Lampi di cultura

Vietnam, L'architettura vietnamita

Facciata laterale della torre campanaria, tempio buddhista Than-quang, Dungh Hnghia, Thai Binh

«Ovunque ci fosse un bel sito, vi si edificava una pagoda.» Stele di Linh Trung, 1126. Il Vietnam, contrariamente ai vicini paesi indianizzati che privilegiano l'uso della pietra e del mattone nella costruzione di molti edifici di prestigio, vede svilupparsi, nell'era storica, un'architettura politica e religiosa che ricorre principalmente alle risorse della vegetazione, come per le modeste case di campagna, mentre i materiali duri hanno un ruolo soltanto secondario. L'abbondanza di boschi, la varietà di specie arboree e delle loro qualità e la persistenza di antiche consuetudini conformi anche alle mode cinesi hanno fatto sì che nel corso dei secoli il legno sia rimasto il materiale da costruzione privilegiato.


In mancanza di vestigia architettoniche, siamo riusciti a conoscere alcune dimore delle classi alte dei primi secoli della nostra era attraverso modellini funerari, in terracotta, di città fortificate deposti nelle tombe di proprietari terrieri e di funzionari dell'impero. Ma anche supponendo che le circostanze civili e militari ne abbiano permesso la realizzazione, l'architettura civile di prestigio ci rimane sconosciuta. Parimenti, dei numerosi edifici religiosi costruiti, tra il III e il IX secolo, in questo paese anticamente iniziato al buddhismo dai monaci therav?da e poi dagli adepti del Grande Veicolo, non resta più nulla salvo modelli in terracotta di torri-st?pa (cioè delle pagode in senso proprio).


Dopo la conquista dell'indipendenza, nel X secolo, sono sopravvissuti molti più edifici, ovvero sono stati restaurati o ricostruiti fedelmente a seguito di distruzioni, il che permette di avere un quadro delle evoluzioni e degli stili e di farsi un'idea generale della tradizionale architettura vietnamita.


È evidente che il desiderio di venerare, di esprimere il proprio sentimento religioso non induce a tendere verso una monumentalità verticale. Predominano i valori dell'armonia e delle assonanze, e il fervore mistico non è diretto verso il cielo, nonostante l'occasionale presenza di alcune torri-st?pa con una bella linea slanciata. I campanili massicci a due soli piani sono solidamente adagiati, con aspetto rassicurante, e caratterizzano l'insieme architettonico senza dominarlo. La sensazione che prevale quando si visita un bel sito vietnamita, anche dopo lo sforzo di un'ascensione o la fatica di una lunga marcia, è quella di un benessere fisico, di una pace dell'anima, in cui gli occhi e lo spirito si trovano all'unisono con le dimensioni e le linee della costruzione, in piena sintonia con il paesaggio circostante.


La copertura dei palazzi e dei templi viene fatta con tegole piatte, onnipresenti in tutto il paese nel corso della sua storia, ovvero con tegole semicurve, di origine cinese, che richiedono, ai bordi del tetto, l'uso di ghiere di forma circolare. Quest'ultimo tipo di copertura risulta particolarmente diffuso nel periodo in cui è più forte l'influenza del grande vicino, nel X secolo, come per esempio nel periodo del Dai La, nonché nei monumenti in cui l'impronta cinese è volutamente cercata per ragioni di prestigio. È il caso dei mausolei dei Nguyên a Hué, del XIX secolo, che ricordano le tombe Ming della regione di Pechino. È anche possibile vedere l'alternanza dei due tipi di tegole in uno stesso edificio.

Padiglione di svago in riva a uno stagno, Hué, Mausolei degli imperatori Nguyen (Tu Duc)

Bisogna anche accennare - aggiungendo però subito che vi sono frequenti eccezioni - alla predilezione degli architetti per l'orientamento nord-sud, che riflette manifestamente l'influenza cinese. Le esigenze geomantiche, la scelta del sito edificabile in funzione dei desideri o degli ordini imperiosi delle potestà magiche dei suoli, spiriti locali, creature soprannaturali capaci di diventare malefiche, hanno spesso indotto a svincolarsi dalla costrizione dell'asse di simmetria e dall'orientamento degli edifici verso sud.


Per quanto riguarda le capitali lo schema di riferimento essenziale rimane quello del palazzo imperiale cinese, costruito su pianta quadrata e circondato da varie recinzioni concentriche; la più esterna è costituita dalla cinta urbana. Eccetto alcune città edificate su pianta poligonale od ovale, i vietnamiti sono restati fedeli al modello han.


Quando i Lê (1428-1788) installano la loro capitale nell'antica Thanh Long, sull'area che sarebbe poi divenuta l'odierna Hanoi, la configurano secondo una pianta quadrata a gradoni, non discosta dalla tradizione. Quanto ai Nguyên (1802 - 1945), che possono essere turbati da qualche incertezza riguardo alla loro legittimità, cedono al più spinto conformismo confuciano, imitando fedelmente la Pechino dei Qing nella loro capitale Hué, sita nel Vietnam centrale, nella valle del fiume dei Profumi.


Sotto i Li e i Trân (XI -XIV secolo), mentre il buddhismo è la religione ufficiale del paese, si moltiplicano le fondazioni dei templi (i chùa) e dei monasteri, spesso nei pressi di stagni o di laghi. Vi si accede, in genere, superando un portico, costituito da quattro pilastri, spesso collegati da pareti murali, ma talvolta concepiti come un vero e proprio edifìcio aperto su una corte. Al di là di questa prima corte, si eleva un altro portico oppure un robusto campanile quadrato che ospita la campana, il gong e il tamburo.


Svincolandosi da tutti i modelli, la pagoda Môt - Côt (su un pilastro), costruita nel 1049 sotto i Li a seguito di un sogno del sovrano Lê Thai To, ma poi spesso distrutta e ricostruita, si erge come un fiore di loto, di cui imita la forma, sopra una piccola pozza quadrata dietro il tempio di Duyên-Hu'u, ad Hanoi. Il suo tetto quadrato, ricurvo ai quattro angoli, poggia su beccatelli che si dipartono dal grosso pilastro centrale, che rappresenta lo stelo del fiore. Elegante e solida, essa incarna l'essenza dell'arte vietnamita, fatta di misura e di armonia.

Pagoda Mot Cot

Nei grandi complessi dove si trovano sia santuari aperti alla pietà dei fedeli sia monasteri che ospitano dei religiosi, sono edificate delle torri-st?pa (le pagode in senso proprio, anche se nel linguaggio corrente con questo nome si denomina, a torto, tutto il complesso del tempio buddhista vietnamita) destinate a ricevere le ceneri dei monaci o di eminenti civili defunti. Esse rompono l'orizzontalità dei siti, che proprio dal profilo di queste torri vengono segnalati all'attenzione del viaggiatore.


Dopo questo fiorente periodo, il buddhismo vive un momento doloroso, o si può dire avverso, dovendo farsi da parte davanti al favore di cui torna a godere il confucianesimo ortodosso e normativo. Gli eccessi religiosi e politici (pochi paesi possono vedersi attribuito un legame tanto stretto tra il potere reale e la dottrina buddhista usata come strumento di governo) suscitano la diffidenza attiva dei nuovi sovrani della dinastia dei Le, che una volta annientate le ambizioni cinesi di riconquista intendono rimettere ordine nel paese.


Il recupero del controllo sulla vita sociale induce il potere a portare attenzione ai templi della letteratura (van-miêu), edifici confuciani per eccellenza, garanti dell'ideologia ufficiale in tutte le capitali amministrative. Quello di Hanoi, fondato nel 1070 sotto i Li, è fatto oggetto di un importante ampliamento, diventando il più grande del paese, e perviene a una vera e propria riabilitazione, inizialmente nel XV secolo, poi nel XVIII.

Tempio della Letteratura, Hanoi

Consacrato al culto di Confucio e dei suoi discepoli e ispirato al tempio del Saggio della sua città di Qufu, nella provincia cinese di Shandong, il tempio della Letteratura di Hanoi estende i suoi cinque cortili su una lunghezza di 350 m. Largo al massimo 15 m, si distingue per il suo primo cortile senza edifici e per l'elegante padiglione Khue van Cac a due piani, costruito tra il secondo cortile e quello del laghetto. Quest'ultimo cortile è costeggiato a est e a ovest da stele che portano iscritti nella pietra, con una ferma calligrafia classica, i nomi dei laureati ai concorsi dei mandarini. Al di là della porta di Dai Than, una serie di costruzioni basse, di belle proporzioni, fiancheggiano, a est e a ovest, l'ampio cortile che conduce al vasto edificio della sala principale.

Tempio della Letteratura, Padiglione Khue Van Vac

Qualunque sia il culto praticato in un edificio religioso, i principi architettonici generali restano gli stessi; differisce unicamente la struttura compositiva interna. In una stessa epoca vi è una perfetta unità stilistica tra un tempio buddhista (chùa), un tempio dedicato a un eroe (dên) e un tempio comunale (dinh). La sintonia è tale che uno stesso sito accoglie frequentemente un tempio buddhista e il santuario di un eroe. Il sincretismo è spontaneo. A Dung Nghia il chùa precede il dên ed entrambi sono fiancheggiati, a est e ovest, da un lungo stagno rettangolare. Vi si accede attraverso due porticati successivi separati da un lungo canale d'acqua trasversale. A Thô-hà, paesino di vasai del Bac Giang, un ampio complesso cultuale riunisce il dinh, il dên e il chùa) in una sfilata solenne che testimonia la prosperità e insieme il pragmatismo di questo industrioso villaggio.

Interno del Dinh di Co Loa

Il dinh, il tempio comunale, presenta tuttavia la particolarità di essere costruito su piccole palafitte. Ciò peraltro non appare evidente, poiché la decorazione esterna nasconde i vuoti e si vede soltanto un edificio a colonne portanti. Nel periodo Lê, avverso al buddhismo, forse proprio a causa di questa ostilità si costruiscono bei dinh e si restaurano quelli edificati sotto i Li e i Trân. Il dinh, elemento essenziale della vita sociale, presente in ogni villaggio, ospita l'altare dei geni protettori del luogo e ha quindi una funzione religiosa; tuttavia, come luogo di riunione e di deliberazioni dei notabili locali, servendo anche, all'esigenza, da sala di ricevimento, ha pure una funzione politica, intermedia tra quella di un moderno municipio e quella della "casa degli uomini" delle tribù montane. Esso funge da contrappeso al potere imperiale rappresentato dai mandarini, di cui gli abitanti dei villaggi diffidano. La facciata anteriore del dinh presenta una larga apertura su un vasto cortile atto a ospitare tutta la moltitudine dei paesani: segno, forse, che era praticata questa forma arcaica di vita democratica.


Anche le più antiche tombe reali, come i palazzi, sono scomparse. Ciò che resta dell'architettura funeraria mostra, salvo nel caso della tomba del fondatore dei Dinh sulla cima di una montagna a Hoa Lu' e di quella di Trân Nhân-tông, eccezionale in quanto, come abbiamo visto, si tratta della torre- st?pa di Tu'c Mac, come i sovrani vietnamiti difficilmente si svincolino dal modello cinese, che essi adattano al territorio (generalmente nel loro paese d'origine) con dimensioni diverse. Lo schema delle tombe reali deve alla Cina la stele che si erge all'ingresso del sito funerario, il viale dell'anima costeggiato da serie simmetriche di statue di animali e di funzionari, e il dispiegamento del parco sul fondo.


L'architettura funeraria trova la sua espressione più riuscita e una decisa originalità, nonostante i riferimenti alle tombe Ming, nelle tombe degli imperatori della dinastia Nguyên che, contrariamente ai loro predecessori, non si sono fatti inumare nel loro paese d'origine bensì molto vicino alla loro capitale Hué. Le esigenze della geomanzia e l'incantevole luogo della valle dei Profumi, al centro del paese, si sono fusi con il senso della natura dei migliori architetti della tradizione, facendo della dimora finale degli ultimi sovrani uno specchio del gusto vietnamita e un prezioso elemento del patrimonio dell'umanità. Gli esemplari più belli sono quelli di Tu Due e di Minh Mang, meno danneggiati, durante la seconda guerra d'Indocina contro gli americani, del mausoleo di Gia Long (Nguyên Anh), fondatore della dinastia (e interlocutore di Napoleone I). Questa tomba, collocata in un paesaggio sublime, potrebbe essere una delle più importanti.

Tomba di Minh Mang

Il mausoleo di Tu Duc, la cui costruzione è durata trentacinque anni a partire dal 1848, abbonda di edifici di culto e di svago organizzati attorno a un palazzo in cui il re soggiornò per seguire i lavori e in cui tuttora, eretto sul vasto lago dell'ingresso, c'è un padiglione leggero su palafitte, propizio tanto alla pesca con la lenza che alla meditazione. La tomba propriamente detta, realizzata su un asse diverso da quello del palazzo, è circondata da piccoli specchi d'acqua artificiali, coperti di fiori di loto e di ninfee, che si possono scorgere da vari punti di vista lungo i diversi percorsi che si snodano sul sito. Un laghetto a forma di mezzaluna precede la tomba quadrata. Questo complesso parco funerario, molto ben concepito, costituisce una delle realizzazioni meglio riuscite dell'architettura vietnamita.

Tomba di Tu Duc

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