Lampi di cultura

Vietnam, Aspetti della vita religiosa. Natura e anima


La vita religiosa in Vietnam è molto complessa a causa delle sue diverse origini.

La religiosità indigena originaria è stata trasformata, distorta e sommersa dai contributi esterni nel corso di molti secoli ed è difficile, allo stato attuale delle nostre conoscenze, distinguere ciò che è propriamente vietnamita da ciò che è venuto dalla Cina, dall'India e dal Champa.

I vietnamiti vivono in un paese tropicale con un ambiente naturale selvaggio e fenomeni atmosferici violenti. Come risultato di questo clima, la vegetazione è lussureggiante e alterna vaste pianure monotone dedicate alla produzione di alimenti a siti di grande bellezza.


Per relazionarsi all'ambiente in cui vive il popolo vietnamita ha creato un vasto patrimonio di miti, alcuni locali ed altri presi in prestito dalla tradizione cinese: ogni montagna, ogni foresta ha la sua particolare storia, il suo genius loci. Tutte le manifestazioni naturali sono la conseguenza di un volere divino, soprannaturale. Ogni momento della vita umana è influenzato da questi spiriti, da queste divinità: non solo il bene viene premiato e il male punito, ma anche le attività umane come l'agricoltura o la tessitura rispondono a questo ordine divino.


I vietnamiti credono che il mondo sia governato da due principi fondamentali a cui tutti gli oggetti animati e inanimati devono rispondere: la vita e la morte. Questi non sono due concetti astratti, ma fanno concretamente parte dell'ambiente in cui il vietnamita vive: vi sono alcuni luoghi in cui lo "spirito" vitale prevale ed allora è bene ancorare la propria vita a quel posto (costruire la propria casa, coltivare i campi), e naturalmente evitare quei luoghi in cui prevalga lo "spirito" della morte. Questi principi non sono però immobili, come il vento si muovono da una parte all'altra: così può capitare in modo del tutto casuale che un luogo in cui precedentemente prevaleva lo "spirito" della vita venga pervaso da quello della morte, e viceversa.

Non solo il luogo è influenzato da questi spiriti, ma anche il tempo: vi sono particolari giorni e momenti della giornata che sono propizi ed altri invece che sono nefasti.

I vietnamiti, partendo da questi principi fondamentali, credono in un ordine universale che abbracci contemporaneamente l'uomo e la natura. Tra l'individuo e l'universo, tra la natura e la società umana vi è una costante e continua interazione. Il destino di ogni persona e il benessere della collettività sono influenzate dal movimento delle stelle, dalla loro nascita e dalla loro morte. In ogni caso l'individuo è libero di influenzare l'ordine delle cose negativamente o positivamente.


La terra all'inizio di ogni anno si rinnova e si rigenera: si tratta perciò di un periodo che è tanto sacro quanto delicato. Ecco perché all'inizio dell'anno, si deve organizzare una cerimonia chiamata dông thô, durante la quale uomo più in vista del villaggio, in genere un ricco anziano con molto figli, ara i campi. Il rito ha la funzione di propiziare il lavoro agricolo dell'anno nuovo.

Il Vietnam è un paese agricolo, per cui si capisce facilmente perché le credenze religiose siano strettamente connesse con la terra e il ciclo della stagioni.


L'anima


Ogni essere umano possiede due distinti gruppi di anime: tre hôn e sette phách, chiamati anche vía. Le donne possiedono due phách in più.

Queste anime risiedono nel corpo umano e, secondo le credenze popolari, ogni essere vivente le acquista il giorno del suo compleanno o del suo concepimento. Una credenza comune in Vietnam sostiene che una donna possa rimanere incinta semplicemente toccando un sasso o facendo il bagno in un specchio d'acqua abitato da una di queste anime. Quando nasce un grande uomo e le anime si uniscono a lui, l'evento è annunciato da un vento profumato o da una luce abbagliante.

Il compleanno è anche chiamato ngáy vía, il giorno del vía, ovvero il giorno in cui il corpo riceve le sue anime.


Non vi è una distinzione precisa tra i due tipi di anime, ma spesso l'hôn indica la parte spirituale dell'anima, mentre vía indica quella materiale. Gli hôn sono più importanti dei vía e per questo quando un uomo è vivo, per mostrargli rispetto, non si parlerà mai del suo hôn. Talvolta per sgridare i bambini disattenti non è insolito sentire il rimprovero lieu hôn, e cioè "prenditi cura della tua anima".


Le anime dei vía hanno diverse qualità e dipendono dall'uomo che le possiede: alcuni possiedono il vía lánh, vía tôt (anime buone e forti), mentre altri possiedono il vía xâu, vía d? (anime malvagie e deboli).

Nella vita quotidiana i vietnamiti fanno molta attenzione a non avere rapporti con persone dotate di vía sfavorevoli: ad esempio a Capodanno non si permette a nessuno che possegga un anima malvagia o debole di entrare in casa propria, mentre si accoglierà volentieri chi ha un anima buona e forte.

Allo stesso modo se vi è una persona malata, un neonato, una donna in gravidanza o se si possiede dei bachi da seta, tutte le persone che si ritiene portino con sé un vía negativo verranno allontanate. Lo stesso succede durante i matrimoni.

In ogni caso un uomo difficilmente possederà vía unicamente positivi o negativi: alcuni avranno un'influenza benefica e altri no. Esiste anche la possibilità di educare e correggere i vía negativi, soprattutto quando si è bambini.


Non vi sono tuttavia regole precise per determinare quali persone posseggano vía sfavorevoli o meno. In generale chi è ricco, felice, ben vestito e in buona saluta si ritiene abbia vía favorevoli.

Diversamente i mendicanti, i malati, le persone vestite male e le donne in generale, si ritiene posseggano vía sfavorevoli. È anche una questione di esperienza personale: se si è incappati in qualche grossa disgrazia dopo avere ospitato una particolare persona o averla semplicemente incontrata per strada, si comincia a pensare che quella persona porti con sé vía di sventura.

D'altro canto quando una commerciante piazza due o tre vendite eccezionali nello stesso giorno, si ritiene che il primo cliente della giornata sia stato di buon auspicio.


È anche possibile perdere temporaneamente un'anima a causa di una forte emozione o di uno svenimento: s? quá mât hôn, màt vía, "essere così spaventato da perdere un hôn e un vía"; s? b? vía"essere così preoccupati da aver disintegrato un vía".


La morte è causata dalla partenza delle anime: esse se ne vanno nel momento in cui l'uomo emette l'ultimo respiro. A questo punto il vía rimane vicino al corpo nella camera mortuaria, mentre l'hôn lo abbandona per raggiungere il cielo. Al momento del trapasso, lo stomaco del morente viene ricoperto da un panno di seta bianca lungo circa due metri, per potere catturare il suo ultimo respiro. Dopo la morte il panno viene sistemato in modo da dargli una forma vagamente umana: si chiama hôn bach, "la seta dell'anima" e si ritiene rappresenti l'anima del defunto.


Una volta che il morente ha esalato l'ultimo respiro, un uomo si arrampica sul tetto della casa, al di sopra della camera mortuaria: una volta fatto ciò si volta verso il Nord e tenendo un vestito del defunto, la parte alta nella mano destra e la parte bassa nella mano sinistra, chiama a gran voce la sua anima per tre volte. Una volta sceso dal lato opposto da cui era salito, l'uomo mette il vestito sul corpo del morto. Questa usanza ha lo scopo di evitare che l'hôn vaghi senza meta e di permettergli di raggiungere i propri antenati o un altare riservato a lui; così le anime continuano a vivere vicino al defunto e i discendenti possono osservarne il culto.


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