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Lampi di cultura

Italia archeologica, Sperlonga e Tiberio

Grotta di Tiberio, incisione di Luigi Rossini (1835)

Gli storici ed i biografi antichi di Tiberio, descrivono la vita e l'operato dell'imperatore come un processo in cui, malgrado l'innata nobiltà di sentimenti e le doti altissime, fosse ineluttabilmente convogliata verso sempre nuove delusioni una vita di 78 anni, ricca di straordinari successi come di mutamenti repentini, di sconfitte e perfino di tragedie. Cosicché cresceva in lui una continua sfiducia, destinata a sfociare progressivamente in amarezza, in odio, in misantropia, ed infine in una sorta di rassegnata disperazione.


Velleio Patercolo, che era stato sotto le armi al comando di Tiberio in Germania, pubblicò una biografia dell'imperatore attorno al 30 d.C.: in contrasto con le tre biografie che giudicano a posteriori, egli celebra encomiasticamente i primi 25 anni di governo di Tiberio fino alla morte della madre Livia nel 29 d.C., ed esalta in particolare i 10 anni della sua dominazione in collaborazione con Augusto. Nelle sue pagine si accenna appena al mutamento avvenuto nella personalità di Tiberio, e lo si mette in relazione al dolore per la morte della madre. Ma ciò non è certamente esatto, giacché è noto come il rapporto fra madre e figlio fosse tutt'altro che sereno.

Statua di Tiberio, Musei Vaticani

Certamente una tappa importante nella vita di Tiberio è rappresentata dal trasferimento a Capri. Secondo alcuni studiosi, il secondo esilio di Tiberio non fu programmato in anticipo, ma piuttosto rappresentò la conseguenza di un attentato al princeps, avvenuto a Sperlonga alla fine di settembre o ai primi di ottobre del 26 d.C. Ma di un simile attentato non ci è stato tramandato assolutamente nulla, ad eccezione di una frana le cui cause sono descritte da tutte le fonti come naturali.


A Sperlonga sarebbe stato impossibile avvicinarsi alla villa con l'annessa grotta senza essere visti, predisporre sul declivo del Monte Ciannito un accumulo di massi al di sopra dello stibadium dell'isola per farli rotolare giù al momento opportuno, provocando una frana. Inoltre è molto improbabile che Tiberio abbia abbandonato Sperlonga, che tanto amava, per questa ragione.

Testa di Ulisse, dettaglio del gruppo scultoreo di Polifemo, Museo archeologico nazionale di Sperlonga



Nell'imminenza del pericolo, costituito da una simile calamità naturale, Seiano (prefetto del pretorio) aveva mostrato di essere un amico dimentico di sé e capace di mettere a repentaglio la propria vita, per far scudo all'imperatore con il suo stesso corpo. Possiamo ben immedesimarci nelle reazioni complesse dell'imperatore. Una è l'orrore alla vista dei corpi straziati ed il panico di cadere lui stesso, da un momento all'altro, in preda alla stessa sorte, la convinzione di non dover più indugiare in un simile luogo. Un'altra la coscienza, che nel contempo si dischiude in lui, di non essere circondato da meri esecutori d'ordini, ma che l'uomo, ch'egli ha chiamato presso di sé a difesa della propria sicurezza, è realmente disposto a rischiare la vita per la persona da proteggere. In un uomo siffatto il sovrano poteva riporre tutta la propria fiducia, ed in quel momento era questa per Tiberio la cosa più importante, perché egli dovette subitaneamente intuire che sarebbe stato ormai necessario cercarsi un altro luogo ed un'altra dimora. A questo punto sarebbe stato quasi ovvio optare per il ritorno a Roma, nel palazzo imperiale sul Palatino, che lui stesso aveva fatto ampliare grandiosamente ed adornare di splendidi capolavori di scultura. Ma l'imperatore non sopportava Roma. Così preferì scegliere il secondo esilio da nesiarca a Capri, e credette di poterlo fare perché convinto di aver trovato in Seiano un fedelissimo, cui poter affidare la guida dell'Urbe.

Domus Tiberiana sul Palatino

Nondimeno l'incidente non poteva non lasciare una profonda ferita nell'animo di Tiberio. Sperlonga significava per lui l'acquisita autocoscienza della sua identità e la garanzia di un'esistenza quasi paradisiaca. Il dolore per la perdita dei figli Germanico e Druso, addotto dagli storici quale motivo della frequente assenza di Tiberio dalla capitale, si era mitigato nella consuetudine con l'incantevole paesaggio di Sperlonga. E da questo paradiso Tiberio venne scacciato all'improvviso e per sempre.


La frana di Sperlonga segnò un punto cruciale nella vita di Tiberio, allorché gli si profilò un'altra intensissima esperienza: quando la fiducia in Seiano cedette il passo ad una delusione tanto più amara, allora niente poté più fermare l'evoluzione della personalità del sovrano, che si avviava a divenire «un colosso d'argilla imbevuto di sangue».

Ricostruzione ottocentesca di Villa Jovis, a Capri

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