Corsi in diretta Lezioni Audioviaggi
Lampi di cultura

Iran, Introduzione al periodo Timuride

Mausoleo di Ahmad Yasavi

Uno dei monumenti più interessanti fatti costruire da Timur, capostipite della dinastia Timuride, è il mausoleo di Ahmad Yasavi a Turkestan (1399), che permette di comprendere quale fosse la politica e l'ideologia del grande condottiero e sovrano. Ahmad Yasavi era stato un mistico vissuto nel XII secolo (morì nel 1166), fondatore di una confraternita che prende il suo nome, e popolarmente è considerato colui che ha convertito i Turchi all'Islam. La penetrazione della fede musulmana in queste vastissime pianure non fu impresa facile, venendosi essa a scontrare con libere forme di religiosità incentrate sulla figura dello sciamano, popolarissimo e carismatico "sacerdote" di rituali molto antichi. L'esaltazione di Ahmad Yasavi attraverso la costruzione di un edificio mastodontico (si pensi che il santuario ha un ivan di accesso largo 50 metri, mentre la cupola ha un diametro di 18,2 metri e un'altezza di 37,5) risponde al duplice fine di presentarlo come erede e paladino di un Islam con connotazioni fortemente popolari e al contempo di stabilire un solido e relativamente vicino centro atto a fungere da santuario in qualche modo surrogatorio di Mecca e Medina. È infatti curioso osservare che se quelle due città restano a segnare il principale luogo sacro dell'Islam (Gerusalemme è il secondo) e al terzo posto di questa strana classifica c'è Hebron (con la "tomba di Abramo" e altri Profeti), per la quarta piazza ciascuno avanza la propria candidatura, da Kairuan in Tunisia all'Ayyub (turchizzato in Eyup) a Costantinopoli, a Karbala e a Nàjaf per gli sciiti (ed eventualmente a Qom e a Mashhad in Iran) fino alla Tekke di Umm Haram a Cipro, oggi nei pressi dell'aeroporto di Larnaca. Ovviamente non poteva mancare un simile luogo in Asia Centrale e Timur, da accorto politico, colmò la lacuna. Dal punto di vista decorativo il mausoleo è interessante per l'uso di mattoni smaltati che all'esterno formano epigrafie, per la lapide tombale in diaspro verde, per le splendide porte lignee intagliate con i battenti in bronzo e l'enorme kazan in bronzo datato 1399 ed eseguito da un maestro di Tabriz: ha un diametro di due metri e quarantatré cm per un'altezza di un metro e cinquantotto!

Gur-i Mir, il complesso funerario di Timur a Samarcanda

La stessa monumentalità traspare dalla costruzione (fra il 1399 e il 1404) della moschea di Bibi Khanum che con i suoi 177 metri per 109 di lato (e una corte di 87 per 63 m) è una delle più grandi del mondo, iranicamente impostata sui quattro ivan assiali con quello qibli che precede la cupola sopra il mihrab. Purtroppo la cura nella costruzione fu carente - magari a causa della fretta imposta da Timur - e in una zona sismica l'esito fu disastroso, con la conseguenza che questo enorme edificio fu abbandonato per tempo (anche se attualmente sono in corso lavori che più che di restauro possiamo definire di rifacimento visto l'impiego massiccio del cemento armato!); e se ancora oggi suscita grande impressione, questa non è paragonabile a quel che doveva provocare agli inizi del Quattrocento.

Timur volle Samarcanda come capitale del suo impero, e la rifondò utilizzando artigiani, architetti, decoratori e artisti portati dalle città conquistate e devastate di modo che questi uomini non potessero contribuire alla ricostruzione dei loro paesi. La preziosa e contemporanea testimonianza di Ruy Gonzàlez de Clavijo, ambasciatore del re di Castiglia, ci dice anche che grandissima parte della concezione urbanistica di Timur era riservata a parchi, giardini, orti e frutteti. Timur morì, a causa di una polmonite fulminante, nel 1404 ad Otrar sulla via di una delle sue straordinarie imprese belliche: la conquista della Cina. Fu seppellito nel Gur-i Mir, un complesso funerario voluto dallo stesso sovrano per ospitare le spoglie del nipote Sultan Muhammad, vittima delle ferite riportate durante la battaglia di Ankara del 1402. Si tratta di una serie di edifici che, oltre alla tomba, comprendono una madrasa e una khanqah, e altri ambienti di disimpegno. Il mausoleo vero e proprio (introdotto da un grande pishtaq privo di minareti) si segnala per la cupola costolata "a zucca" posta su un altissimo tamburo, che reca iscrizioni in cufico geometrico. Il tutto è ricoperto di mattoni policromi. L'alto tamburo e la cupola a costoloni sono una caratteristica distintiva dell'architettura timuride e presuppongono una copertura a doppio scafo, una interna e una esterna, non una novità assoluta perché tale espediente viene già usato nel periodo mongolo, per esempio a Sultaniyya ma non solo. L'interno è piuttosto piccolo e raccolto, ma decorato sontuosamente a muqarnas, e per i raccordi della cupola non scarseggiano l'oro, i marmi e i colori vivaci, in contrasto con la lastra tombale di Timur di giada (nefrite) verde scuro tendente al nero.

Tipo di copertura a muqarnas

Fra i monumenti patrocinati da Tamerlano si segnala il palazzo, ormai in rovina, ma di proporzioni maestose, fatto costruire a Shahr-i Sabz (egli era nativo di un villaggio vicino) nel 1379-1396 e detto Ak Saray; i resti, attualmente visibili, raggiungono altezze vertiginose, ed è stato calcolato che originariamente doveva superare i 50 metri, per una ampiezza di più di 20. La decorazione con la tecnica detta del hanna'i (rivestimento parietale di mattonelle smaltate combinate con altre non invetriate), con iscrizioni, pannelli geometrici e floreali in turchese, verde, blu, bianco, nero e giallo è fine come un merletto, miniaturistica; e, infatti, è probabile che maestri calligrafi siano intervenuti nell'elaborazione del progetto. La tendenza alle grandi dimensioni è confermata in edifici della necropoli nota come Shah- i Zinda che presenta una serie di mausolei (principalmente di fine Trecento, salvo quello, precedente, di Qusama ibn 'Abbas che ha reso il luogo in qualche modo sacro), che si affacciano su entrambi i lati di una strada, introdotti da una grande scalinata - fatto molto raro nell'architettura islamica ad eccezione di quella indiana - e da un pishtaq fatto costruire da Ulugh Beg (nipote di Tamerlano e attivo governatore di Samarcanda) nel 1434-1435. È forse la più bella necropoli del mondo, con oltre una ventina di mausolei (quasi sempre a base quadrata sormontata da una cupola, liscia o costolata, su un alto tamburo), in virtù degli splendidi rivesti-menti parietali in ceramica smaltata. I tre mausolei che chiudono il percorso (Tumar Agha [1405], uno anonimo e quello di Khoja Ahmed [1360-1361]), dispiegano una tale ricchezza di elementi epigrafici e geometrici da lasciare letteralmente sbalorditi per l'inventiva, il colore (predomina un brillantissimo turchese), la raffinatezza degli accostamenti. Un capolavoro.

Necropoli di Shah- i Zinda

Ulugh Beg intervenne nell'urbanistica di Samarcanda con la costruzione di una piazza o, meglio "arena", il Rigistan, su cui fece costruire una madrasa (1417-1420) e di fronte a questa una khanqah con a nord un caravanserraglio; degli edifici originali sopravvive solo la madrasa, mentre gli altri sono stati rimpiazzati dalla madrasa Shir Dar del 1646-1647 e dalla madrasa Tala Kari 1659-1660 ad opera del governatore uzbeco Bahadur Khan. La madrasa ha un classico impianto a quattro ivan sulla corte centrale con ambienti disposti su due piani, utili per più di cento allievi oltre ai docenti; vi veniva impartito anche un insegnamento scientifico. L'esterno è segnato da un enorme pishtaq che è praticamente un ivan (con copertura a botte e privo di muqarnas), ma senza minareti, che sono invece posti agli angoli della struttura, ornata con una zoccolatura di marmo, pannelli di mosaici ceramici molto fini, in particolar modo nei muri laterali del portale. Queste caratteristiche sono replicate nelle altre due madrase aggiunte, sebbene con un ornato molto piti vistoso. A Ulugh Beg va anche assegnata la costruzione, su una collina ai margini della città, di un grande osservatorio astronomico, a riprova che più che al governo egli era dedito ai suoi importanti studi.

Come risulta evidente, con i Timuridi l'asse politico si spostò decisamente a oriente e dal punto di vista architettonico sono le città in quella parte di mondo ad averne beneficiato di più. Infatti l'attività più cospicua sarà nel Khorasan, in città come Mashhad e Herat che Shah Rukh eleggerà a sua capitale. A Mashhad l'intervento timuride si concretizzò nella grande moschea di Gawhar Shad (1419) a quattro ivan, con quello meridionale che precede la cupola. I minareti non partono più dal parapetto dell'ivan, ma lo fiancheggiano dalla base, una caratteristica indiana che Timur porta dalla sua campagna di Delhi del 1398 e che sperimenta nella moschea di Bibi Khanum. La Gawhar Shad è perfettamente equilibrata in ogni suo elemento e il rivestimento ceramico, analogo a quelli messi in opera a Samarcanda, è luminoso nei toni brillanti del turchese. Nonostante l'impianto, come lo si vede oggi, sia essenzialmente timuride in questo edificio - vasto e polifunzionale con madrasa, khanqah ecc. - hanno qui fatto costruire strutture Oljeitu, Shah Tahmasp, Shah 'Abbas e anche Nadir Shah e Fath 'Ali Shah, oltre, naturalmente, a Shah Rukh e sua moglie Gawhar Shad.

Herat, nel periodo in esame, conobbe una straordinaria fioritura non solo nell'arte della miniatura, ma anche in architettura; in particolare ricordiamo la madrasa e mausoleo di Gawhar Shad (1437). La pianta è a quattro ivan, il mausoleo (completato nel 1432), con cupola a triplo scafo, è posto nell'angolo occidentale. Esso ospita le spoglie di Baysunghur, grande mecenate delle arti. La cupola interna è alta una diecina di metri e fa un uso interessante degli archi traversi che corrispondono ai sedici lati del tamburo, creando un effetto stellare rafforzato dal-la decorazione in blu, rosso, oro e bianco e suscitando una notevole impressione. Va da sé che la decorazione ceramica è all'altezza della migliore tradizione timuride. Ghuzar Gah, terminato nel 1425, è il santuario dedicato al sufi 'Abdallah Ansari (scomparso nel 1089) e costruito per volere di Gawhar Shad dal medesimo architetto shirazeno (Qivam ai-Din), autore della sua madrasa nella vicina Herat. L'edificio ha subito almeno tre importanti restauri: ha una pianta molto particolare che combina su un'ampia corte un dispositivo a quattro ivan con un ivan più grande (che non precede alcuna cupola) nella parte opposta all'ingresso, mentre dall'ingresso e solo fino ai due ivan trasversali sono disposte celle per i pellegrini. L'accesso è dominato da un imponente pishtaq fiancheggiato da minareti e da ambienti laterali molto ampi. Stupenda e ricca la decorazione in stucco, dipinta e in ceramica banna'i. Un monumento che in planimetria rasenta la perfezione formale è la madrasa Ghiyyathiya di Khargird (1445y). I quattro ivan assiali si affacciano su una corte centrale quadrata (con gli angoli smussati che danno accesso agli ambienti angolari, cupolati, e alle sale che conducono ai piani superiori); i locali dell'ingresso sono tripartiti e cupolati con un'articolazione ottimamente risolta fra spazi pieni e vuoti e con la capacità di isolare gli ambienti residenziali pur mantenendo un circuito di libero accesso. Sono state notate analogie con il Ghuzar Gah, e quel poco che rimane della decorazione ceramica testimonia una manifattura di superba qualità. Purtroppo è stato compromesso da un terremoto alla metà del secolo scorso (1948) il complesso di Jamal ai-Din ad Anau (1446-1457)' che comprendeva una moschea, una madrasa, una khanqah, oltre a vari ambienti per l'alloggio dei pellegrini, trattandosi di un luogo di grande devozione popolare. Le vecchie foto mostrano un altissimo (20 m) pishtaq che oscura e nasconde la retrostante cupola. Il particolare che più ha attirato l'attenzione degli studiosi è la decorazione a mosaico ceramico del timpano del pishtaq che mostra - nella medesima posizione e disposizione che più tardi avranno le tigri nella madrasa Shir Dar di Samarcanda - due enormi draghi affrontati, in bianco su uno sfondo floreale blu scuro. Architettonicamente sono da segnalare i due ambienti affiancati al pishtaq che portano verso due corpi laterali dell'edificio, un accorgimento che sarà raccolto dai Moghul in India.

Complesso funerario di Shaykh Safi al-Din

Nell'Iran propriamente detto gli interventi timuridi non sono stati particolarmente importanti (anche se le fonti ci dicono che furono costruiti molti padiglioni) e per il Quattrocento ci limitiamo a segnalare due monumenti di notevole rilevanza. Ad Ardabil (città a nord di Tabriz) il santuario dedicato al mistico Shaykh Safi ai-Din al-Ardabili (1252-1334), dalla cui confraternita prese il nome la dinastia dei Safavidi, ha un significato notevole non solo sul piano architettonico ma anche su quello politico. Il santuario ha una pianta complessa dovuta a vari interventi successivi che abbracciano un arco di tempo che va dal XV al XVII secolo.

Conway SRL | Piazza San Domenico, 2 40124 Bologna
PIVA 04166850372 CF 02464170378
Tel. 39051.233.716 Fax: 39051.220.723