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Lampi di cultura

Mongolia, Altan Khan

Il passo decisivo verso l'unificazione: Altan Khan  (1507-1582)

Fu l'ultimo grande leader di una Mongolia frazionata e debole. Colui che rendendosi conto fino in fondo della profondità delle divisioni interne ai vari clan seppe individuare una delle possibile soluzioni del problema e, in qualche modo, raggiungerla. Si può dunque attribuirgli il merito storico di avere condotto il paese oltre il tradizionale frazionamento tribale.  

Altan Khan fu nipote di Batu (cfr scheda), e con lui si compì l’ultimo grande tentativo di uno dei nipoti di Batu di portare avanti un disegno unitario per la Mongolia.  

Meglio organizzati e diretti i Mongoli moltiplicarono le offensive contro la Cina. Ad queste rispose una società cinese sorda e rigida, incapace di trovare al problema una soluzione politica. Si cercò di venire a capo della tensione crescente alle frontiere potenziando enormemente la costruzione della Grande Muraglia. È in questa fase che la Grande Muraglia diventerà quell'immenso serpente di pietra che ha sollecitato così profondamente la fantasia degli occidentali.

Nel 1550, le continue offensive dei mongoli e il diniego della corte Ming di trattare porteranno alla più spaventosa delle incursioni che nel 1550 condurrà i cavalieri mongoli quasi alle porte di Pechino.  

"… Infine nel 1571 giunse al potere un gruppo di funzionari più pragmatici e concilianti. Venne sottoscritto un accordo con il khan mongolo di cessazione degli attacchi alla frontiera: in cambio i cinesi avrebbero aperto luoghi per lo scambio di merci al confine tra Mongolia e Cina. La corte inoltre attribuì (a Altan Khan) il titolo di Shunyi Wang (Principe obbediente e giusto) e questi ricambiò il favore consegnando alla corte Ming un certo numero di disertori cinesi che collaboravano da qualche tempo coi mongoli. La Corte cinese provvide all'immediata esecuzione dei traditori… " (Morris Rossabi, Mongolia from Chinggis Khan to independence, in Mongolia – The Legacy of Chinggis Khan, Thames & Hudson, 1996)  

Sebbene Altan Khan avesse raggiunto il successo più grande mai sperato dalla morte di Kubilai Khan comprese che si trattava di un successo effimero. Senza una crescita della società mongola, senza una sua modernizzazione, prima o poi la Cina avrebbe comunque avuto il sopravvento. Dai rapporti che si stabiliscono in questi anni, da ciò che fece e dal come si mosse, gli storici hanno ricostruito che il disegno politico di Altan Khan fu quello di seguire esattamente le orme di Kubilai. In tal senso indicativo fu l'inserimento di elementi di burocrazia cinese nell’amministrazione dell’impero. E la costruzione di una grande città mongola nella Mongolia interna (Koke, oggi Guihuacheng, attuale Hohhot): "…suo obiettivo fu anzitutto quello di governare più che gestire continui attacchi contro le popolazioni sedentarie, e in secondo luogo incoraggiare la popolazione mongola a stabilirsi in alcuni centri…" (Morris Rossabi, op. cit.)

La città venne costruita all’inizio del regno, bruciò nel 1559 e venne infine ricostruita nel 1575. La sua difficile storia diede un nuovo impulso alla collaborazione tra artigiani e mongoli con la fioritura di un’arte fortemente ispirata alla cultura dei popoli delle steppe.
Tuttavia la conquista più importante di Altan Khan fu la raggiunta consapevolezza che non si poteva fare nascere una nazione mongola se non si ponevano le basi per un'unica grande cultura. A questo obiettivo unitario il tradizionale sciamanesimo opponeva una resistenza irriducibile.  Solo stabilendo un rapporto stretto con una grande religione unitaria, come poteva essere quella del vicino Tibet, si sarebbe potuto sperare di raggiungere - prima o poi - una solida unità nazionale.