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India, Pallava - Penitenza di Arjuna

Il sacrificio di Arjuna, ovvero La discesa della Ganga - VII sec. c.e.


Il sacrificio di Arjuna, ovvero La discesa della Ganga (VII sec. c.e.), arte Pallava.

Si tratta di una delle più straordinarie composizioni scultoree dell'arte indiana, espressione di una qualità a detta di tanti insuperata. Il naturalismo delle figure e degli animali, modellati con delicatezza e eleganza, la vitalità della composizione lo rendono uno dei grandi capolavori dell'umanità. La composizione racconta un episodio tratto dal ciclo epico del Mahabharata: l'eroe Arjuna affronta con fede totale un percorso di penitenza e sacrificio per persuadere Shiva a consegnargli le sue armi.

Sacrificio di Arjuna, dettaglio - VII sec. c.e.

Due grandi massi, separati da una stretta fessura, sono decorati con divinità in volo, esseri semi-divini, elefanti e altri animali. Quasi tutte le figure convergono verso la fessura, occupata da una lastra scolpita con un naga e nagi, le mani giunte in adorazione. Si suppone che originariamente, l'acqua scorresse su queste figure provenendo da un serbatoio e si riversasse in un bacino sottostante. Sul lato sinistro della fenditura Arjuna si erge in posizione yoga, su un piede solo, in posa penitenziale (da cui uno dei nomi della composizione, ovvero 'il sacrificio di Arjuna'). Alla sua destra c'è Shiva a quattro braccia con in mano le armi magiche che Arjuna spera di conquistare. Sotto queste figure c'è un santuario dedicato a Vishnu di fronte al quale siedono i saggi, due cervi e un leone; al di sotto discepoli assistono al rito.

Sacrificio di Arjuna, dettaglio - VII sec. c.e.

La composizione è stata spesso interpretata anche come illustrazione della penitenza del re  Bhagiratha che al termine di migliaia di anni di sacrifici e di penitenza indusse Shiva a accogliere nelle sue chiome il celeste Gange. La fenditura con le figure di naga, su cui scorreva l'acqua, è perciò considerata come la discesa del fiume celeste sulla terra.

Sacrificio di Arjuna, dettaglio - VII sec. c.e.

Il senso generale della composizione richiama il potere della preghiera e della fede. Nessun dio nega il proprio aiuto al fedele che con determinazione e fede lo invoca. O per dirla con le parole di Monteverdi (Il Ritorno di Ulisse in Patria):

"Prega mortal, deh prega: ché sdegnato e implorato un dio si piega"

(II)

Sacrificio di Arjuna, dettaglio - VII sec. c.e.



14 -26 febbraio 2018, INDUISMO: FILOSOFIA E ARTE NEL TAMILNADU
Assistente culturale: Alberto Pelissero (clicca qui)
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