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Lampi di cultura

Mongolia, Altan Khan e identità nazionale

Altan Khan: conquista di una identità nazionale

Al termine di un lungo processo di scontro fra le differenti tribù - segnato dalla notevole capacità politica e militare del leader Altan Khan (1507-1582) - si fece strada la convinzione che nessuna unificazione sarebbe stata mai stabile in Mongolia se non avesse potuto contare su una ideologia unificante e comune a tutti i mongoli. Né tale ricerca poteva avvenire in paesi diversi dal Tibet: vicino potente e importante, il Tibet aveva già segnato in modo importante l'epoca dell'ultimo grande leader mongolo - Kubilai Khan - attraverso la stretta collaborazione che si era stabilita tra questi e il santo monaco Phagspa.  

Seguendo quindi le orme del grande imperatore nel 1577 Altan Khan decise di rivolgersi al leader della setta riformata Sonam Gyatsho (1543-1588) invitato a un incontro nel grande monastero di Kokonor (Qingai). Fondata dal grande Tsongkhapa (1357-1419) la scuola di buddhismo tibetano riformato (detta comunemente Gelugpa, ovvero dei Berretti Gialli), era in quegli anni impegnata in una lotta senza quartiere per la conquista della supremazia culturale e politica. Suoi rivali erano le  sette non riformate (Berretti Rossi): le stesse della prima alleanza con Khubilai Khan (Sakyapa) o patrocinate dalla corte tibetana (Kagyupa).  

Altan chiese a Sonam Gyatsho la legittimazione religiosa del suo potere e offrì in cambio collaborazione anche militare. In quell'incontro decisivo "… Il lama tibetano proclamò Altan Khan reincarnazione di Kubilai Khan - affermazione di formidabile importanza   per tutte le popolazioni mongole - e il leader mongolo ricambiò il prete tibetano riconoscendogli il titolo di Dalai (Oceano) Lama, significante che la sua conoscenza era vasta come quella dell'Oceano, e successivamente riconoscendo uguale titolo a ogni leader lamaista suo successore." (Morris Rossabi, Mongolia from Chinggis Khan to independence, op. cit. 1996). 

Probabilmente mai mossa politica ebbe effetto più devastante e definitivo. La nobiltà mongola riconobbe la leadership di Altan e aderì in massa al Buddhismo tibetano nell'interpretazione della setta dei Berretti Gialli. Altan Khan poté promulgare (1577-78) i primi editti antisciamanesimo.

Davanti a successo di simili proporzioni i rivali di Altan non stettero, per così dire, a guardare.   Ma a loro volta cercarono in Tibet una legittimazione religiosa al loro antagonismo o alle loro ambizioni di comando. Qualche anno dopo anche il leader dei Mongoli Khalkha Tushit (Abadai Khan, 1554-1588) incontrò a sua volta il Dalai Lama e ne venne nominato Tushit (Pilastro) Khan.  

A manifestazione della propria fede e della sincera devozione con cui era avvenuta la sua conversione Tushit Khan diede inizio alla costruzione del primo monastero mongolo nei pressi della vecchia capitale Kharakhorum: Erdeni Zuu.  

La crescita delle potenza mongola con Altan Khan favorì dunque l'intervento della Mongolia nelle vicende del Tibet. Forte delle alleanze strette Altan Khan poteva ora disfarsi dei rivali e aggredire i cinesi.  

Tuttavia l'incontro di Kokonor con il leader Gelugpa Sonam Gyatso fu agli occhi di tutti i mongoli molto di più di una alleanza o di una conversione. Si realizzava infatti in questo modo la profezia di cui si era parlato ai tempi di Khubilai Khan (cfr schede Kubilai Khan). Dopo innumerevoli reincarnazione il leader religioso Phagspa si era nuovamente reincarnato nel Dalai Lama. A sua volta il Grande Cane di Marco Polo, Kubilai Khan, si era a sua volta reincarnato nella figura di Altan. Nessuna investitura politica in quel tempo poteva ambire ad analogo, devastante, potere di suggestione. La Mongolia, e i mongoli, erano ormai sulla strada da dare una veste ideologica irreversibile alla nuova convinzione unitaria e nazionale.