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Russia, Crimea, Tumuli e tombe

da Michael Rostovtzeff, CITTÀ CAROVANIERE, Laterza, Bari, 1971 

Gli abitanti moderni di questa regione si sono accorti da parecchio tempo che nelle vicinanze dei luoghi ov’erano le città antiche c’erano queste altre città dei morti, e che sotto i tumuli delle steppe giacevano da secoli molti oggetti di uso quotidiano, sepolti con le ossa dei morti. La gente non si accontentava di vestire i morti di nuovi abiti; lasciava sotterra ogni cosa ambita dal defunto o a lui cara o che potesse essergli utile nel mondo in cui, secondo antiche credenze, avrebbe continuato a vivere dopo morto, quasi alla maniera che aveva vissuto sulla terra. Così seppellivano armi, frutti, fiori e rami d’alberi. Ed ai bimbi lasciavano i loro giocattoli favoriti.

Più ricco era il morto e più lussuoso era l’arredamento della tomba: armi cesellate d’oro, piatti d’oro e d’argento, anelli, collane e braccialetti d’oro con pietre preziose incastonate, vasi d’argilla con graziose figure, abiti d’un tessuto d’oro e d’argento, tappeti e coperte con figure in ricamo, e troppe altre cose perché si possano enumerare. Coi famosi guerrieri si sotterravano i loro cavalli e i carri funebri, insieme ai finimenti, alle selle, alle stanghe ed ai gioghi, ornati d’oro e d’argento.

La gente della regione circostante, quando apprese ciò, s’accese di cupidigia. Di notte e di nascosto, mentre le tombe erano ancora guardate dai discendenti dei morti, e apertamente di giorno, quando anche l’ultimo e più lontano discendente era sparito, s’aprirono una via negli antichi tumuli, in cerca d’oro e d’argento, di rame e di ferro. Non era facile localizzare la tomba, disturbare i morti, e svaligiare il luogo del loro riposo. Tonnellate di terreno li seppellivano profondamente e al sicuro, così che difficilmente si veniva a trovare la via d’accesso. In certi casi i tumuli erano completamente di pietra; un uomo non poteva smuovere un tumulo di tale struttura e molti uomini non potevano essere impiegati in un’opera simile. Bisognava scavare delle gallerie o aprire un pozzo. Spesso quando, con la lanterna e la vanga alla mano, il cercatore riusciva a raggiungere la meta, i muri e le volte della camera sepolcrale si abbattevano su di lui, e accanto al morto giaceva per secoli il corpo del saccheggiatore che aveva tentato di disturbare il loro riposo. Tuttavia, il saccheggiatore riusciva spesso a rubare e ad asportare dalla tomba ogni cosa di valore. Per cupidigia fondeva le splendide coppe e gli ornamenti di pregio, rompeva i vasi di terracotta e sperdeva ogni altra cosa. Molte delle migliori cose lasciate intatte dal tempo vennero distrutte in questo modo, sacrificate alla cupidigia.

Ma venne il tempo in cui non furono solo le persone che cercavano facili guadagni a interessarsi di queste tombe degli antichi abitatori delle coste del Mar Nero. Altra gente comprese che di grande valore non era l’oro o l’argento di questi tumuli ma ogni cosa trovatavi, e che le stesse tombe potevano rivelare la vita dei sepolti, dire delle loro ricchezze e miserie, delle vesti e degli ordigni e delle armi, della religione e delle superstizioni. Gli scavi dei tumuli e un esame delle tombe vennero iniziati, non in segreto e a scopo di rapina, ma apertamente e con cura, per studiare e conservare tutto ciò che vi si trovava, poiché una comune brocca di argilla può dire allo studioso più di un calice d’oro o del vaso più prezioso. Si fecero delle ricerche nelle tombe dei poveri e in quelle dei ricchi, così da non scoprire solo come vissero le classi agiate e colte, ma come visse tutto il popolo, dal dominatore allo schiavo.

Gli studiosi non s’accontentarono di esplorare le tombe: cominciarono a visitare i luoghi dove c’erano state delle città e dove si erano costruiti templi e dimore. Anche in tali luoghi lavorarono con ogni cura, a seconda di un piano, conservando tutto ciò che rinvenivano. Godettero tutte le volte che poterono ricostruire un intero fabbricato, studiando gli avanzi di alcuni suoi muri, o trovarono intere opere d’arte o parti frammentarie di esse che l’avevano abbellito, o fu loro possibile di ricomporre una statua o una figura dai pezzi rintracciati, o decifrare le iscrizioni che talvolta si trovavano scolpite sulle pietre. Queste iscrizioni rivelavano o qualche legge che era stata dettata a chi risiedeva in quella città, o qualche deità che essi onoravano, o qualche illustre cittadino che aveva servito la patria.

La fatica che dovette sopportare lo studioso con la pala e il piccone, per scoprire i resti di una vita che si era spenta da tempo, fu pesante e rimase spesso infruttuosa. Delle squadre di uomini scavarono alle volte per delle settimane per trovare alla fine soltanto una tomba saccheggiata molto tempo prima, una camera che era stata interamente distrutta, o dei rottami di pietra su cui v’erano incise delle lettere dalle quali non si poteva comprendere nulla. Ma spesso quel lavoro venne ripagato le cento volte.