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Italia archeologica, Selinunte

Veduta aerea del sito di Selinunte

Estrema propaggine della grecità nella Sicilia elima e fenicio-punica. Selinunte viene fondata da coloni di Megara Iblea, sotto la guida di un ecista inviato dalla madrepatria greca, nel 651 a.C. secondo la cronologia diodorea o nel 628 secondo quella tucididea.


Dopo un periodo di espansionismo territoriale con la fondazione, intorno al 570 a.C., di Heraclea Minoa, e di conflitti con i vicini Segestani e i Cartaginesi, la città, al cui governo si succede una serie di tiranni, segue una politica di amicizia con Cartagine, con cui intrattiene intensi scambi commerciali: ne sono prova la sua posizione neutrale nel conflitto punico-siceliota del 480 a.C. e l'ospitalità concessa a Giscone, figlio del condottiero sconfitto ad Imera. I continui contrasti con Segesta provocano, nel 415, la spedizione ateniese in Sicilia, in occasione della quale Selinunte risulta schierata con Siracusa, e nel 409 l'intervento dei Cartaginesi, che, dopo un lungo assedio, distruggono la nostra città e ne abbattono le mura. Da questo momento in poi, come viene sancito dai trattati greco-punici del sec. IV a.C., Selinunte, tranne qualche breve parentesi, rimane nella sfera di dominio cartaginese, finché, nel 250 a.C., gli stessi Cartaginesi, per evitarne il passaggio in mano romana, la distruggono e ne trasferiscono la popolazione a Lilibeo.

Pianta dell'antica Selinunte

Situata tra le foci di due fiumi, il Modione (l'antico Selino) ad ovest ed il Cotone ad est, dove sorgevano rispettivamente il porto commerciale e quello militare, ora interrati, la città si estendeva su due pianori contigui, uniti da una stretta lingua di terra: a sud l'acropoli, che nella parte sud-orientale è occupata da una vasta area sacra, e a nord la collina di Manuzza, sede dell'abitato vero e proprio e ancor prima di un centro indi-geno. Due aree sacre extraurbane, la collina della Gaggera, ad ovest del Modione, e quella di Marinella, ad est del Cotone, stabilivano un collegamento tra la città e le ne-cropoli di Timpone Nero-Manicalunga, a nord-ovest, e di Buffa, a nord di Marinella: altre necropoli erano situate a nord e sulle pendici sud-orientali di Manuzza e, in età ellenistica, anche nella parte settentrionale del pianoro.


L'acropoli, che, allargandosi a sud, assume la caratteristica figura di pera, è circondata da una cinta fortificata realizzata in vari periodi e, nella sua forma odierna, databile alla fine del sec. IV a.C., allorché la collina risulta l'unica zona abitata della città. Come hanno però accertato scavi recenti, l'impianto urbano, che risale alla prima metà del sec. VI a.C., andava anche al di là dell'attuale linea di fortificazioni, estendendosi probabilmente da un fiume all'altro.


Gli isolati, larghi circa 32 m e di lunghezza variabile, vennero a poco a poco riempiti concostruzioni in piccoli blocchi, che agli inizi del sec. V furono smantellate e sostituite da edifici a grandi blocchi; dopo la distruzione del 409, è solo verso la fine del sec. IV che l'acropoli risulta di nuovo occupata da abitazioni, che invadono anche la zona dei santuari.

Tempio C

La parte meridionale dell'acropoli aveva fin dall'inizio una destinazione religiosa. Alla fase più antica appartengono alcuni piccoli edifici, tra cui il cosiddetto «tempietto delle piccole metope», un sacello a pianta molto allungata al quale vengono per lo più attribuite delle sculture metopali databili tra la fine del VII e gh inizi del VI secolo a.C. Con l'avvio di una radicale ristrutturazione dell'area, che porta ad una sua integrazione, nell'impianto ortogonale, viene costruito, verso il 560, il tempio C, un periptero dorico con 6 colonne sui lati brevi e 17 su quelli lunghi e la cella preceduta da un avamporti co: con la sua forma allungata e le colonne, in parte monolitiche, prive di rigonfiamento, rappresenta una fase di passaggio da tipologie assai arcaiche ad altre più evolute. L'edificio, che sostituisce una struttura più antica, viene comunemente riferito ad Apollo.


Di poco più recente — ma anch'esso preceduto da un'altra costruzione — è il tempio D, che ha dimensioni minori e le colonne (6x13) fomite di rigonfiamento: l'identificazione della divinità oggetto di culto oscilla tra Atena ed Afrodite. Tra il 490 e il 460 sono databili i due templi gemelli A e O: dedicati, secondo l'opinione più accreditata, a Latona e Artemide, hanno dimensioni pressoché uguali, con 6 colonne sui lati brevi e 14 su quelli lunghi. Alla fase punica di Selinunte risale infine il tempio B, una piccola struttura interpretata da alcuni come un Asklepièion e caratterizzata dalla compresenza di una trabeazione dorica e di colonne ioniche. Tra i monumentali templi della collina di Marinella, il tempio E, come hanno dimostrato recenti ricerche, è stato preceduto da altri due edifici: il primo, costruito nell'ultimo quarto del sec. VII a.C., fu distrutto da un incendio verso la fine del sec. VI e sostituito da un tempio periptero rimasto probabilmente incompiuto. L'edificio attuale, databile tra il 460 e il 450, è stato di recente oggetto di una ricostruzione assai criticata: è un periptero dorico con 6 colonne sui lati brevi e 15 su quelli lunghi, solitamente riferito ad Hera sulla base di un'iscrizione rinvenuta tra le rovine.

Tempio E

Alla metà del sec. VI risale il tempio F, caratterizzato da una cella assai allungata priva del vano posteriore: è ritenuto per lo più un Athenàion, ma la presenza, tra le colonne (6x13), di un muro alto m 4,70, che lascia stretti varchi solo sulla facciata, ha indotto alcuni studiosi a ravvisarvi la sede di un culto misterico riservato a Dioniso.


Il tempio G è, con la sua superficie di oltre 6000 m(quadrati), uno dei più grandi dell'antichità: ha 8x17 colonne e un'ampia cella con due ordini di 10 colonne. I capitelli di stili differenti e le colonne in parte non scanalate dimostrano che l'edificio, iniziato verso la fine del sec. VI a.C., doveva essere ancora incompleto nel 409. Pressoché unanime è l'identificazione della divinità oggetto di culto con Zeus Olimpio, il che si accorda con la funzione di tesoro pubblico che il tempio sembra avere. Sulla collina della Gaggera, un alto muro di tèmenos recinge l'area del santuario di Demetra Malophoros, frequentato fino in età bizantina e costituito da varie strutture sacre, tra cui un Hekatàion: l'edificio principale è un mègaron di m 20,40x9,52. che risale probabilmente all'inizio della seconda metà del sec. VI a.C. e si sovrappone a una costruzione di dimensioni minori della fine del VII.


Nel recinto venne ad essere successivamente incorporato anche il piccolo santuario di Zeus Meilichios, che, già di epoca greca, risulta assai frequentato in età punica, come si ricava dai tipici ex-voto: il sacello del dio appare caratterizzato dalla mescolanza, prettamente ellenistica, tra lo stile dorico delle colonne e quello ionico della parte alta della struttura.


A breve distanza dal santuario della Malophoros è stato rinvenuto un edi-ficio rettangolare formato da due ambienti e preceduto da una gradinata. Denominata tempio M, in realtà la struttura è probabilmente una fontana monumentale, che era alimentata da una sorgente situata a circa 50 m: le terracotte architettoniche trovate nello scavo permettono di datarla alla metà del sec. VI a.C.

Tempio C, Perseo uccide Medusa

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