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Italia archeologica, Sito di Paestum

Visuale aerea del sito di Paestum

La fondazione


Verso la fine del sec. VII a.C., coloni di Sibari, giunti sul Tirreno, si stanziarono nella valle sulla sinistra del fiume Sele e fondarono la città di Poseidonia; in base al racconto di Strabene (V, 4, 13) ed ai versi 722 e ss. Dell'Alexandra di Licofrone (con i relativi scolii) si può ipotizzare che un contingente armato, inviato a proteggere l'insediamento coloniale, abbia occupato il promontorio di Agropoli (corruzione moderna di Acropolis) che chiude a sud il golfo di Poseidonia, nello stesso sito in cui la tradizione ubica il santuario di Poseidone, il dio che avrebbe dato il nome alla polis. Nello stesso tempo in cui veniva fondata la città, i Poseidoniati occuparono alcuni luoghi del territorio nei quali impiantarono i culti patrii, soprattutto quello della madre Hera, la dea degli Achei dal Peloponneso da cui discendevano i Sibariti, i Crotoniati, i Metapontini; lo Heràion poseidoniate fu costruito sulla riva sinistra del Sele, in prossimità della foce.

Tempio di Atena (o di Cerere)

I grandi scavi


Celebre per la imponente mole dei suoi templi dorici, Poseidonia è stata a lungo, per tutto il '700 e l'800, meta di viaggiatori ed artisti; solo agli inizi del XX secolo sono cominciati i grandi scavi, che hanno riguardato soprattutto la zona monumentale pubblica, santuari e foro, e, nel dopoguerra, specialmente, alcuni isolati urbani e le necropoli, grazie alle indagini massicce di P. C. Sestieri e di M. Napoli. Tra i momenti più importanti della ricerca moderna va, in ogni caso, collocata la scoperta dello Heràion del Sele, avvenuta nel 1934, grazie alla tenacia di due celebri ricercatori, P. Zancani Montuoro ed U. Zanetti Bianco, che erano nella allora malarica Paestum al confino, in ragione dei loro sentimenti liberali e antifascisti.

Tempio di Atena, particolare

Vicende storiche e sviluppo urbano


La città antica fu impiantata su di una piattaforma rocciosa, a brevissima distanza dalla costa (in un tratto probabilmente caratterizzato all'epoca da formazioni lagunari) che venne racchiusa tra il IV ed il III secolo a.C. da una cerchia muraria in blocchi squadrati lunga m 4750, il cui perimetro è pressoché integralmente conservato. Della storia di Poseidonia non sono avanzate notizie significative, tranne quella relativa alla sconfitta militare subita ad opera dei Lucani, che occuparono la città verso la fine del secolo V a.C. Nel 273 a.C. Poseidonia accolse un contingente di coloni latini (è questa l'epoca nella quale probabilmente la città si espanse verso est, assumendo il nome di Paestum) ed entrò nell'orbita di Roma, cui restò sempre fedele.

Tempio di Nettuno

L'impianto urbanistico


La struttura urbana è data da due assi est-ovest incrociati da strade nord-sud ogni m 35, in modo da formare isolati molto allungati (circa m 270); la zona pubblica, che occupa un'area molto vasta (circa km 1 da nord a sud e m 250 da est a ovest) è caratterizzata a nord dal santuario di Atena, al centro dall'agorà e a sud dal santuario (in cui è dominante, ma non esclusiva, la presenza del culto di Hera) in cui spicca la mole dei templi cosiddetti di Nettuno e della Basilica.

Sito di Paestum

Igrandi templi e gli edifici pubblici


II tempio di Atena (cosiddetto di Cerere) è un periptero dorico con un pronao ionico; il culto della dea è attestato da terracotte che la effigiano armata. A sud del tempio si trova l'agorà della quale sono stati identificati un edificio circolare, databile al sec. V a.C., destinato ad ospitare assemblee politiche, ed un heròon (una costruzione rettangolare con tetto a doppio spiovente nella quale erano stati depositati cinque spiedi di ferro, otto vasi di bronzo ed un'anfora attica a figure nere). Nel santuario meridionale, insieme a numerosi edifici di culto (altari, stipi, tempietti ecc.) si trova la cosiddetta Basilica (un tempio arcaico con nove colonne sulla fronte e 18 sui lati lunghi, databile verso il 540 a.C.), ed il cosiddetto tempio di Nettuno (circa il 470-60 a.C.). Nella zona di mezzo tra l'agorà ed il santuario meridionale, dopo la deduzione della colonia latina nel 273 a.C. fu creato il Foro, sui cui lati presero posto installazioni commerciali ed edifìci destinati alle funzioni amministrative della città: sul lato nord spiccano il Comitium circolare, inserito entro un rettangolo, ed il santuario della Fortuna Virilis (nel recinto con la pi-scina, nella quale avvenivano riti femminili di purificazione e rigenerazione verginale). Ad epoca successiva (forse il sec. II a.C.) risale il tempio con podio italico (che taglia la parte occidentale del Comitium) con colonne ioniche, capitelli corinzi compositi e fregio dorico, situato nella parte centrale del lato nord.

Tomba del tuffatore

Le necropoli e le loro pitture


Grande attenzione è stata assegnata in tempi recenti alla esplorazione delle necropoli che circondano la città ed ai santuari extraurbani, soprattutto quello a sud, in località S. Venera, consacrato al culto di Demetra, e quelli rurali di Albanella e di Capodifiume. Tra le necropoli spicca la Tempa del Prete, da cui proviene la Tomba del Tuffatore: cinque lastre dipinte con scene di convivio ed il coperchio con il giovane che si tuffa, isolato, finora, esempio di pittura tombale del secolo V a.C. Dalle necropoli di Andriolo a nord e Spinazzo a sud provengono le centinaia di tombe dipinte (molte sono esposte nel locale Museo) del secolo IV a.C. ed i ricchi corredi che accompagnavano il defunto, tra cui i vasi a figure rosse prodotti da un atelier locale nel quale erano attivi pittori che firmavano le loro opere, come Assteas e Python.

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