Lampi di cultura

Iran, c, I Parti

Parti in Oriente

Nati ad oriente dell' ex impero achemenide, i Parti erosero il potere ai Seleucidi dapprima proprio nei loro territori orientali quali il regno dei Greco-Bactriani e la Choresmia. La prima capitale dei Parti era situata al margine del deserto di Karakum, a circa 18 km. dall'odierna città di Ashkabad, capitale del Turkmenistan. Qui gli scavi hanno rivelato due città, Nisa antica e Nisa nuova, la prima probabilmente sede del re Arsace I, colui che dette la denominazione alla dinastia (chiamata, nelle fonti orientali, appunto, Arsacide).
A Nisa antica i resti del palazzo fortificato dimostrano influenze ellenizzanti: fregi, metope e merli in terracotta evidenziano il carattere fondamentale dell'arte partica, ovvero l'incontro tra oriente e occidente in materia sia di motivi che di ispirazione religiosa. Motivi di faretre con arco e frecce s'intersecano a maschere di Ercole, testimonianti la tolleranza religiosa dei Parti. Foglie d'acanto all'occidentale sono poste accanto a merlature achemenidi.
Nelle pareti di una sala si aprivano parecchie nicchie contenenti frammenti di statue di grandezza superiore al normale, che hanno fatto pensare alla presenza di un culto dei sovrani arsacidi defunti.
A sud del palazzo è stata ritrovata una costruzione a cortile centrale, con quattro ivan, ambiente a volta chiuso da tre muri che tanta fortuna avrà in ambiente iranico anche nel periodo islamico: i Parti lo utilizzavano naturalmente quale elemento derivante dalla tenda, loro abitazione originaria in quanto popolazione d'origine nomade (la struttura nomade era prominente anche nel governo dei primi re Arsacidi). In realtà, tutta l'architettura partica resterà legata all'origine nomade della tribù.

Qui è stato scoperto un vero e proprio tesoro consistente in oggetti in ceramica, in vetro, in avorio. Se, dal punto di vista storico, i reperti più interessanti consistono negli ostraka, più di duemila, ritrovati in una cantina, che rappresentano documenti di registrazione tramite i quali sono stati identificati molti toponimi e nomi di persone, dal punto di vista artistico la testimonianza più eclatante è fornita dalla presenza di una quarantina di rython di avorio. Alcuni presentano decorazioni a protome di grifone, secondo l'analogo modello achemenide; altri hanno il bordo decorato da scene mitologiche greche; altri ancora, presentano maschere all'iraniana. Si incontrano qui le correnti artistiche greca, iranica e ellenistica, che sembrano fondersi in una nuova concezione. In parte ciò è dovuto all'eredità greco-bactriana, accolta e rielaborata dai Parti d'Oriente. Anche raccogliendo quest'eredità, i Parti si fecero ponte tra tradizione achemenide e sasanide.

Un ulteriore legame con il mondo sasanide è rappresentato da una serie di sigilli che chiudevano le porte in cui sono stati reperiti i tesori di Nisa: si tratta di elementi elaborati nel corso di due secoli, i cui motivi illustrano correnti achemenidi e ellenistiche che verranno riprese proprio nella glittica sasanide, soprattutto per quanto riguarda le scene di caccia e la trattazione degli elementi zoomorfi.
A Nisa nuova i resti di un edificio addossato ad un muro di cinta, e preceduto da un portico il cui colonnato era supportato da basi a toro e sormontato da capitelli a volute di tipo pre ionico orientale (peraltro presenti nelle tombe rupestre della Media) hanno fatto pensare ad un suo possibile utilizzo quale tempio ipogeo: le camere funerarie dovevano contenere loculi simili a quelli presenti nei mausolei di Palmira, e lì probabilmente si facevano seppellire i nobili Parti.

(Anna Vanzan)