Lampi di cultura

Germania, Carlo Magno

Henri Pirenne.

Maometto e Carlo Magno, ovvero la ?tesi Pirenne?

Nel 1937, con la pubblicazione postuma del celebre lavoro di Henri Pirenne, Maometto e Carlomagno, il dibattito sull'Europa carolingia ebbe una svolta decisiva rispetto ai termini in cui era stato impostato dalla storiografia ottocentesca. Pirenne era anche lui uno storico dell'Ottocento: per convincersene basta guardare le fotografie che lo ritraggono con gran barba e pince-nez, o controllare la sua data di nascita, il 1862. Ma era un Belga, nato e vissuto ai confini fra mondo romano e mondo germanico, e propose una soluzione diversa, che permettesse di superare l'impasse creata dagli opposti nazionalismi degli storici francesi e tedeschi. Analizzando i traffici commerciali e la circolazione monetaria, Pirenne giunse alla conclusione che l'impero di Carlo non assomigliava pi? nemmeno lontanamente all'impero romano; ma la fine dell'Antichit? non risaliva secondo lui alle invasioni barbariche, dall'impatto economicamente trascurabile. Era stato il dilagare degli Arabi nel bacino del Mediterraneo a frantumare, dopo Maometto, l'unit? del mondo antico, che s'era costruita intorno al Mare nostrum; solo allora aveva cominciato a prendere forma l'Europa come noi la conosciamo oggi, rispetto alla quale il Mediterraneo rappresenta piuttosto una frontiera.

Aquisgrana, Cappella Palatina.

Nei termini, essenzialmente economici, in cui Pirenne volle impostarla, la sua tesi ? stata oggi completamente abbandonata: non c'? nessun dubbio, infatti, che la decadenza del commercio mediterraneo, la crisi monetaria, e una certa involuzione del mondo urbano si possono far risalire gi? ai secoli del tardo impero e delle invasioni barbariche, con un ulteriore aggravamento al tempo delle catastrofiche guerre di Giustiniano. Per altro verso, questi fattori di declino non giustificano l'immagine estrema di un imbarbarimento generalizzato e d'una pressoch? totale scomparsa del mercato, che emerge da Maometto e Carlomagno: ci? che si verifica nel corso dell'Alto Medioevo ? piuttosto la nascita di un nuovo spazio economico, non pi? orientato sul Mediterraneo ma sull'Europa continentale, e le cui correnti di scambio s'indirizzano verso il Mare del Nord. Ma nonostante questi limiti l'intuizione di Pirenne si ? rivelata estremamente feconda, proprio perch? ha posto il problema in modo nuovo: a partire da lui, il dibattito non verte pi? sulla natura romana o germanica dell'impero di Carlo Magno, ma sulla sua collocazione tra passato e futuro. Si discute, cio?, se quell'impero che si voleva romano assomigli davvero, almeno in qualche aspetto strutturale, all'impero non diciamo di Augusto, ma di Diocleziano o di Costantino, o se invece il continente su cui regnava Carlo non sia qualcosa di radicalmente diverso, in cui s'intravede gi? la genesi dell'Europa moderna.

Incoronazione di Carlo Magno, Raffaello, 1516-17.

Ma se dalla discussione sulla societ? e sull'economia torniamo a riflettere sullo spazio politico in cui si muoveva Carlo Magno, e che anzi egli contribu? largamente a creare, ? difficile non riconoscere che proprio con l'egemonia franca l'idea di Europa comincia ad assumere i connotati cui siamo abituati ancor oggi, nel bene e nel male. Quali che siano i limiti intrinseci della tesi pirenniana, ? indubbio che l'antico impero romano era una realt? mediterranea, che estendeva il suo dominio su tutte le sponde, europea, africana e asiatica del Mare nostrum; mentre l'impero di Carlo era una realt? continentale, che aveva il suo baricentro nella valle del Reno, e in cui gi? emergevano gli orizzonti nazionali e regionali destinati a dominare l'Europa del secondo millennio. Certo, il delinearsi di questa nozione di Occidente risale gi? al tardo impero romano, e fu accelerato drammaticamente dalle invasioni barbariche. Ma proprio per questo assume particolare importanza il momento in cui le antiche province romane su cui si era abbattuta la catastrofe, e che per alcune centinaia d'anni avevano conosciuto, ciascuna, una propria storia pi? o meno autonoma, vennero unificate in una nuova entit? politica, solo formalmente collegata all'antica. E quando si dice unificate, non s'intende soltanto che obbedirono, per poche decine d'anni del resto, a uno stesso imperatore; ma che le leggi, le istituzioni di governo, le regole economiche elaborate in una sola di quelle province, la Gallia dominata dai Franchi, vennero estese all'insieme dell'Europa. Fu un processo lento, certo; le cui premesse erano gi? ben visibili nell'egemonia esercitata dai Franchi sui regni vicini fin dall'et? merovingia, ma che trov? la sua sanzione formale soltanto il giorno di Natale dell'anno 800. L'incoronazione imperiale di Carlo Magno non determin?, ma sanc? la nascita di uno spazio politico nuovo, che a distanza di oltre mille anni continua ad apparirci familiare: un'Europa di cui la Francia e la Germania sono i partner principali, e in cui l'Italia padana ? pi? integrata del Mezzogiorno, la Catalogna pi? del resto della Spagna, mentre la Gran Bretagna continua ad esserle in qualche misura estranea. Questa Europa nordica e continentale, latino-germanica per cultura, ma diffidente verso le regioni mediterranee e quasi del tutto dimentica di quelle greco-slave dell'Est, ? un lascito di Carlo Magno; e non ? affatto un caso che ancor oggi il cuore e il cervello dell'Unione battano a Bruxelles, a Strasburgo, a Maastricht, nel cuore dell'antico paese franco. E allora non ci stupiremo se proprio all'epoca di Carlo Magno il nome d'Europa comincia a comparire con frequenza inaspettata sotto la penna degli intellettuali d'Occidente: come quell'anonimo che negli anni in cui Carlo era bambino celebrava la vittoria di suo nonno a Poitiers scorgendovi un trionfo degli ?Europenses?, gli Europei, uniti sotto la guida del maggiordomo franco nella difesa dalla marea islamica; o come il prete Catwulfo, che dalle isole britanniche scriveva a Carlo nel 775 annunziandogli che Dio l'aveva innalzato al trono ?per la maggior gloria del regno d'Europa?; per finire con la nostra vecchia conoscenza, il poeta di Paderborn, che nell'estate del 799 definiva Carlo ?rex pater Europae?, il re padre dell'Europa.



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