Lampi di cultura

Iran, Miniatura persiana

Gulshah uccide il nemico del suo amato, dal Varqa u Gulshah, 1200 ca. Topkapi Sarayi, Istanbul

La Persia ha una grande tradizione per quanto riguarda l'arte della miniatura: il Manicheismo, diffusosi nella regione iranica a partire dal II secolo a.C., ricorreva in maniera considerevole all'uso delle immagini. Lo stesso Mani (216-276) fu un artista professionista, almeno secondo la tradizione islamica; inoltre uno dei libri sacri della religione, lo Arzhang, è stato illustrato dallo stesso Mani. Purtroppo sono giunti a noi solo pochi esempi di arte manichea, a seguito dell'arrivo dell'Islam. La dottrina islamica, pur senza proibire esplicitamente i ritratti e le raffigurazioni di persone ed eventi, favoriva decorazioni e abbellimenti di altro tipo: una calligrafia ben studiata, composizioni geometriche e motivi floreali. Ritratti e raffigurazioni sopravvivevano solamente nell'illustrazione dei testi come il Corano, opere scientifiche, poemi epici e leggende.

Maometto, Abu Bakr e un gregge di capre, dalla Storia universale di Rashid al-Din, 1314-15, Edinburgh University Library

La grande stagione della miniatura persiana ebbe inizio quando la Persia venne governata da una successione di dinastie straniere, provenienti da est e da nord. La traumatica invasione mongola del 1219 stabilì la dinastia Ilkhanide; la nuova corte ebbe un effetto galvanizzante sulle arte della miniatura, anche grazie all'importazione di molte opere di miniatura cinesi. Gli Ilkhanidi avendo l'abitudine di viaggiare con la propria corte e quindi privilegiarono l'arte di illustrare i libri piuttosto che altri tipi di pittura. Alla dinastia Ilkhanide seguì quella dei Timuridi (XIV secolo).

Il compianto sulla bara di Alessandro Magno, dal Grande Shah-nama mongolo, 1335 ca. Freer Gallery of Art, Washington.

La composizione di grande forza drammatica, ha elementi (il panneggio delle vesti e i tendaggi per esempio) che segnalano la vicinanza a modelli occidentali bizantini

Proprio in concomitanza con l'avvento dei Timuridi si diffuse nel XIV secolo l'abitudine di commissionare libri miniati ispirati ai grandi classici della poesia persiana, ad esempio lo Shah-nama. Contemporaneamente cominciò a sfiorire l'arte araba della miniatura e quindi gli artisti persiani, o che lavoravano in Persia, divennero i leader indiscussi nell'illustrazione dei libri.

Il viaggio del profeta Maometto all'inferno, da un manoscritto del Mi'raj-nama, 1430-40 ca. Bibliothèque Nationale, Parigi

Sotto la dinastia Safavide, grazie al mecenatismo della nuova corte, la miniatura persiana raggiunse il suo apice nel XVI secolo grazie a capolavori come lo Shah-nama di Shah Tahmasp I, chiamato così in onore del committente. Paradossalmente dopo avere commissionato una delle più belle opere della storia iraniana, lo Shah Tahmasp I perse interesse nel patrocinio delle arti pittoriche e molti artisti emigrarono e lasciarono il paese, determinando così l'arresto e poi, pian piano, il declino della miniatura persiana. ateniese da parte dei persiani durante la Seconda guerra persiana.

Sultan Muhammad, La corte di Gayomars, dallo Shah-nama di Shah Tahmasp, 1525-35, Collezione del principe e della principessa Asruddin Agha Khan.

La pagina è dipinta con tale ricchezza di particolari e complessità di impostazione da essere considerata uno dei capolavori assoluti dell'arte miniaturistica islamica

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