Lampi di cultura

Mongolia, l'arte di Zanabazar

Il mondo artistico e spirituale di Zanabazar scultore

 La figura artistica del grande Zanabazar è, come sempre in casi di questa importanza, frutto sia della grandezza di una persona che della leggenda presto costruitaglisi intorno. Non vi è alcun dubbio comunque, pur all'interno di un quadro che ha frequenti intromissioni fantasiose e leggendarie, che Zanabazar sia stato uno dei più grandi artisti che l'Asia abbia mai avuto. Una grandezza che precedette la sua importanza come uomo politico.  

La cultura figurativa e artistica di Zanabazar è frutto della concezione del tempo, e dello stretto rapporto che si viene a creare tra i lama, le visioni frutto della loro meditazione e le immagini sacre. Al tempo stesso nell'ambito dell'alleanza che si venne a creare tra Tibet e Mongolia Zanabazar era stato riconosciuto come incarnazione del grande monaco non-riformato Taranatha (1573-1634). E dunque sia dal punto di vista personale che da quello politico Zanabazar avvertì sicuramente il compito di essere all’altezza di Taranatha, a sua volta grande innovatore dei sadhana, ovvero visualizzazioni di immagini frutto della meditazione.  

Così come Taranatha aveva profondamente rinnovato l'universo iconografico della cultura tibetana così Zanabazar arricchì profondamente quello della Mongolia, dove esisteva il problema di un corredo iconografico attempato.  

In tal senso Zanabazar produsse una straordinaria quantità di oggetti, segnati da una dolcezza e morbidezza di espressione che ne hanno fatto uno dei più grandi artisti dell’umanità.   

Nella sua arte confluì potentemente l’anuttara-yoga, in cui il rapporto sessuale con la propria partner giocava un ruolo di estrema importanza nel raggiungimento dell’illuminazione. A dire il vero il fondatore della setta gelugpa (Tsongkhapa) l’aveva in realtà tollerato ma bandito dalla pratica, indicando il celibato come via per i propri adepti. Zanabazar fu comunque di diverso avviso e pare che nelle splendide figure femminili oggi raccolte principalmente al Fine Arts Museum di Ulaan Baator si debba e possa ravvisare il ritratto della splendida moglie adolescente con cui portava avanti pratiche yoga.  

Racconta una delle numerose leggende legate alla figura di Zanabazar che i khan mongoli fossero molto perplessi davanti a questo "Buddha vivente" che sembrava pregare assai poco e nutrire un totale interesse esclusivamente per il corpo della bella moglie. Radunatisi davanti alla ger di Zanabazar per protestare lui le ordinò di uscire. Comparve così davanti ai generali mongoli una figura di bellezza superba, che sarebbe stato difficile dire uomo o donna, dal sorriso così calmo e dolce che a tutti parve la personificazione stessa del Buddha. E così le proteste rientrarono…

Meno fantasioso  e comunque certo è che il grande Phagspa, cui tutti - anche Zanabazar - si ispirarono e le cui gesta erano così ben note, era stato al tempo del Khubilai Khan grande sponsor della scultura in bronzo nepali Newari il cui maestro più importante, Anige, era stato portato a Pechino e messo alla guida di un importante laboratorio. Gli anni di Zanabazar coincisero con un’imponente opera di ricostruzione della nazione tibetano per riparare i danni provocati dalla guerra e questa ebbe in Taranatha un grande protagonista.

Fin dall’inizio del 1600 in tutto il Tibet vennero fatti dipingere grandi cicli di affreschi in stile nepalese e indiano, pitture che sicuramente Zanabazar vide e fece sue dal punto di vista estetico. Questi dipinti dovevano essere eccezionalmente raffinati nel monastero di Puntsagling: oggi, purtroppo, sono andati quasi completamente distrutti durante le violenze delle Guardie Rosse nella Rivoluzione Culturale.

Ancora sulla via di ritorno dal Tibet Zanabazar si fermò a lungo al Kumbum (Xi’ae) nello stesso monastero del grande Tsongkhapa che era stato risistemato nel 1592. Qui, nella hall di Manjusri, vide delle importanti statue di stucco tra cui cinque buddha trascendenti e due bodhistavva femminili, Sarasvati e Vasudara. Queste statue erano di rara eleganza e bellezza. Dopo quella visita sappiamo che nel laboratorio di Zanabazar gli artisti di Kumbum erano tenuti in grandissima considerazione e che alcuni di loro lasciarono il monastero di Kumbum e seguirono in Mongolia Zanabazar.

Dunque sia l'abate di cui era reincarnazione (Taranatha), che lo stile artistico da lui importato in Tibet, che quello protetto dal grande precedente di Phagspa, indussero Zanabazar a studiare con attenzione la grande scultura Newari del Napal, garantendo così alla giovane nazione mongola e al suo Bogdo gegen (Buddha vivente) Zanabazar un legame stretto - diversamente impossibile - con la più grande tradizione artistica scultorea del momento.  

Lontano dalla decadenza cinese e dall'irrigidirsi drammatico e privo di ispirazione della grande arte giapponese di quel tempo.

Ma se queste furono i punti di riferimento culturali e le strategie politiche del laboratorio di Zanabazar é altresí vero che da sole non sarebbe state sufficienti a fare nascere una scultura di questa suadente dolcezza e bellezza. E' stato detto che come Michelangelo anche Zanabazar fu figlio del suo tempo e la sua epoca si trova riflessa in tutte le sue opere. Tuttavia nella grazia e nella maestria con qui questo disegno culturale venne portato a termine non vi fu nulla di storico o di determinato. Ma - solo e semplicemente - la grandezza irraggiungibile di un genio.