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Iran, Qazvin

Qazvin

A 130 km. a nord.ovest di Teheran, a 1800 metri sul livello del mare, in una terra famosa per la produzione di frutta secca (pistacchi, mandorle, nocciole) e fresca, si trova Qazvin, che fu capitale dell'impero safavide nel XVI secolo, sotto il re Tahmasp. Anche durante la dinastia successiva, quella dei Qajar, Qazvin, pur avendo perso lo scettro di capitale da secoli, fu città florida, grazie alla ricchezza delle sue campagne e alla sua posizione strategica, di crocevia tra il Mar Caspio e alcune delle principali città iraniane.  

 Al turista Qazvin offre alcuni pregevoli monumenti di varie epoche, quasi tutti locati in centro città: innanzitutto la moschea del venerdì, la Jam'e Kabir il cui nucleo principale risale alla prima metà del secolo XIII: di quel periodo ci rimane la sala da preghiera la cui cupola in mattoni è decorata da iscrizioni e da un decoro a spirale di grande bellezza. Anche i due minareti che affiancano l'ivan di fronte alla sala di preghiera appartengono allo stesso periodo, ma sono stati ricoperti con piastrelle di ceramica in epoca safavide. A quest'epoca risalgono i principali cambiamenti apportati alla moschea.

 Al periodo safavide risale anche un altro edificio religioso per cui la città è celebre: si tratta del mausoleo dedicato a Shahzade Hussein, figlio dell'Imam Reza, ottavo imam venerato dagli sciiti. Situato al centro di un cimitero, il monumentale ivan d'accesso all'edificio, affiancato da sei minareti,  sopra cui si eleva una cupola, il tutto decorato con ceramica in prevalente color azzurro, si staglia sul fondo di un viale d'accesso ornato da una lunga vasca rettangolare. Passato il portale, si entra in un vasto cortile in mezzo al quale si trova il mausoleo vero e proprio, un edificio ottagonale sormontato da cupola che si apre con un talar: si tratta di una sorta di veranda la cui apertura sul davanti è interrotta da sottili colonne di legno, interamente foderata con mosaico a specchio, chiaro rifacimento d'epoca Qajar, in cui questo tipo di soluzione architettonica e decorativa fu assai di moda. La tomba lignea custodita all'interno è un capolavoro dell'arte dell'intarsio su legno.

 Un'altra costruzione dovuta alla pietas Qajar è l'Hosseiniye (luogo in cui si commemora la morte di Hosein, figlio dell'Imam Ali) Aminiye, dal nome della famiglia che la costruì, gli Amini. Viene ancora aperta ai fedeli nei mesi santi (per gli Sciiti) di Moharram e Safar. L'interno è decorato in stucco e specchi secondo la moda Qajar.

Degli edifici più propriamente safavidi restano soprattutto due testimonianze, una è l'Ali Qapu, palazzo reale dei safavidi che un tempo rivaleggiava con il suo omonimo in Isfahan. Quello di Qazvin è andato però completamente distrutto e resta solo il portale con le sue belle ceramiche azzurre le cui iscrizioni sono attribuite a Reza 'Abbasi, forse il più famoso artista dell'epoca.  
Anche l'altro palazzo rimasto, il Chehel Sutun, porta il nome di una più famosa (e meglio conservata) struttura a Isfahan. Diversamente dalla sua controparte isfahanita, però, il palazzo di Qazvin ha la forma di kolah-e faranghi, cappello europeo: si tratta di una struttura ottagonale, a due piani, uno dei quali ora ospita un piccolo museo di oggetti di varie epoche.
Altro monumento da vedere, è la moschea del Profeta (Masjed-e Nabi), costruita nel XIX secolo nel cuore del bazar; organizzata con quattro ivan intorno ad uno spazioso cortile, la moschea è coperta da estese decorazioni in ceramica in cui abbandonano pennellate rosa e gialle e, su uno sfondo prevalentemente fiorito, fanno capolino motivi di usignoli e di paesaggi "all’europea", secondo l'ispirazione Qajar.

  

(Anna Vanzan)