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Vietnam, L'areca e il betel

Coltivazione di Betel

Durante il regno del quarto re Hung Vuomg il mandarino Cao aveva due figli, Tan e Lang, che pur non essendo gemelli, si assomigliavano come due gocce d'acqua al punto tale che nemmeno la madre li distingueva. Erano molto belli, si volevano bene e non li si vedeva mai uno senza l'altro. Erano ancora adolescenti quando i loro genitori morirono nel corso di un terribile incendio. Da un giorno all'altro si trovarono senza beni e senza amici, decisero allora di andare lontano a cercare lavoro. Il caso li fece bussare alla porta del mandarino Luu, un uomo pio che aveva conosciuto il loro padre. Li accolse in casa e si affezionò ad entrambi, anche perché non aveva figli maschi ma solo una figlia, che presto volle dare in sposa a uno dei due. Erano entrambi sensibili alla bellezza della ragazza che, dal canto suo, non sapeva bene come scegliere fra due giovani così simili nell'aspetto e nei sentimenti. Costoro, poi, rivaleggiavano in generosità l'un verso l'altro, ciascuno volendo cedere al fratello la mano di colei che entrambi cominciavano ad amare. Il mandarino fece preparare un pranzo sperando di trovare la soluzione. Su suo ordine, la giovane figlia portò due tazze di riso con un solo paio di bacchette e le porse ai fratelli. Senza pensarci su, il più giovane le prese e, come dovuto, le porse al fratello maggiore. Il mandarino indicò quest'ultimo come suo genero. Lang, nel suo affetto per il fratello e con la volontà di attenersi al proprio dovere di secondogenito, riuscì facilmente a controllare l'amore che aveva provato per colei che sarebbe diventata sua cognata. Tan invece, tutto preso dalla sua nuova felicità, trascurò i legami di sangue e non si occupò oltre del fratello.

Piantagione di Areca

Questi soffrì molto del suo isolamento, tanto più che i suoi sentimenti verso il fratello e la cognata erano forti e puri. Un mattino, non sopportando più la situazione, se ne andò di casa. Per molto tempo camminò dritto davanti a sé, insensibile alla fatica, finché giunse ad un fiume che non poteva attraversare. Seduto sulla riva, pensando al suo triste destino morì di dolore. Fu trasformato in pietra. Quando Tan notò la scomparsa del fratello comprese il torto fatto e, pieno di rimorsi per il suo egoismo si mise a cercarlo. Dopo qualche giorno giunse sulla stessa sponda del fiume e, affaticato, si mise a sedere per terra appoggiandosi alla pietra. Fu trasformato in un albero dal tronco dritto con in cima un ciuffo di foglie. La donna, non sopportando l'assenza del marito, partì a sua volta alla ricerca. Riuscì ad arrivare fino ai piedi dell'albero che, per evitare di cadere, abbracciò piangendo fino a morire. Fu trasformata in una pianta rampicante che si avvolse intomo al tronco dell'albero. Avvertiti da un sogno, gli abitanti della regione costruirono un tempio in memoria dei tre infelici innamorati. Sul frontone incisero le seguenti parole: fratelli uniti, sposi fedeli.

Durante l'anno dell'eccezionale siccità che caratterizzò la fine del regno del quarto re Hung Vuong, mentre tutta la vegetazione si inaridiva, l'albero e la liana si ergevano verdi in mezzo alla circostante desolazione. Da tutta la regione arrivarono al tempio pellegrini richiamati da questo nuovo prodigio. Anche il re vi si recò e seppe dagli anziani del villaggio la storia delle tre metamorfosi. Ne rimase colpito e per capire le volontà degli dei interrogò i suoi consiglieri, ma nessuno seppe dare una risposta. Infine, il ministro della giustizia, un uomo saggio e colto, gli disse:

"Sire, quando si vuole accertare la consanguineità tra fratello e sorella, o la paternità di un figlio illegittimo, si prende loro del sangue e lo si mette nella stessa tazza. Se dopo la coagulazione appare ben mischiato, la risposta è positiva. Perché non mischiare insieme foglie del rampicante, un frutto dell'albero e un frammento di questa pietra ridotto in polvere?..."

Il consiglio fu ascoltato, scaldarono la pietra che si sbriciolò e triturarono il miscuglio di foglie e frutta che prese ben presto un bel colore rosso omogeneo. La prova fu positiva. Il vecchio ministro consigliò allora al re di diffondere il culto delle due piante che, con il nome di areca e betel, divennero il simbolo dell'amore fraterno e coniugale. I giovani sposi o i fratelli e le sorelle cominciarono a masticare le foglie e la noce con un po' di polvere di pietra per consolidare l'affetto. Poi si scoprì che questo amalgama proteggeva i denti e dava alito fresco e l'abitudine di 'ciccare' si diffuse rapidamente in ogni regione fra le persone che già si conoscevano o che volevano fare conoscenza.

Donna vietnamita il colore dei denti è causato dall'eccessivo consumo di Betel

Leggenda fra le più conosciute in Vietnam che sottolinea il valore etico della fedeltà alla famiglia. Ancora oggi, i termini che si usano per indicare "io" e "tu" seguono lo schema delle relazioni familiari. Probabilmente molto antica, presenta versioni differenti, seppur sullo stesso tema di fondo, a seconda delle tradizioni. Ancora oggi, soprattutto nelle campagne, si trovano amatori di questo miscuglio un po' inebriante di noce di betel e foglie di areca, che può sembrare amaro allo straniero, ma che riserva, a chi ancora lo apprezza, il piacere della freschezza, il profumo e il sapore dolce mischiato all'amaro. Se la cicca di betel era diventata l'avvio per la conversazione, il consumo era particolarmente osservato in occasione di eventi importanti: nascite, matrimoni, funerali, cerimonie religiose. La cicca di betel con una coppa d'acqua fresca costituiva l'offerta più pura da fare a defunti, antenati e divinità. Ma è soprattutto nel matrimonio e nell'amore che l'uso mantiene il suo significato più originale. Tradizionalmente ogni incontro galante comincia con l'offerta di una cicca di betel: fra uomo e donna è un invito ed un'avance.

Marito e moglie

Durante le cerimonie di fidanzamento, betel e noci di areca portati dai genitori del promesso sposo venivano distribuiti dai genitori della ragazza a tutti i parenti ed amici per annunciare la lieta notizia. Se in seguito, per qualunque motivo, si fosse rotto il fidanzamento, bisognava restituire questi regali rituali, come in Occidente si restituisce l'anello. Nei matrimoni tradizionali i ragazzi portano in equilibrio sulla testa grandi piatti rotondi pieni di betel e noci d'areca, coperti da una tela rossa, simbolo di felicità. Un tempo quando si entrava in una casa vietnamita sulla stuoia d'ingresso si trovava una grande scatola rotonda laccata di rosso, che veniva offerta non appena seduti. Conteneva, ben allineati in piccoli scomparti del cassetto estraibile, tutti gli elementi per fare la cicca di betel: noci fresche di areca tagliate in spicchi, le foglie arrotolate di betel, sapientemente disposte come le sigarette e pezzetti di radice tagliata a lamelle rosate. Infine, l'astuccio per la polvere, normalmente d'argento, con il piccolo raschietto per l'impasto... Sotto il cassetto, all'interno della scatola, la scorta di foglie di betel, di noci intatte dal mallo verde, un coltello rettangolare, largo, corto e affilato come un rasoio, e una tela rossa per ripulirlo.

Ai giorni nostri, l'uso e il rito del betel tende a scomparire nelle città, cosi come altre usanze quali la laccatura dei denti e i tatuaggi.

Secondo certi etnologi e antropologi questa leggenda rifletterebbe il contrasto fra le due forme di matrimonio: la poliandria, che si pensa diffusa nelle culture più antiche dell'attuale Vietnam, e la monogamia, probabilmente di influenza cinese, e il faticoso passaggio da una forma coniugale all'altra.


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