Lampi di cultura

Serbia e paesi balcanici: la prima Yugoslavia (1918-1945)

La situazione dei Balcani nel 1913

Alla fine dell'Ottocento per lo stato serbo riunire tutti gli "slavi del sud" (croati, serbi, sloveni, montenegrini e bosniaci) non era un'ambizione velleitaria, ma un preciso progetto politico. Le Guerra balcaniche avevano permesso alla Serbia di affermarsi come la potenza regionale emergente: in pochi anni aveva moltiplicato la sua dimensione territoriale, la sua popolazione e cacciato definitivamente l'Impero ottomano dal cuore della penisola balcanica

La formazione della Yugoslavia

A seguito della Prima guerra mondiale il 1o dicembre 1918 venne fondato il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni a cui aderì anche il Regno del Montenegro allora indipendente. La nuova costruzione statale si trovò ben presto a dovere affrontare lo stesso problema che non aveva fatto dormire sonni tranquilli all'amministrazione austriaca: come riuscire a far convivere etnie diverse in un epoca dominata dal Nazionalismo? Oltre a serbi, croati e sloveni vivevano nel nuovo regno altre corpose minoranze: montenegrini, bosniaci e albanesi.


La classe politica non fu in grado di trovare una soluzione di compromesso che reggesse e allora il re Alessandro I nel tentativo di superare la situazione di stallo, il 6 gennaio 1929 attuò un colpo di stato. Dopo il golpe Alessandro I promesse una politica di centralizzazione amministrativa e culturale, penalizzando le autonomie locali e le aspirazioni federaliste: il regno cambiò nome in Yugoslavia. Le tensioni tuttavia non si placarono e nel 1934 Alessandro I venne ucciso a Marsiglia in un attentato compiuto da un seguace di Ante Paveli?, il leader del movimento nazionalista croato Ustascia.


L'attentato venne ripreso dalle cineprese che seguivano il re nella sua visita di stato in Francia: il filmato, il primo del suo genere nella storia, è un documento unico e di grande importanza. Il principe Paolo venne nominato reggente in attesa che Pietro, il figlio di Alessandro, raggiungesse la maggiore età.

L'attentatore prova ad allontanarsi dalla macchina. Il colonello Poillet (a cavallo) lo atterra

Il principe Paolo fronteggiò non solo le sempre più gravi tensioni interne, ma anche la difficilissima situazione internazionale: lo scoppio della Seconda guerra mondiale lasciava la Yugoslavia isolata dai suoi principali alleati (Francia e Gran Bretagna) e circondata da potenze che rivendicavano fette del suo territorio (Italia, Ungheria e Bulgaria).


L'improvvida dichiarazione di guerra italiana alla Grecia (ottobre 1940) costrinse i tedeschi ad intervenire nella penisola balcanica per evitare che il proprio alleato venisse umiliato (l'esercito greco aveva respinto gli invasori italiani oltre la frontiera albanese) e per salvaguardare i pozzo petroliferi romeni dai bombardieri britannici.


Per intervenire i tedeschi avevano bisogno di stabilire relazioni amichevoli con i paesi balcanici e se Bulgaria, Ungheria e Romania avevano già sottoscritto il patto Tripartito, la Yugoslavia no. Cedendo alle pressioni tedesche e ritenendo che la Gran Bretagna non potesse essere d'aiuto, il principe Pietro il 25 marzo 1941 firmò il patto.


L'alleanza con la Germania era talmente impopolare presso l'opinione pubblica e la classe politica serbache tramite un colpo di stato il reggente Paolo fu estromesso dal potere e Pietro, figlio di Alessandro I, incoronato re di Yugoslavia con il titolo di Pietro II. Nonostante il nuovo governo si affrettasse a proporre alla Germania un trattato di non aggressione, era del tutto evidente che non aveva alcuna intenzione di ratificare l'adesione al Patto Tripartito e allora Hitler decise di invadere la Yugoslavia. L'invasione cominciò il 6 aprile 1941: completamente circondato da nemici (tedeschi, italiani, ungheresi, romeni e bulgari) l'esercito yugoslavo si arrese il 17 di aprile e il governo si rifugiò in esilio.


Il regno venne diviso in più parti: all'Italia andò buona parte del litorale adriatico, all'Ungheria la Voivodina, alla Bulgaria la Macedonia e all'Albania (stato vassallo dell'Italia) il Kosovo. In Croazia e Bosnia venne creato uno stato indipendente sotto la guida di Ante Paveli?, la Serbia venne amministrata direttamente dall'esercito tedesco e in Monentengro si costituì un regno formalmente indipendente ma legato all'Italia.

La spartizione della Yugoslavia, 1941

Lo smembramento del Regno e l'occupazione scatenarono le tensioni etniche: nello Stato Indipendente di Croazia di Paveli? compì un'opera di pulizia etnica di serbi ed ebrei la cui ferocia colpì favorevolmente i tedeschi. Tra le popolazioni musulmane della Bosnia Himmler arruolò due divisioni SS di volontari (la 13. Waffen-Gebirgs-Division der SS "Handschar" e la 23. Waffen-Gebirgs-Division der SS "Kama") con funzioni antipartigiane.

Il Gran Muftì di Gerusalemme passa in rassegna i volontari musulmani della divsione SS Handschar

Queste divisioni si accanirono particolarmente sulle popolazioni serbe. In Serbia i tedeschi costituirono un amministrazione appoggiandosi su alcuni politici e militari serbi di secondo piano: lo scopo di questi collaborazionisti era cercare di salvare il maggior numero di serbi.

In contrapposizione ai tedeschi e ai loro alleati c'erano due gruppi di partigiani: i "cetnici" guidati dal colonnello Draža Mihailovi? e i comunisti guidati da Josip Broz Tito.

Il colonnello Draza Mihajlovic

Questo quadro, per quanto breve e incompleto, della situazione yugoslava tra il 1918 e il 1945 è utile per capire quanto complesse fossero (e per certi versi ancora siano) le tensioni e i conflitti etnici che hanno attraversato la penisola balcanica.

Josip Broz Tito, in basso a destra

Conway SRL | Piazza San Domenico, 2 40124 Bologna
PIVA 04166850372 CF 02464170378
Tel. 39051.233.716 Fax: 39051.220.723