Corsi in diretta Lezioni Audioviaggi
Lampi di cultura

Russia, Novgorod, Chiesa del Redentore

L’ultima chiesa costruita da un principe a Novgorod è quella del Redentore di Nereditza (1198). Questo nome deriva probabilmente dal fatto che la chiesa non era all’interno delle mura, ma in un monastero del principe, nelle vicinanze della città.

Questa chiesa non è affatto simile ai monumenti grandiosi dell’XI e del XII secolo. È una piccola chiesa a cupola unica, imbiancata a calce, con una facciata liscia tripartita e tre absidiole; le absidiole laterali sono molto basse. Tutte le parti di questa chiesa, così come il suo profilo, sono irregolari: sembra quasi modellata nell’argilla. I muri sono troppo grossi per le piccole dimensioni della chiesa; nel muro ovest si apre uno stretto passaggio che porta alle tribune, che non sono costruite su una volta, ma su travi di legno, e che si aprono sul transetto solo dalla parte ovest.

L’interno era tutto dipinto. Come sempre, erano scene del Vangelo, profeti, schiere celesti, Padri della Chiesa. Questi personaggi dalle spalle solide e larghe, dai visi severi, trafiggevano i fedeli con il loro sguardo inquisitore, o li fissavano cupamente con gli occhi dalle palpebre pesanti, semichiuse; tutto il loro atteggiamento era insomma un invito al pentimento, al pensiero del Giudizio Universale, che non era lontano, e la cui grandiosa raffigurazione si svolgeva sul muro occidentale.

Non erano soltanto i santi a popolare l’esiguo spazio della chiesa. In mezzo al muro ovest, si vedeva il ritratto del fondatore della chiesa, il principe Jeroslav Vladimirovic, in atto di offrire un modello ridotto della chiesa al Cristo assiso su un trono. Fino alla seconda guerra mondiale, questa era forse l’unica chiesa medioevale d’Europa ad aver conservata intatta la sua decorazione murale. La perdita di questo monumento è irreparabile per gli storici e gli amanti dell’arte. Quando le armate tedesche giunsero vicino a Novgorod, la loro artiglieria distrusse la chiesa, che fu ricostruita dopo la guerra; ma gli affreschi del XII secolo, ridotti in polvere, non hanno potuto essere restaurati.

Questa modesta chiesa è la testimonianza del fatto che le ricchezze del principe erano diminuite, ma anche del fatto che il gusto si andava democratizzando, fenomeno ancora più interessante. I committenti che si assumevano le spese di una costruzione erano sempre più numerosi, con la conseguenza che si ebbe una mescolanza dei gusti. Le chiese diventano piccole e adottano una pianta quasi quadrata, con una cupola unica appoggiata su quattro pilastri. Scompaiono le torri delle scale. Le tribune, che prima erano gallerie aperte, vengono chiuse; si prese l’abitudine di installare in una di esse un oratorio consacrato al santo patrono del donatore. La chiesa di Nereditza appartiene a questa categoria di monumenti.

Molte chiese furono così costruite a spese dei “mestieri” e delle gilde di mercanti. I cronisti non riescono sempre ad elencarle tutte, anche perché talvolta nel corso di un stesso anno viene fondata più di una chiesa. In certe chiese di mercanti, venivano conservati i contratti, i campioni di peso e misura, ed anche le mercanzie più preziose; i loro spessi muri di pietra erano molto più sicuri dei tramezzi di legno dei magazzini. È ovvio che utilizzando la chiesa a scopi così pratici essi non si siano preoccupati della bellezza delle forme architettoniche e della decorazione delle facciate. La chiesa doveva accogliere i fedeli della parrocchia, essere solida e duratura.

da Kira Kornilovitch, L’ARTE RUSSA DALLE ORIGINI ALLA FINE DEL 16° SECOLO, Cappelli Editore, Rocca San Casciano 1968