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Lampi di cultura

India, Storia del Deccan. Prima parte

India. 1400 circa

L'altopiano del Deccan, situato nel centro della penisola indiana, ospita alcune delle migliori opere d'arte dell'India tra il Sedicesimo e il Diciottesimo secolo. Rinomate per le loro insolite e ricche decorazioni le miniature del Deccan costituiscono solo una delle dimensioni della straordinaria produzione artistica del paese. Le corti del Deccan - principalmente Ahmadnagar, Berar, Bidar, Bijapur e Golconda insieme alla loro grande vicina del sud, Vijayanagara - commissionarono una vasta serie di splendidi palazzi e patrocinarono ogni altra forma d'arte come ad esempio la lavorazione dei metalli preziosi. Anche se si possono ravvisare alcune affinità tra la produzione artistica del Deccan e quella dell'India settentrionale - in particolare dell'impero Moghul (1526-1858) - la prima ha sviluppato delle caratteristiche decisamente originale; un'originalità che deriva dalla storia sociale, culturale e politica della regione.


L'origine della raffinata cultura delle corti del Deccan risale alla migrazione in India delle tribù turche dell'Asia centrale in fuga dall'invasione mongola nel Tredicesimo e nel Quattordicesimo secolo. Queste tribù provenivano dalla regioni centrali dell'Asia e dalla Persia e portavano con sé una ricchissima cultura cosmopolita nota come Rinascimento persiano: in breve tempo questa influenza proveniente dalla Persia si radicò profondamente nelle nuove terre. Partendo dal nord dell'India questa nuova cultura si diffuse in tutto il sud quando gli eserciti del sultanato di Dheli (1206-1526), un grande stato situato nelle pianure nord orientali dell'India, conquistarono l'altopiano del Deccan agli inizi del Tredicesimo secolo. A seguito della conquista alcune popolazioni provenienti dal sultanato di Dheli si insediarono nella regione di Daulatabad, nella parte nord orientale del Deccan. Questi nuovi migranti erano accompagnati da mistici musulmani (sufi) che si credeva detenessero un'autorità che trascendeva persino quella dei sovrani. Tra questi vale la pena di ricordare Sayyid Muhammad Husaini Gesù Daraz (1321-1422) la cui tomba ancor oggi attrae una grande quantità di visitatori e la cui figura è ancora immensamente popolare nel Deccan. I mistici come Gesù Daraz abitavano ad una distanza appositamente calcolata dalla corte per non venire identificati con essa e spesso avevano complesse relazioni con i sovrani i quali cercavano il loro appoggio politico e contemporaneamente temevano la loro popolarità. D'altro canto alcuni sufi avevano un rapporto più amichevole con i sovrani e presenziavano alle incoronazioni legittimando il loro potere da un punto di vista religioso. Altri sufi, nella loro ricerca mistica di un contatto diretto con la divinità, fraternizzavano con yogi o altri uomini religiosi non musulmani portando ad un'affascinante interazione tra religione musulmana e indù spesso rappresentata nelle miniature del Deccan.

Abdullah Sururi, pergamena coranica, Deccan, Quindicesimo secolo

Nel 1347 i coloni giunti in Deccan dal sultanato di Delhi, delusi dalle condizioni di vita imposte dalla loro madrepatria, si ribellarono e diedero vita ad una nuova configurazione statuale, il sultanato di Bahmani (1347-1538), il primo indipendente stato indo persiano. Poco dopo Timur (Tamerlano) nel 1398 sconfisse gli eserciti del sultanato di Delhi e ne saccheggiò la capitale. Anche se il sultanato di Bahmani venne risparmiato dagli eserciti di Timur, i suoi governanti decisero comunque di adottare i costumi, la cultura e la visione estetica del condottiero e dei suoi successori. Pochi mesi dopo l'invasione dell'India settentrionale da parte di Timur, il sultano Firuz Shah Bahmani (1397-1422) progettò la sua città-palazzo, Firuzabad, appena a sud della capitale Gulbarga: la nuova reggia venne costruita secondo le influenze culturali provenienti dal mondo timuride.

Tomba di Firuz Shah Bahmani, Gulbarga, 1422 ca

Firuz e i suoi successori non si limitarono ad adottare solo gli stili, ma ricercarono continuamente artisti, funzionari, soldati e letterati cresciuti nella prestigiosa cultura persiana che i nuovi conquistatori timuridi stavano tanto patrocinando. Nel Quindicesimo e nel Sedicesimo secolo il Deccan venne attraversato da un costante flusso di coloni"occidentali" provenienti dal mondo arabo e persiano. Come scrisse il commerciante russo di cavalli riferendosi al regno Bahmani che aveva visitato nel 1470 "i governanti e i nobili di questa terra indiana, provengono tutti dal Khorasan [regione dell'Iran e dell'Asia centrale]." Forse il più eminente dei nuovi arrivati fu Mahmud Gawan (morto nel 1481), aristocratico persiano che trascorse tutta la sua carriera a impiantare la cultura timuride nell'altopiano del Deccan. Nell'ultima capitale del sultanato Bahmani, Bidar, Gawan patrocinò la costruzione di una delle più stupefacenti madrase di tutta l'India.

Mamhmud Gawan Madrasa, Bidar, 1472

Comunque l'afflusso di funzionari e nobili persiani come Mahmud Gawan e le condizioni favorevoli che venivano loro concesse per stabilirsi nel sultanato, finirono per determinare un grande risentimento tra la popolazione musulmana che discendeva dai primi coloni giunti dal nord dell'India e aveva contribuito alla fondazione del sultanato Bahmani. Così come i "nuovi arrivati" erano fieri delle loro origini straniere, così i nativi del Deccan erano orgogliosi delle loro origini locali e questo contribuì a creare una frattura all'interno del sultanato che finì per intaccare la stessa stabilità statuale. Lo stesso aristocratico persiano Mahmud Gawan fu vittima di questo insanabile conflitto: i suoi nemici, originari del Deccan, riuscirono a convincere il sultano a condannarlo a morte per tradimento.

Cancello orientale, Forte di Gulbarga, Quattordicesimo secolo

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