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Lampi di cultura

Iran, Abbas I

Ritratto di Abbas I

Abbas I il Grande (Herat 1557 - Mazandaran 1629) è stato senza dubbio il rappresentate più illustre della dinastia Safavide: il suo regno segnò una delle epoche più ricche politicamente, culturalmente ed economicamente di tutta la Persia.


Abbas salì al trono all'età di 17 anni e ereditò un regno che versava in condizioni disperate: gli Ottomani, i tradizionali nemici dei Safavidi, avevano occupato vaste regioni della Persia e, come se non bastasse, la politica interna persiana era segnata da forti contrasti.


Intuendo che prima di poter contrastare gli ottomani era necessario stabilizzare la situazione all'interno del regno, sottoscrisse un'umiliante trattato di pace che consegnò all'Impero ottomano l'Azerbaigian ed altri territori nel Caucaso; una volta libero dai conflitti esterni poté dedicarsi ad affermare la sua autorità sull'intero paese.

Abbas e la sua corte

Per diminuire il potere dei Kizilibash, discepoli dell'ordine sufi sciita, che costituivano la spina dorsale dell'esercito e dell'amministrazione safavide, incoraggiò l'ingresso di nuove etnie e religioni nell'apparato statale: principalmente georgiani, circassi e armeni. Circa duecentomila georgiani, decine di migliaia di circassi e trecentomila armeni vennero deportati dalle loro regioni nel cuore della Persia e con l'appoggio di Abbas prosperarono e occuparono un ruolo rilevante all'interno dell'economia e della politica del regno. Il sovrano concesse loro anche una certa libertà religiosa.


Il passo successivo fu la creazione di un esercito permanente, anche questo costituito in gran parte da popolazioni non persiane, che sostituisse l'esercito feudale-tribale che aveva dimostrato di non essere in grado di reggere il confronto con i nemici ottomani e di essere uno strumento nelle mani dei potentati locali per ridurre l'autorità del sovrano. Forte del suo nuovo esercito, Abbas I sottomise i potentati locali e accentrò il potere nelle sue mani.

Ali Quapu, palazzo di Abbas ad Isfahan

Una volta rafforzata la sua posizione era finalmente giunto il momento di riconquistare le regioni di confine perdute: Mashad, occupata negli anni precedenti dagli Uzbeki, venne liberata e l'esercito persiano si spinse fino ad Herat (attuale Afganistan). La messa in sicurezza delle frontiere orientali permise ad Abbas I di spostare la capitale da Qazvin ad Isfahan. Era ora di occuparsi del tradizionale nemico della Persia, gli ottomani.

I Safavidi non erano mai riusciti a condurre una guerra vittoriosa contro l'Impero ottomano e man mano avevano dovuto cedere sempre più terreno in favore dei loro rivali: Abbas, desideroso di vendicare gli affronti subiti, cercava solo un pretesto per cominciare la guerra. L'occasione si presentò quando, dopo un alterco, fece imprigionare e sbarbare l'ambasciatore ottomano: a tutti gli effetti una dichiarazione di guerra.

Dopo 15 anni di durissimi scontri, intervallati da fragili tregue, Abbas il grande sconfisse nettamente gli Ottomani e riottenne i territori perduti da lui e dai suoi predecessori: non solo il Caucaso, ma buona parte della Mesopotamia.

Isfahan

Il regno di Abbas non si distinse solo per i successi in politica interna ed estera, ma anche, forse soprattutto, per l'impulso che diede all'architettura, alla pitture e alla letteratura. La città di Isfahan, diventata capitale, venne abbellita da un'imponente serie di moschee, caravanserragli ed università: nella trasformazione della città ebbe un ruolo di primissimo piano la comunità armena che ha lasciato una traccia indelebile nella vita e nell'arte della città.

Tomba di Abbas I

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