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Lampi di cultura

Russia, Corredi funerari degli Sciti

da Michael Rostovtzeff, CITTÀ CAROVANIERE

Il vestiario di questi principi non era affatto meno ricco: sandali di pelle morbida le cui legature giungevano al ginocchio, calzoni di cuoio ricamati in oro, caffettani ricamati, dall’orlo di pelliccia e sorretti da cinture dorate. I simboli del potere e del grado erano uno scettro ed una magnifica tazza d’oro o d’argento a forma di corno.
L’abbigliamento delle mogli e delle figlie era anche fastoso. Portavano delle acconciature di capelli alte e ornate d’oro, un fascio di collane, dei pendenti splendidi alle orecchie e alle tempie, dei bracciali incisi ai polsi e delle fasce d’oro alla cintola.

Alle feste si parlava di battaglie, di nemici uccisi, di atti di valore e di sacrificio personale a pro dell’amicizia. Il più onorato era colui che aveva portato al sovrano il maggior numero di teste di nemici uccisi, e la stima variava secondo il numero di «fratelli di sangue» coi quali aveva suggellato l’unione a mezzo della sacra consuetudine di bere sangue e vino nella stessa tazza.
Mentre i signori e principi dividevano col proprio seguito i pericoli da guerra e i divertimenti, tutto il lavoro pesante veniva espletato dagli schiavi indigeni, gli antichi padroni della terra che questi invasori, venuti dalla lontana Asia, avevano conquistato. Questi schiavi bevevano in brocche rozze; invece di vino si dava loro del kumiss (una bevanda fatta di latte di cavalla fermentato), ed anche questo raramente; e le spalle sentivano spesso le sferzate dei loro signori.