Lampi di cultura

Russia, San Pietroburgo

San Pietroburgo e Aleksandr Pushkin 

da Il Cavaliere di Bronzo, PROEMIO,  in A.Pushkin, Poemi e Liriche, Einaudi, 1960   

D'onde deserte sulla riva  
 
Stava Egli, pieno di grandi pensieri,  
 
E guardava lontano. Largo davanti a lui Fuggiva il fiume; un mile navicella  
 
Per esso s'affrettava solitaria' 
 
Sulle muscose, acquitrinose rive  
 
Qua e là nereggiavano l'isbe,  
 
Riparo al misero fìnno;  
 
E il bosco, ignoto ai raggi  
 
Del sole involto nella bruma  
 
Rumoreggiava intorno.  

E pensava egli:  
 
Di qui minacceremo lo svedese.  
 
Qui una città sarà fondata  
 
Del superbo vicino in onta e danno.  
 
Qui da natura fu per noi disposto  
 
Di aprire una finestra sull'Europa,  
 
Di porre un fermo piede sul mare.  
 
E qui per onde a loro nuove  
 
Verranno ospiti a noi tutti i vessilli,  
 
E in piena libertà faremo festa.  

Passarono cent'anni: la giovane città,  
 
Vanto e portento delle terre nordiche,  
 
Dal buio delle serve, dall'acqua dei paduli,  
 
Sorse pomposa, altera;  
 
Dove prima il pescatore finno,  
 
Triste figliastro di natura,  
 
Solo, alle basse rive accosto  
 
Gettava in acque ignote  
 
L'antica rete, adesso  
 
Sulle animate sponde  
 
Si stringono le moli ben formate  
 
Di palazzi e di torri; vascelli  

In folla d'ogni canto della terra  
 
Ai ricchi porti tendono;  
 
La Neva s'è vestita di granito;  
 
Ponti si son curvati sopra l'acque;  
 
Di verdicupi giardini  
 
Le sue isole si sono coperte,  
 
Ed alla capitale piú giovane davanti  
 
La vecchia Mosca s'è oscurata,  
 
Come davanti a nuova imperatrice  
 
Vedova porporata.  

T'amo, creatura di Pietro,  
 
Amo il tuo grave ed armonioso aspetto,  
 
Il regale corso della Neva,  
 
Delle sue rive il granito,  
 
Delle tue cinte il rabesco di ghisa,  
 
Delle tue notti malinconiche  
 
Il diafano crepuscolo e lo splendore illune,  
 
Quando nella mia stanza  
 
Scrivo, leggo senza lampada,  
 
E sono chiare le dormenti moli  
 
Delle strade deserte, e luminosa  
 
Dell'Ammiragliato la cuspide,  
 
E, alla notturna tenebra non concedendo il passo  
 
Nel dorato cielo,  
 
L'una alba a dare il cambio all'altra  
 
S'affretta, dando alla notte mezz'ora'.  
 
Amo del tuo rigido inverno  
 
L'immota aria ed il gelo,  
 
Il corso delle slitte lungo la larga Neva,  
 
Delle fanciulle i volti píú vivi delle rose,  
 
E splendore, vocio, chiasso dei balli,  
 
Ed all'ora dei celibe festino  
 
Lo sfrigolio delle schiumose coppe  
 
E la turchina fiamma del ponce.  
 
Amo la guerresca animazione  
 
Alla parata dei Campo di Marte,  
 
Delle schiere di fanti e dei cavalli  
 
L'uniforme bellezza,  

Nel loro ordine mobile e concorde  
 
I brandelli di quelle invitte insegne,  
 
Il bagliore di questi cuprei caschi,  
 
Trapassati dalle palle in battaglia  
 
Amo, guerriera capitale,  
 
Il fumo e il tuono della tua fortezza,  
 
Quando la nordica sovrana  
 
Genera un figlio nell'augusta casa,  
 
0 una vittoria sul nemico  
 
La Russia nuovamente celebra,  
 
0, franto il ghiaccio azzurro  
 
La Neva lo trasporta ai mari  
 
E, fiutando i novelli giorni, esulta.  

Glòríatí e sta', città di Pietro  
 
Come Russia incrollabile,  
 
E si pacifichi con te  
 
Anche il vinto elemento;  
 
L'odio e l'antica loro prigionia  
 
Possano i flutti fìnnici scordare  
 
E non, con rabbia vana,  
 
L'eterno sonno di Pietro turbare!