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Lampi di cultura

Russia, Siberia

La spinta Russa verso Oriente non fu una storia di sole battaglie, di trattati e di grande politica: senza esploratori come Vladirmir Arsen'ev che costituirono l'avanguardia delle ambizioni russe in quelle lande inesplorate, l'espansione dell'impero zarista non sarebbe stata possibile. Fu una vera e propria epopea, che nullla ha da invidiare alla conquista dell'Ovest negli Stati Uniti, pur essendo molto meno conosciuta. Riportiamo un brevissimo estratto dal celeberrimo libro Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure scritto da Arsen'ev e dal quale sarebbe stato tratto il film capolavoro di Akira Kurosawa. Il testo comincia dopo il primo incontro con lo "strano" Dersu Uzala, un nativo incontrato casualmente: pur conoscendolo da pochissimo, il capitano della spedizione russa si accorge ben presto del valore dell'uomo che ha davanti.

Dersu Uzala
Dopo il tè i fucilieri cominciarono a mettere le some ai cavalli. Anche Dersu si preparò. Prese lo zaino, la forcella e la carabina Berdan.
Il nostro drappello si mise in marcia. Dersu venne con noi.

La gola che percorrevamo era lunga e tortuosa. Da una parte e dall'altra si aprivano altre gole uguali. Da esse divallava, rumoreggiando, l'acqua. Il raspadok [valle stretta] si allargava gradualmente trasformandosi in una valle. Sugli alberi c'erano delle vecchie intaccature: esse ci condussero ad un sentiero.

Il gol'd [denominazione della popolazione che abita il bacino del corso inferiore dell'Amur] ci precedeva e guardava continuamente e con attenzione per terra. A volte si accovacciava, raccoglieva delle foglie e le esaminava.

- Cos'è? - gli chiesi.

Dersu si fermò e disse che quel sentiero non era per cavalli, ma solo per cacciatori, che seguiva delle trappole per zibellini, che alcuni giorni prima vi era passato un uomo e che, con ogni probabilità, si trattava di un cinese.

Le parole del gol'd colpirono noi tutti. Notata la nostra diffidenza, esclamò:

- Come non capire! Guardare da te.

Dersu Uzala e Vladimir Arsen'ev nel film di Akira Kurosawa

Quindi a sostegno di quanto aveva detto portò tante prove che i nostri dubbi d'un tratto si dissolsero. Tutto apparve cosi chiaro e così semplice, che io mi stupii di non averlo notato da solo. Da nessuna parte del sentiero si vedevano orme di cavalli; i rami degli alberi ingombravano la strada; i cavalli procedevano con difficoltà e urtavano di continuo con le some contro gli alberi. Poi le curve si fecero così brusche che gli animali non potevano seguirle ed erano costretti a dei lunghi giri; attraverso i ruscelli erano stati gettati dei tronchi su cui passavano le tracce, e mai il sentiero era interrotto dall'acqua; gli alberi abbattuti dalle tempeste, che ostruivano il sentiero, non erano stati tagliati, gli uomini procedevano liberamente, ma i cavalli dovevano continuamente deviare e aggirare gli ostacoli.

Tutto ciò dimostrava che il sentiero non era per animali da soma.

- Da molto qui uomo passato - disse Dersu quasi tra sé. - Ora uomini non passare, pioggia cominciare. - E si mise a calcolare quando era caduta l'ultima pioggia.

Riva del lago Chanka, una delle tappe della spedizione di Arsen'ev

Camminammo per un paio d'ore lungo questo sentiero. A poco a poco la foresta di conifere sfumò nel bosco misto. Sempre più spesso s'incontravano pioppi, aceri, tremule, betulle e tigli. Pensai di fare una seconda tappa, ma Dersu mi consigliò di proseguire ancora per un po'.

- Presto noi trovare qui baracca - disse e indicò gli alberi dai quali era stata tolta la corteccia.

Capii subito. Nelle vicinanze doveva esserci ciò cui la corteccia era stata destinata. Allungammo il passo e dopo dieci minuti, sulla riva di un ruscello, vedemmo una piccola baracca con il tetto ad uno spiovente, costruita da cacciatori e da cercatori di ginseng. Dopo averla esaminata tutt'intorno, il nostro nuovo amico confermò, osservando l'erba calpestata, che alcuni giorni prima era passato di li un cinese, che poi aveva pernottato in quella baracca. La cenere indurita dalla pioggia, un rudimentale giaciglio d'erba e delle vecchie ginocchiere di daba, abbandonate, ne erano la testimonianza. Capii allora che Dersu non era solo un cacciatore, ma anche un «ormatore».

La taiga (foresta) siberiana

Bisognava dar da mangiare ai cavalli. Cosi decisi di approfittare di questa circostanza: mi distesi all'ombra di un cedro e mi addormentai. Dopo un paio d'ore fui svegliato da Olent'ev. Vidi che Dersu aveva tagliato della legna, raccolto della corteccia di betulla e messo tutto insieme nella baracca. Pensavo che volesse bruciarla e cosi cominciai a dissuaderlo dal fare ciò. Ma invece di rispondermi, egli mi chiese un pizzico di sale e un pugno di riso. Mi interessava sapere cosa volesse farne e gli diedi ciò che mi aveva chiesto. Il gol'd avvolse accuratamente nella scorza di betulla alcuni fiammiferi, in un altro cartoccio mise il sale e il riso e appese ogni cosa nella baracca. Aggiustò quindi dall'esterno la corteccia e cominciò a prepararsi.

- Pensi di tornare qui? - chiesi al gol'd.

Egli scosse negativamente la testa. Gli chiesi allora per chi avesse lasciato il riso, il sale e i fiammiferi.

- Qualche altro venire - rispose Dersu - trovare baracca, trovare legna asciutta, fiammiferi trovare e da mangiare trovare: non morire.

Le sue parole mi colpirono profondamente. Il gol'd si preoccupava di qualcuno che non conosceva, che mai avrebbe visto e che non avrebbe mai saputo chi aveva preparato per lui la legna e il mangiare.

Monumento dedicato a Dersu Uzala: la costruzione si trova nella città di Arsen'ev, rinominata così in onore dell'esploratore russo

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