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Kazakhstan, Storia contemporanea (1998)

KAZAKHSTAN - LA STORIA CONTEMPORANEA

La regione corrispondente all'attuale Kazakistan venne occupata da popolazioni turche attorno all'VIII secolo d.C. e incorporata all'impero mongolo di Gengis Khan nel corso del XIII secolo. I kazaki, popolazione di origine turco-mongola, si insediarono nella regione intorno al XV secolo dove formarono una confederazione di orde nomadi; il regno, distrutto dai calmucchi nel XVII secolo, si smembrò in tre orde (piccola, media e grande orda) che minacciarono per oltre un secolo le frontiere della Russia zarista. Successivamente, nel XVI secolo ebbero inizio le incursioni da parte dei cosacchi che si insediarono lungo le rive del fiume Ural, nella zona occidentale del paese. Alla fine del XVII secolo essi strinsero patti formali con lo zar, impegnandosi a difendere i confini dagli attacchi dei kazaki e di altre popolazioni nomadi in cambio di titoli e terre e dell'autonomia di governo. A partire dal 1830 le forze russe prepararono una grande offensiva verso sud permettendo di estendere il controllo zarista su tutto l'attuale Kazakistan (1866), che divenne meta di una massiccia immigrazione di contadini russi e di popolazioni di origine slava, proseguita sino alla prima guerra mondiale. Le frizioni nate tra kazaki e immigrati si acuirono nel 1916 a causa di un decreto governativo che imponeva l'arruolamento nell'esercito dei kazaki; alla sanguinosa rivolta che seguì, le autorità zariste risposero espellendo dalle loro terre più di 300.000 kazaki che trovarono rifugio in Cina.

Il diffuso risentimento nei confronti del regime zarista portò, nel 1918, alla costituzione di un governo autonomo, che fu tuttavia destituito da parte delle truppe bolsceviche. Nel 1920 la regione kazaka fu organizzata nella Repubblica autonoma dei kirghisi, denominata dal 1925 Repubblica autonoma del Kazakistan (comprendente territori fino ad allora parte della repubblica del Turkestan), e unita all'URSS nel 1936. Alla fine degli anni Venti la politica di colonizzazione forzata e di collettivizzazione delle terre voluta da Stalin portò alla decimazione del gruppo etnico kazako e alla pressoché completa distruzione delle sue tradizioni culturali.

Nel 1954, nel quadro del programma di sfruttamento delle terre vergini in Siberia occidentale e nel Kazakistan, il governo sovietico favorì una nuova massiccia ondata migratoria di genti slave che giunsero, in quel periodo, a costituire la maggiore componente etnica della repubblica. Nursultan Nazarbayev, presidente della Repubblica socialista sovietica kazaka, vinse, con il 95% dei suffragi, le prime elezioni presidenziali libere nel dicembre 1991 e proclamò l'indipendenza del paese poco prima della dissoluzione dell'URSS. Il suo governo si dimostrò liberale verso tutte le forze politiche, fatta eccezione per i nazionalisti estremisti sia russi (che richiedevano l'annessione della parte settentrionale del paese alla Russia) sia kazaki (fautori dell'espulsione dal paese di tutti coloro che non fossero di religione musulmana), e mantenne strette relazioni economiche, militari e politiche con la Russia. Con quest'ultima, nel marzo 1994, venne siglato un accordo che garantì a Mosca il controllo ventennale del centro spaziale di Baikonur, in cambio del pagamento annuale di una consistente somma di denaro. Inoltre, in base a un trattato del 1992, il Kazakistan si impegnò a distruggere tutte le armi nucleari ancora presenti sul suo territorio o a trasferirne il controllo alla stessa Russia entro sette anni; nel dicembre 1993 il paese ratificò quindi il trattato di non-proliferazione nucleare.

Nel tentativo di favorire il disarmo, la ripresa economica e lo sviluppo delle istituzioni democratiche, gli USA triplicarono l'ammontare dei propri aiuti nel corso del 1994, anno in cui si svolsero le elezioni parlamentari per la sostituzione del precedente Soviet. Il partito di Nazarbayev si assicurò i due terzi dei seggi, ma l'anno successivo il presidente fu costretto a sciogliere il nuovo Parlamento dopo che una sentenza della Corte costituzionale aveva dichiarato illegale la consultazione elettorale. Lo stesso Nazarbayev si attribuì quindi poteri speciali che gli consentissero di legiferare per mezzo di decreti, al fine di proseguire nella politica di riforme economiche che, avviata nel 1991, diede discreti risultati e incoraggiò i paesi stranieri a effettuare consistenti investimenti. Le tensioni interetniche rimasero tuttavia forti, soprattutto a causa della scelta del Parlamento di non accordare alla lingua russa pari dignità rispetto a quella kazaka e al rifiuto di concedere alla popolazione russa la doppia cittadinanza. In politica estera il paese ha progressivamente intensificato i rapporti con le altre repubbliche dell'Asia centrale, con la Cina, l'Iran e la Turchia, partecipando nell'ottobre 1994 al secondo vertice dei sei stati del mondo turco-turanico.