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Lampi di cultura

India, Ladakh , esplorazione

Verso il Ladakh: il monastero di Lamayuru.Tutte le illustrazioni dal diario di viaggio di William Moorcroft.

William Moorcroft (1767 - 1825) fu un esploratore inglese al servizio dalla Compagnia delle Indie Orientali. Viaggiò attraverso Himalaya, Tibet e Asia centrale, raggiungendo infine Bukhara, nell'odierno Uzbekistan. Potrebbe essere stato il primo esploratore occidentale a visitare il Ladakh (1820). La ricchezza di Leh - circondata da un nulla di immensa vastità - lo sorprese.


Moorcroft nacque a Ormskirk, nel Lancashire, figlio illegittimo di Ann Moorcroft, figlia di un agricoltore. Fu battezzato nel 1767 a St Peter e St Paul, la chiesa parrocchiale di Ormskirk. La sua famiglia aveva mezzi sufficienti per garantirgli l'apprendistato con un chirurgo a Liverpool, ma durante questo periodo una malattia sconosciuta decimò le mandrie di bestiame nel Lancashire e il giovane William fu reclutato per curare gli animali colpiti. La sua competenza impressionò così tanto i proprietari terrieri della contea che gli offrirono di pagare per la sua istruzione se avesse abbandonato la chirurgia e si fosse iscritto a un corso universitario in veterinaria a Lione, in Francia. Arrivò in Francia in piena rivoluzione (1789) e riuscì ad essere il primo inglese a diplomarsi come chirurgo veterinario. Rientrato a Londra, cominciò a esercitare l'attività di veterinario, diede vita a un "ospedale per cavalli" a Oxford Street, contribuì alla fondazione del primo college veterinario britannico; infine propose nuovi metodi chirurgici per curare la zoppia nei cavalli e depositò diversi brevetti per macchine per la fabbricazione di ferri di cavallo. .

Veduta di Leh e del palazzo reale.

Nel 1803 venne arruolato nell'esercito britannico nell'ambito della mobilitazione attuata contro la temuta invasione dell'isola da parte di Napoleone. Fece parte del Westminster Volunteer Cavalry ove, venne notato da Edward Parry, direttore della East India Company. Parry lo assunse per dirigere un allevamento di cavalli nel Bengala. Fu così che nel 1808 Moorcroft lasciò una professione affermata e ben remunerata per giungere a Calcutta, India. Le sue conoscenze ebbero subito un magnifico impatto. Verificata la totale mancanza di competenza delle persone con cui stava lavorando, organizzò in modo più razionale l'alimentazione, l'attività e gli accoppiamenti tra cavalli. In breve l'azienda che seguiva diventò una fattoria modello, allargò la sua attività alla coltivazione dell'avena in modo da essere sempre rifornita per i propri cavalli. Fu in questo contesto che Moorcroft si rese conto che gli stalloni che aveva a disposizione erano di scarsa qualità. In India, anche nei mercati più ricchi, non riuscì a trovare le bestie che gli servivano per migliorare gli incroci. Fu allora che venne a sapere che il mercato più importante di cavalli era a Bukhara, in Asia centrale. Un'altra terra da cui giungeva notizia di cavalli forti e resistenti, ma anche agili, fu il Tibet. Moorcroft reclutò così una guida persiana e con lei mosse alla volta di Bukhara. Travestiti da pellegrini commercianti indù, Moorcroft e il capitano William Hearsey partirono per l'Asia centrale portando con sé una ricca scorta di merci e di medicinali utili a stabilire relazioni commerciali tra l'India e l'Asia centrale. Seguendo l'alto corso del Gange, si addentrarono nelle valli himalayane. Nel Daul vennero intercettati da messi tibetani che notificarono loro la proibizione di procedere in territorio tibetano. Ma in parte promettendo guadagni, in parte conquistandosi la simpatia, Moorcroft riuscì a trascinarli dalla sua parte e a condurli con sé come guide. In breve superarono il passo di Niti e si addentrarono in territorio tibetano e quindi raggiunsero Daba e Gartok, sede del governatore del Tibet occidentale. Nel corso della spedizione, Moorcroft giunse a scoprire le sorgenti dell'Indo, una molteplicità di laghi sacri e di luoghi di culto. E sebbene avesse nel frattempo intrapreso un fiorente commercio grazie ai leggeri scialli kashmiri che aveva portato con sé, quanto rientrò a Calcutta dal Nepal si misurò con le ire dell'impresa che lo aveva assunto. Cavalli non ne aveva e quanto a scialli di cachemire probabilmente sembrarono straccetti di nessun valore. .

Il diario della spedizione.

Come è naturale che sia, il viaggio in Tibet servì solo a stuzzicare l'appetito di Moorcroft. Quando propose - alcuni anni dopo (1816) - di recarsi a Bukhara a comprare cavalli, i suoi superiori lo sollecitarono a essere più concreto: loro non erano interessati a pagare bighelloni che si trastullavano con avventure, ma solo a stalloni per l'allevamento. E fu così che, dopo gli inevitabili intoppi, Moorcroft riuscì a partire (1819), questa volta avendo con sé Charles Metcalfe, capo del Dipartimento politico e dei servizi di intelligence dell'EIC, il persiano Mir Izzat Khan - che aveva già fatto parte del primo viaggio - e un afgano, Gulam Hyder Khan. La spedizione, alla cui guida era affiancato da un 19enne appena arrivato in India - George Trebeck - contava quasi 300 persone, tra cui una scorta di 12 Gurkas, sedici cavalli e muli, oltre a 4.000 sterline di beni commerciali, forniture mediche e attrezzature. Lasciando la carovana principale al confine con il Punjab, Moorcroft viaggiò separatamente a Lahore per ottenere il permesso da Ranjit Singh di attraversare il suo territorio. In seguito incontrò Trebeck e il resto del suo gruppo a Sultanpur nella valle di Kulu in agosto. Da lì la carovana risalì il fiume Beas e attraversato il passo Rohtang discese nella valle di Lahul e nella città di Leh, capitale del regno buddista del Ladakh. Con il sovrano del Ladakh Moorcroft concluse un trattato commerciale in base al quale parte dell'Asia centrale fu praticamente aperta al commercio britannico in cambio di protezione. Tuttavia - e sarebbe lungo spiegare il perché - l'alleanza tra inglesi e Ladakh comprometteva i rapporti con Ranjit Singh, il Maharaja dell'Impero Sikh. Sicché l'accordo non venne mai registrato e Moorcroft fu accusato e multato per avere oltrepassato i limiti del suo mandato. Per due anni la spedizione rimase ferma a Leh in attesa dell'autorizzazione dei cinesi di Yarkand per potere procedere.


Durante l'esplorazione del Ladakh Moorcroft ebbe l'occasione di incontrare un altro europeo, Alexander Csoma de K?rös, un filologo ungherese della Transilvania che stava cercando in Tibet le antiche radici asiatiche della lingua ungherese. Moorcroft collaborò alla redazione del suo dizionario tibetano. Moorcroft continuò il suo viaggio, raggiungendo il Kashmir il 3 novembre 1822, Jalalabad il 4 giugno 1824 e Kabul il 20 giugno. Lui e i suoi compagni furono i primi europei a vedere i Budda di Bamiyan e i primi inglesi a vedere l'Oxus superiore. Raggiunsero Bukhara il 25 febbraio 1825, ma non trovarono i cavalli che cercavano e vennero a scoprire che una missione russa aveva raggiunto Bukhara quattro anni prima.


Sulla via del rientro, nel Turkestan afghano, Moorcroft fu preso da una febbre di cui morì il 27 agosto 1825. Il suo collega Trebeck gli sopravvisse solo pochi giorni. Nel 1841, i documenti di viaggio di Moorcroft e Trebeck furono recuperati e pubblicati sotto la direzione di H.H. Wilson come Travels in the Himalayan Provinces of Hindustan and the Punjab, in Ladakh and Kashmir, in Peshawar, Kabul, Kunduz and Bokhara, from 1819 to 1825 - by Mr. William Moorcroft and Mr. George Trebeck from 1819 to 1825, John Murray, London, 1841.



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