Lampi di cultura

Russia, Novgorod, Decadenza

Dal XV secolo in poi, si sente che l’architettura di Novgorod non è più animata dallo stesso respiro di prima. Per costruire le chiese signorili, si usano le forme appena modificate delle chiese del XIV secolo, che godevano ancora di grande favore. L’arcivescovo Eutimo II (1429-1458) accorda un’importanza particolare alla costruzione di monasteri fuori delle mura della città e al restauro di monumenti antichi, che erano stati rimaneggiati e ai quali egli tenta di ridare l’aspetto primitivo. Il Palazzo arcivescovile (1433) è forse l’unico edificio originale costruito in questo periodo; in ogni caso, si tratta del primo esempio d’architettura civile, concepito appositamente per un uso pubblico. La sala delle sedute giudiziarie, che è ancora conservata ai giorni nostri, ci colpisce per il suo aspetto insolito: al centro, si drizza una colonna a quattro facce sulla quale si appoggiano le volte da cui partono le nervature a stella. Questa ventata d’arte gotica, la prima e l’ultima nella Russia medioevale, si spiega col fatto che gli artisti di Novgorod costruirono questo palazzo in collaborazione con artisti delle città del Baltico.

Questo attaccamento alle forme dei secoli passati deriva dalla tensione tra Mosca e Novgorod, che degenerò alla fine in lotta aperta, e la cui conseguenza fu che Novgorod preferì mettersi sotto la protezione della Lituania.

L’ispiratrice di questa alleanza fu la moglie del posadnik Boretski, celebre nella storia e nella letteratura con il nome di Marta la posadnitsa. Ma il popolo temeva la tutela straniera. Durante l’ultimo assedio di Novgorod da parte delle truppe moscovite, nel 1477, i cannonieri tapparono i cannoni che si trovavano sulle fortificazioni, e gli abitanti aprirono le porte al principe di Mosca e gli giurarono fedeltà. Sotto le volte del palazzo arcivescovile, Ivan III pronunciò questa sentenza: “Non ci sarà più, a Novgorod, la campana dell’assemblea del popolo, non ci sarà più un posadnik saremo noi a tenere in mano le redini del governo”.

Il popolo rimase indifferente, nel complesso, alla sorte di Marta e degli altri ribelli, ma fu in compenso molto addolorato quando vide portare a Mosca la campana dell’assemblea, che per tanti secoli aveva risuonato su Novgorod, chiamando così spesso il popolo alla sommossa. Una poetica leggenda narra che quando si fece passare la campana attraverso i monti del Valdai (questo episodio è anche raffigurato in una miniatura) la campana, non volendo lasciare la terra natale, cadde e si sbriciolò, formando tante campanelle, dette “campanelle del Valdai”, che da allora tintinnano al collo dei cavalli e si mescolano alla melopea dei cocchieri, per creare una musica che ci canta il ricordo di Sua Signoria Novgorod la Grande.

da da Kira Kornilovitch, L’ARTE RUSSA DALLE ORIGINI ALLA FINE DEL 16° SECOLO, Cappelli Editore, Rocca San Casciano 1968