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Iran, a, Zoroastro e l'Avesta

Zoroastro e l'Avesta

Non c'è accordo fra gli studiosi sull'epoca in cui visse Zoroastro (Zaratustra), il profeta dell'omonima religione. Forse nacque intorno al 1000 a.C., forse addirittura cinquecento anni più tardi, in una qualche regione dell'altopiano iranico, nella Meda (odierno Azerbaijan) o addirittura nella zona opposta, nell'Iran nord orientale. Di sicuro c'è che, attorno ai vent'anni, Zoroastro si ritirò dal mondo per una decina d'anni, dedicandosi alla meditazione: alla fine di questo periodo, egli ebbe una visione divina, che lo incoraggiò a predicare la sua religione, per l'appunto lo zoroastrismo.  

Accogliendo credenze già diffuse sull'altipiano iranico, quali la fede in Ahura Mazda, il, dio supremo, fonte di bontà e luce, Zoroastro elaborò una dottrina caratterizzata da un forte richiamo ai principi etici e dalla complessa liturgia. I principi dello zoroastrismo si possono riassumere nell'imperativo a formulare buoni pensieri, a pronunciare buone parole e a compiere buone azioni. Grande enfasi è posta sul principio della purezza, interiore ed esteriore, ed è per questo che il   rituale funebre di questa religione prevede che i morti non vengano seppelliti, onde non contaminare la terra, ma siano esposti in torri funerarie dove i corpi possano essere mangiati da animali prima ancora di entrare in decomposizione. Altro rituale zoroastriano è l'adorazione del fuoco, elemento di luce e pertanto legato al dio Ahura Mazda, e che arde eterno nei templi zoroastriani (attualmente, il più famoso in territorio iraniano si trova a Yazd, nell'Iran centrale).

Grande complessità concettuale, filologica, storica presenta invece l'Avesta, il complesso dei testi sacri dello zoroastrismo, di cui vi è un nucleo più antico, ovvero le Gatha (Inni), opera dello stesso Zoroastro e una parte dovuta alla casta sacerdotale dei Magi, operante durante l'epoca achemenide. La parte più recente dell'Avesta   fu invece formulata in epoca sasanide, durante la quale vi fu un fiorire dello zoroastrismo, che divenne religione di stato. Quanto è giunto a noi è comunque solo una parte di quanto doveva costituire il libro sacro dello zoroastrismo: molto andò disperso a causa delle invasioni e dei successivi mutamenti politici sull'altipiano iranico, e si tratta della parte liturgico rituale. Il complesso dei testi si divide in quattro parti: Yasna (Preghiera o Adorazione) di cui fanno parte le Gatha zoroastriane, e che comprende il servizio divino principale; Visprat, appendice dello Yasna;  Videvdat, una sorta di levitico della società zoroastriana che si occupa anche di aspetti della vita sociale e dell'ordine giuridico; Xvartak apastak o Piccolo Avesta, sorta di manuale di preghiere di cui fanno parte anche gli Yasht, inni in onore delle singole divinità cui erano consacrati i giorni del calendario zoroastriano.

Dapprima tramandati oralmente, a cura di una ristretta casta di sacerdoti, i testi dell'Avesta, espressi in un dialetto antico iranico nord-orientale (che avvalorerebbe la tesi dell'origine da questa zona del profeta Zorostro), vennero messi per iscritti in epoca molto tarda, probabilmente durante il periodo arsacide (323-223 a.C.).  

(Anna Vanzan)