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Lampi di cultura

Russia, Sciti, Arte animalistica delle steppe

 da Michael Rostovtzeff, CITTÀ CAROVANIERE

Le montagne dell’Asia centrale, specie quelle degli Altai, sono ricche di metalli: di oro, argento e rame. Gli abitatori di quei monti appresero subito il modo di estrarre i metalli dal minerale, di liquefarli e di foggiare armi, gioielli e vasellame. Cominciarono a produrre migliaia di oggetti metallici di uso quotidiano e d’ornamento, oggetti che per molti secoli, prima di scoprire i metalli, erano stati fatti di legno e di osso. Le forme e le superfici semplici non li soddisfacevano mai. Volevano che gli oggetti di loro uso avessero belle decorazioni e bella forma. Così cominciarono a foggiarli con accuratezza e a decorarli. Non solo usavano le decorazioni per rendere più belli gli oggetti, ma pure per proteggerli, e proteggere i loro possessori, dalle forze del male. Gli antenati degli sciti cominciarono a dare agli oggetti di loro uso delle forme d’animali e ad ornarli con figure o parti di figure di bestie e di uccelli, selvatici e domestici, sia per amore della bellezza, sia per scopo di sicurezza. Così nacque lo stile particolare della loro arte decorativa. Le combinazioni di linee e di punti — il cosiddetto stile geometrico di decorazione — non vi avevano alcuna parte. Né gli artisti che crearono quello stile usarono piante o fiori per scopi decorativi come facevano i popoli più civili, della Grecia e dell’Oriente. Gli animali furono i soli motivi artistici di decorazione a loro noti e di loro gusto.

Degli animali e delle teste di animali erano in cima ai loro stendardi, formavano l’impugnatura delle loro spade e le estremità dei manici di vari utensili. La superficie delle coppe e delle caldaie era ricoperta di file di animali, e così pure erano le placche che abbellivano le faretre e i foderi delle spade, le aste delle azze e gli scudi. Migliaia di piastrine d’oro in forma di animali o con degli animali impressivi venivano cucite sulle giubbe, sui calzoni, sulle scarpe e sui tappeti. Sulle selle venivano ricamate le stesse figure. Centinaia di ornamenti di metallo cospargevano i destrieri, i carri ed i cocchi. Gli stalloni favoriti davano bagliori di bronzo, oro e argento: le fronti erano ricoperte di grandi lamine metalliche; dischi e figure ornavano le cinghie delle bardature; gli occhi dei cavalli erano protetti da speciali ripari, il naso era ricoperto di metallo; grossi fiocchi con teste metalliche pendevano dalle cinghie dei finimenti; ai morsi erano legati dei forti montanti. E tutte queste piastre e queste lamine, questi frontali e questi montanti, avevano la forma delle bestie e degli animali più diversi, rispecchiando la vita misteriosa delle folte foreste ove gli antenati degli sciti avevano vissuto.

Non essendo paghi degli animali veri, questi asiatici primitivi avevano dato attributi fantastici alle creature, trasformandole in esseri divini, in mostri fantastici che senza dubbio vedevano spesso nei loro sogni: leoni alati con le corna o con teste di aquila; draghi dai corpi di leone e teste di lupo o dai corpi di serpi giganteschi; uccelli enormi simili ad aquile, con teste terribili e orecchie lunghe. Non furono soli a inventare tutti questi animali. Alcuni li presero in prestito dai loro vicini più civili, ma se ne appropriarono e si divertirono a riprodurre molte volte le loro forme fantastiche.

Allorché, dopo aver vagato per molti anni, gli sciti capitarono nella Russia meridionale, vi portarono armi speciali, vestiti e bardature ornati alla propria maniera. Nelle steppe della Russia meridionale non si dimenticarono mai i costumi e le abitudini degli antenati. Mentre, spinti dalla moda, cominciarono a comprare dai greci i prodotti dell’arte raffinata greca, essi non eliminarono mai la propria arte e il proprio stile decorativo. Il loro cavalli, ad esempio, non portarono mai finimenti greci, e i guerrieri sciti non vollero mai sostituire le armi proprie con quelle di tipo greco. Così lo stile decorativo a figure di animali trovò una nuova patria nella Russia meridionale. Oggetti di questo stile, per uso degli sciti, furono fatti in parte da fabbri e da orefici sciti, ma ben presto i migliori artigiani greci cominciarono a gareggiare con loro.

È straordinario con quale facilità gli artisti greci s’adattarono ai desideri degli sciti e con quanta rapidità crearono per loro un nuovo stile semi-greco con animali. Nelle mani dei greci, tuttavia, il loro stile perdette la selvatichezza e la ferocia, e, con esse, il suo particolare ritmo e la sua attrattiva. Divenne più grazioso, più civile, un’ombra degli originali selvatici. Questo nuovo stile ellenizzato degli animali fece perire l’altro, che venne lasciato agli artigiani di minore importanza, i quali non sentivano più il terrore che le bestie ebbero a incutere ai loro predecessori asiatici, e per i quali le forme animali furono delle decorazioni senza significato.

Benché lo stile degli animali morisse nelle steppe della Russia meridionale, pure rimase vivo e vigoroso in patria. Di lì si sparse più tardi, per lungo e per largo, in ogni parte dell’Asia, fino alla Cina nell’Est e all’India nel Sud. I successori degli sciti — i sarmati, che s’appropriarono di quello stile e lo ritennero finché vissero in Asia — portarono ancora una volta nella Russia meridionale alcuni esemplari di esso.

Se gli sciti e i sarmati che costrinsero i loro servi ad arare e a seminare per proprio conto le terre lungo i fiumi s’arricchirono, gli altri divennero anche più ricchi, poiché impiegarono il tempo facendo furti e razzie. Padroni di tutte le steppe della Russia meridionale, sotto la guida di un grande re, essi imponevano tributi alle città greche e ai mercanti e perfino ai vicini della propria razza, i prosperi signori e sovrani delle steppe costeggianti i fiumi. Le casse e le tende contenevano enormi tesori, e i loro immensi ripostigli scricchiolavano sotto il peso degli averi e delle provviste d’ogni genere.