Lampi di cultura

Russia, La spinta verso Oriente

Steppa

La spinta della Russia verso l'Oriente dipese in larga parte dallo scacco subito nella sua espansione ad Ovest a seguito della Guerra di Crimea (1853-55). Più della pur bruciante sconfitta militare, per la Russia fu un trauma vedere l'Europa cristiana schierarsi contro di lei, a favore degli "infedeli" dell'Impero ottomano. A questo proposito è significativa una poesia di Dostoevskij dal titolo Sugli avvenimenti europei del 1854:




Non sta a voi decidere la sorte della Russia!

Non vi son chiari i destini?

Suo è l'Oriente!



Regnando sull'Asia profonda

Essa darà a tutto nuova vita

E rinascita all'antico Oriente



Il cristiano unito con il turco contro Cristo!

Il cristiano difensore di Maometto!

Vergogna a voi, apostati della Croce

Che spegnete la luce Divina!


La sottile linea rossa di Robert Gibb. Guerra di Crimea, Battaglia di Balaklava, 1854

Dopo la guerra di Crimea la politica estera russa si concentrò sull'espansione ad oriente. A questo proposito sono interessanti le parole scritte nel suo diario da P. Ch. Grabbe, alto funzionario russo «Se siamo destinati a diventare un regno dell'Oriente, allora il vero scenario della potenza russa si trova là. Siamo stati a lungo in Europa senza concludervi nulla. L'Europa ci è ostile, e ben poco ha preso lei da noi e noi da lei. Come capitale, Pietroburgo ci ha enormemente danneggiato... mentre da Mosca stendiamo la nostra mano sull'Oriente, su quelli che in passato erano interi regni: la Volga tatara, gli Urali, la Siberia sono le basi migliori ed inaccessibili della nostra potenza». Questo nuovo orientamento verso l'Asia non deve essere tuttavia inteso come una rottura radicale della politica estera russa, che anche dopo la guerra di Crimea continuò ad essere profondamente coinvolta nelle vicende europee e balcaniche.


In ogni caso, nella seconda metà dell'Ottocento la Russia attuò una spettacolare espansione verso Oriente: la resa di Samil, leader della resistenza musulmana nel caucaso, nel 1859 e la sottomissione dei circassi nel 1864 permisero l'occupazione definitiva del Caucaso settentrionale ed il trasferimento su altri scacchieri delle forze militari che vi erano state bloccate per decenni. Le vittorie nel Caucaso e in Oriente avrebbero dovuto compensare lo smacco ricevuto dall'Occidente.

Presa della fortezza di Vasily Vereshchagin. Il pittore accompagnò le truppe russe durante la campgna contro il sultanato di Khiva

L'espansione proseguì con la conquista in più tappe di quello che allora veniva chiamato Turkestan dopo la sottomissione relativamente pacifica delle tribù delle steppe kazache. Maggiori resistenze offrirono i khanati centroasiatici che avevano già respinto una spedizione russa nel 1839; in ogni caso non riuscirono a fermare l'espansione dell'Impero russo che occupò Tashkent (1865), Samarcanda (1868) e Khiva (1873). La resistenza dei nomadi turkmeni fu spezzata solo dopo la presa di Gök Tepe nel 1879, mentre Merv venne presa nel 1884. Nel 1885 la conquista del Turkestan poteva dirsi completa.


Tali conquiste furono facilitate dall'indefinitezza delle frontiere orientali, dalla debolezza delle strutture politiche della regione ed anche dall'ambizione di generali e governatori russi che svolsero spesso una politica personale, oltrepassando le prudenti indicazioni dei ministri degli esteri. Una dinamica comune anche all'espansione coloniale dei paesi Occidentali: spesso erano le autorità militari e civili locali a dare il via all'acquisizione di nuove terre senza l'esplicito consenso del proprio governo (che spesso veniva informato a cose fatte).

La città di Khiva oggi

In Estremo Oriente, dopo la lenta conquista degli spazi semispopolati della Siberia a partire dalla metà dello scorso secolo, la Russia si volse a Sud, verso Cina, Manciuria e Corea. Le poco numerose bande cosacche che erano riuscite a conquistare la Siberia vennero arrestate dal ben organizzato esercito cinese e le frontiere tra i due imperi furono stabilite dai trattati di Nercinsk (1689) e Chjachta (1727), i primi firmati dalla Cina con una potenza occidentale. Questi contatti poco intensi ma stabili continuarono sino alla metà del XIX secolo, quando l'indebolimento della Cina, potenza tradizionalmente egemone dell'area estremo-orientale, aprì un sempre più evidente vuoto di potere, soprattutto nelle regioni esterne dell'impero, non popolate da cinesi: Sinkiang, Mongolia, Tibet, Manciuria.


L'espansione verso l'Estremo Oriente ed il Pacifico si rivelò il momento più impegnativo della spinta russa verso est. Il suo promotore iniziale fu il governatore generale della Siberia Orientale, Nikolaj Murav'èv. Nel 1854, lo stesso anno in cui venne fondata nell'attuale Kazachstan la città di Vernyj - poi Alma-Ata, ora Almaty - approfittando delle difficoltà cinesi egli occupò la regione del fiume Amur; un atto di forza che Pechino dovette riconoscere con il trattato di Aigun nel 1858. Nel 1860, Murav'èv fece da mediatore tra i cinesi e gli anglo-americani che assediavano Pechino, ottenendo l'evacuazione di questi ultimi e dal governo mancese un nuovo trattato che riconosceva alla Russia la sovranità sull'intera regione tra il fiume Ussuri e la costa del Pacifico, dove in quello stesso anno fu fondata la città di Vladivostok.


Questi successi rafforzarono notevolmente la presenza russa in Estremo Oriente, tuttavia negli anni successivi l'espansione rallentò: nel 1867 l'Alaska fu addirittura venduta agli Stati Uniti (una scelta che i successivi governi dovettero rimpiangere amaramente!).

Il fiume Amur

L'espansione russa in Estremo Oriente riprese respiro a cavallo del XIX e il XX secolo. Principale motore di questa svolta fu la politica capitalistica ed industriale promossa dal ministro delle finanze Sergej Vitte. Strumento fondamentale di questa nuova politica espansionista fu la progettazione e la costruzione della Transiberiana (1891 - 1903): la nuova linea di comunicazione permise un rapido aumento della popolazione in Siberia e una crescita considerevole del commercio con la Cina (oltre a consentire più rapidi spostamenti delle truppe). Sempre alla ricerca di porti liberi dai ghiacci i russi cercarono di espandersi ulteriormente verso sud, cioè verso la Manciuria, che faceva però gola anche al sempre più forte Giappone, vittorioso nel 1895 nella guerra con la Cina. La Russia stipulò con quest'ultima un accordo segreto in base al quale si impegnava a proteggerla da aggressioni esterne ottenendo in cambio il diritto a costruire una ferrovia che raggiungesse il Pacifico attraversando la Manciuria. Dopo aver imposto al Giappone la rinuncia alla penisola di Liatung - situata in territorio cinese e nella quale si trovava Porth Arthur - nel 1897 la Russia se ne impadronì. In questo modo Pietroburgo abbandonò la politica di paternalistica protezione sino ad allora assunta nei confronti della Cina. Inoltre, si pose in esplicito contrasto con il Giappone, procedendo di passo in passo verso un conflitto aperto, che scoppiò nel 1904 e si concluse l'anno successivo con la ben nota, rovinosa sconfitta.

Costruzione della Transiberiana, stampa dell'epoca

L'esito infelice della guerra con il Giappone e la prima rivoluzione (1905) posero in pratica fine alla fase "orientale" della politica estera di Pietroburgo. Un ulteriore sussulto dovuto alla rivoluzione cinese del 1911, consentì però alla Russia di prendere sotto la sua protezione la Mongolia dichiaratasi indipendente. La valutazione dell'espansione russa verso l'Asia nella seconda metà del XIX secolo e nei primi anni del XX è alquanto controversa. Alcuni studiosi hanno suggerito che possa aver influito la volontà di vendicare l'orgoglio nazionale umiliando i discendenti dei tatari un tempo invasori e dominatori della Russia'. Questa interpretazione sembra inconsistente, ma anche le motiva¬zioni economiche della svolta verso est della politica estera russa, sia verso l'Asia centrale che verso l'Estremo Oriente, appaiono quanto mai limitate, comunque largamente meno significative di quelle politico-strategiche. L'espansionismo russo verso Oriente non derivò in realtà da un unico e chiaramente definito progetto, ma piuttosto da un insieme poco coerente di differenti idee, interessi e progetti, cosa che ne spiega in larga misura anche il parziale fallimento. Comunque le si voglia interpretare, le conquiste della seconda metà del XIX secolo accentuarono notevolmente la natura asiatica dello spazio imperiale russo. Fu allora che la Russia prese coscienza di essere una potenza euroasiatica.

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