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Lampi di cultura

Russia, Crimea, Tumuli degli Sciti

 I Tumuli della Crimea

da Michael Rostovtzeff, CITTÀ CAROVANIERE, Laterza, Bari, 1971

 Un po’ di tempo fa, dopo due anni di pesante e indefesso lavoro in un immenso tumulo che si trova nella località detta «Solockha» (il nome di una donna), uno dei più illustri archeologi russi scoprì dapprima dei sepolcri di cavalli, contenenti due collezioni di briglie dorate, poi una grande tomba che era stata derubata, ed infine una tomba di un ricco e potente sfuggita alle ricerche dei saccheggiatori. Coloro che furono presenti all’apertura del sepolcro si sentirono invasi dalla gioia quando videro la camera intatta e tutte le ricchezze del sovrano proprio dove erano state messe 2300 anni prima. Col sovrano c’erano le armi ricoperte di lamine d’oro e d’argento, un pettine d’oro massiccio, vasi sacri d’argento e di legno placcato in oro, a decorazioni e disegni splendidi. Non era stato omesso il cibo per il morto: della carne in immense pentole di rame, e vino e olio d’oliva in grandi anfore di terracotta dal collo stretto, dove i commercianti li avevano messi per trasportarli dalla lontana Grecia.

Talvolta il caso aiutò gli archeologi. Quasi un secolo fa, nelle vicinanze di Kerch, alcuni soldati furono mandati a prendere delle pietre da un grande tumulo chiamato in lingua tartara «Kuloba» (la collina delle ceneri). A un tratto pervennero ad una profonda spaccatura che adduceva in una cavità. I soldati riferirono la cosa al comandante. Un certo numero di essi con le lanterne accese furono calati a mezzo di corde in quella fenditura. Sotto quel tumulo si trovò una ricca tomba costruita in pietre lavorate. Vi conduceva un lungo corridoio a volta ogivale. Dopo di questo c’era la tomba dalla volta molto alta. Ma non fu ciò a stupire coloro che vi erano entrati. Alla luce delle lanterne luccicava ovunque dell’oro, e la camera era piena di mucchi di masserizie e di oggetti di ogni specie. Cercando qua e là, trovarono nel mezzo una cassa lavorata nella quale c’era lo scheletro di un uomo di altissima statura, e accanto un catafalco meno massiccio sotto il quale c’era lo scheletro di una donna. Intorno alla bara c’erano le armi lucenti e lo scettro dell’uomo sepolto, che senza dubbio erano il simbolo del suo grado regale, e intorno al catafalco c’erano disseminati bracciali, collane e tutti gli ornamenti di una donna. Ai piedi delle pareti v’erano ammonticchiati migliaia di piatti d’oro con incisioni di figure umane: i muri della camera sepolcrale evidentemente erano stati ricoperti di tappezzerie in cui c’era oro a profusione. In un angolo c’erano le ossa di un cavallo, e accanto ad esse l’elmetto e le gambiere del sovrano. C’era pure lo scheletro d’un uomo. In ogni parte della camera vi erano molti recipienti d’oro, d’argento e di rame, con magnifiche decorazioni.

Non appena fu iniziata la raccolta di quelle ricchezze, la volta cominciò a rovinare; delle immense pietre minacciavano di cadere e di uccidere gli uomini ch’erano dentro. Tuttavia, con un mezzo o con un altro riuscirono ad impossessarsi delle cose migliori ed a portarsele via, a fare una pianta del luogo e degli schizzi della camera. Di notte fu messa una guardia, ma la si tolse ben presto, poiché nessuno sospettava che si potesse fare un tentativo di entrare nella camera sepolcrale col rischio di essere schiacciati da quei massi pericolanti. Ma quando vi tornarono al mattino seguente s’accorsero che durante la notte la tomba era stata saccheggiata. Avevano asportato tutto ciò che non era stato messo precedentemente in salvo, e i ladri avevano scoperto nel pavimento della cripta un’altra tomba che conteneva superbi vasi d’oro.

In decadi di fatiche ardue e accurate gli archeologi riuscirono a rintracciare molti oggetti assai vari e spesso belli. Non ne sparì più neppur uno in seguito, né se ne distrusse o buttò via alcuno, e tutto ciò che risultò interessante o importante fu collocato nei musei. Nel Hermitage di Pietroburgo fu riunita la più ricca e rara collezione del mondo di oggetti trovati nella Russia meridionale. Tali oggetti non sono interessanti solo perché ci parlano della vita del mondo antico; spesso gli artisti e gli artigiani ritrassero su di essi la propria vita per coloro a cui erano destinati. Possiamo quindi, osservando tali oggetti, partecipare alla vita di quelle genti, conoscerne le famiglie e le case. Che ci viene raccontato di quei giorni lontanissimi dagli oggetti scavati e dagli antichi scrittori? Lo vedremo più oltre.