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Iran, Ahura Mazda

Ahura Mazda

Ahura Mazda , Il Saggio Signore , è il creatore, anzi, il padre e la madre della creazione, della religione di Zoroastro (Zaratustra), che di questo dio rivelò le leggi, in primis l'imperativo di amare la verità e odiare la menzogna. Zoroastro difatti riformò una religione che porta il suo nome - zoroastrismo - riformando antiche credenze che appartenevano alle popolazioni ariane e di cui il dio Ahura Mazda era protagonista.  

Ahura Mazda è la divinità principale di questa religione - che da lui prende anche il nome di mazdaismo - ma non è l'unico dio: i persiani adoravano anche le forze della natura: Mitrha, il sole, Atar, il fuoco, Mah, la luna, Vayu, il vento, Zam, la terra, Apam Napat, l'acqua, in una tendenza politeistica naturale di stile indiano antico.
È vero che i primi Achemenidi (559-330 a. C.), che adotteranno lo Zoroastrismo come religione di stato, nominano solo Ahura Mazda, dio supremo, creatore dell'universo, e, soprattutto, garante del potere dei re dei re achemenidi. Ma nell'ultimo secolo in cui la dinastia è al potere, compaiono nel suo panteon anche Mitrha e Anahita, la dea delle acque, della fecondità e della procreazione.
Zoroastro stesso, inoltre, pur propugnando Ahura Mazda come dio unico, gli contrapporrà Ahriman, principio del male: ma alcuni storici di questa religione obiettano che si tratta solo di un dualismo apparente, in quanto la lotta tra i due principi del bene e del male è in realtà solo la lotta tra il pensiero e l'intelligenza, destinata a concludersi con la vittoria del bene.

Ad ogni modo, il continuo richiamo dei sovrani achemenidi al fatto che essi regnano per grazia di Ahura Mazda, il grande dio, creatore di ogni cosa, benefattore di tutti gli esseri viventi, guida suprema degli atti del sovrano fa sì che il dio conferisca unità religioso-politica al mondo persiano. Anche se l'impero achemenide non può esser definito religioso in senso stretto, i sovrani achemenidi si rivolgono in continuazione a Ahura Mazda, sottolineando, nelle iscrizioni rupestri disseminate per il vasto regno, di aver avuto il trono da lui:

"Parla il re Dario: Per volere di Ahura Mazda io sono il re; e ancora: Questo, che io ho fatto, è stato fatto da me in un solo anno, con il volere di Ahura Mazda, Ahura Mazda mi dette aiuto […] Ahura Mazda mi fece re di questa terra, mi scelse come unico uomo di questa terra e mi fece re. [dall'iscrizione di Behistun, Iran occidentale]."

In quest'iscrizione, Ahura Mazda viene invocato ben settantadue volte; inoltre, sopra questa iscrizione, che così come in tante altre, compare l'effige di Ahura Mazdah, così com'era raffigurata nell'iconologia ufficiale achemenide (alcuni studiosi contestano comunque questa attribuzione, proponendo che l'immagini raffiguri un messaggero di Ahura Mazda). Si tratta di un disco solare alato da cui spesso (ma non sempre) spunta il busto di uomo barbuto e coronato, di probabile ispirazione assira. Ahura Mazda ha in mano una corona che in alcune raffigurazioni rupestre egli consegna al sovrano di turno, investendolo del regno. In una di queste scene d'investitura, risalenti al periodo sasanide, Ahura Mazda appare per intero, a cavallo, mente affida la corona a Ardashir I (Naqsh-e Rostam, Iran meridionale,  III secolo d.C.).

(Anna Vanzan)