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Lampi di cultura

Arte delle Steppe, Origini

L’arte animalistica nelle steppe: origine

da Grigore Arbore Popescu - Chiara Silvi Antonini - Karl Baipakov (a cura di),  L’UOMO D’ORO. LA CULTURA DELLE STEPPE DEL KAZAKHSTAN DALL’ETÀ DEL BRONZO ALLE GRANDI MIGRAZIONI, Milano, Electa, 1998

Elemento comune ai popoli delle steppe – oltre alle tombe, i cosiddetti kurgani – è l’arte figurativa. Si è tentato di determinarne le origini cercandone gli antecedenti nelle contigue culture sedentarie. Su questo problema esistono tre teorie: la prima sostiene che la cultura scitica si era formata nelle steppe pontiche sviluppandosi da un sostrato locale risalente a popolazioni dell’età del bronzo dedite alla pastorizia e all’allevamento; la seconda ritiene portatrici di una simile cultura le popolazioni del Ponto, provenienti in realtà da oriente e con tratti iranici; la terza ne contesta l’origine unica e propone di individuarne diversi focolai sul territorio euroasiatico. Tutte e tre le ipotesi si fondano naturalmente su precisi dati archeologici, ma la difficoltà di sbrogliare la matassa risiede nel fatto che le cronologie dei vari monumenti esplorati non sono sicure e pertanto risulta difficile stabilire delle priorità. Inoltre, nel passato, quando si parlava di popoli nomadi si immaginavano migrazioni bibliche da una regione all’altra, mentre oggi si tende a ridimensionare il fenomeno, ipotizzando transumanze, o episodi migratori che avevano interessato un numero comunque ristretto di persone, un’élite di giovani cavalieri-guerrieri che potevano spostarsi ed eventualmente entrare al servizio di formazioni statuali stabili.

L’origine dell’arte animalistica dunque è stata ricercata nel Vicino Oriente in particolare in Iran, dove era fiorita l’arte del Luristan, ma anche, all’estremo opposto, nella Cina del periodo Shang (XVII-XI secolo a.C.) e Zhou (XI-VIII secolo a.C.). Sembra opportuno, a questo punto, precisare i concetti di “arte animalistica” e di “stile animalistico”. Per arte animalistica infatti si intende una produzione in cui predomini la rappresentazione animale su quella antropomorfa o geometrica. È inutile ricordare che l’animale è un elemento essenziale per la vita umana, dal momento che può essere utilizzato come cibo, per il carriaggio (buoi, cammelli), per gli spostamenti. La domesticazione di alcune specie risale addirittura al VII millennio (Bökonyi 1994), e pare che il cavallo fosse stato addomesticato, in Kazakhstan, a partire dal IV-III millennio; solo molto tempo dopo però fu utilizzato come cavalcatura veloce, divenendo il veicolo delle conquiste territoriali del cavaliere delle steppe. La presenza nell’arte figurativa dell’animale, selvaggio o addomesticato, non necessita dunque di particolari giustificazioni. Così nella cultura di Karasuk, immediatamente successiva a quella di Andronovo, asce, pugnali e coltelli già recavano a volte decorazioni ottenute con raffigurazioni di animali e, a Mynsunkur (XII secolo a.C.) due cavallini stanti decorano la parte interna di un orecchino d’oro.