopra degli ingressi laterali ed è protetta, nella parte anteriore, da analemmata in raffinata tecnica poligonale con sculture di atlanti alle estremità. La parte bassa della cavea era dotata di tre file di sedili in pietra, a differenza di quella superiore che ne era invece priva e accoglieva con ogni probabilità impalcature per gradini provvisori in legno; il proscenio presentava una decorazione di tipo architettonico con porte, colonne e cornici, su cui si impostava il pulpito in legno, mentre la fronte scenica era a sua volta articolata in tre porte.

Tempio

Nella parte posteriore, più elevata, sorgeva su un podio modanato il tempio, a pianta prostila tetrastila, con pronao profondo e colonne corinzie, il più importante dell'intera regione sannitica: anche in questo caso si ignora la divinità titolare del culto, ma la presenza di una cella tripartita e di tre altari induce a credere che si trattasse di una triade. Frammenti di due iscrizioni — una in origine sbalzata su lamina di bronzo e fissata ad una membratura architettonica lignea dell'edificio templare; l'altra incisa sulla pietra stessa del podio — indicano nuovamente la presenza di autorità ufficiali sannitiche tra i promotori della sistemazione santuariale, e sembrano suggerire per l'erezione del tempio una data agli inizi del sec. I a.C.


Coloro che più da vicino si sono occupati del monumento hanno riscontrato da un lato singoli elementi di carattere architettonico e decorativo di matrice campana, dall'altro una ispirazione globale del progetto costruttivo a modelli latini, suggerita forse dall'atmosfera di contrapposizione e confronto — anche ideale — viva a quel tempo tra Roma e i popoli sannitici. In epoca successiva alla guerra sociale, il santuario cessò di funzionare e i suoi edifici conobbero a partire dall'età augustea l'abbandono e una rapida rovina.

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